LA GENETICA

marzo 28, 2011

Di Stefano Bertolini

Risposta 4 di 22 alle questioni di Aldo Piombino  

Aldo Piombino ha posto 22 questioni in seguito alla pubblicazione del libro curato dal prof. Roberto de Mattei “Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi”. Queste 22 questioni sono state promosse entusiasticamente in internet fra i vari blog evoluzionisti come un’ottima sfida al creazionismo. Va considerata l’esperienza di Piombino che si è laureato in Scienze Geologiche, ma secondo la sua biografia “non ho fatto il geologo”.

 Le questioni vengono riprodotte per intero, corredate delle relative risposte.

 Un suo amico, il prof. Maciej Giertych (che Lei sostiene essere un genetista quando a me risulta essere un dendrologo), sostiene che la formazione di razze o di varietà, fenomeno molto ben studiato sulle specie domestiche, consiste in una riduzione della diversità del genoma. Guarda caso è la stessa preoccupazione dei biologi conservazionisti (che sono anche evoluzionisti!): temono proprio per questo le conseguenze dell’isolamento fra loro di varie popolazioni di una stessa specie. Ma se questo è un aspetto molto importante ce n’è un altro: l’isolamento (geografico, alimentare o di altro genere) non Le sembra il sistema migliore per la speciazione perchè delle variazioni genetiche si possano fissare meglio in una piccola popolazione che in una grande?

 Sicuramente l’isolamento favorisce la selezione naturale e successiva fissazione delle rimanenti informazioni genetiche, che sono ridotte rispetto alla popolazione parentale. Più è piccola la popolazione isolata, più va favorito la deriva genetica fino ad arrivare all’effetto fondatore con solo una coppia o un’animale gravida. A maggior ragione l’isolamento porta ad una perdita di informazione genetica e l’impoverimento del patrimonio genetico. Un esempio sarebbero le zanzare che sono rimaste isolate nel metrò di Londra. Dopo solo 100 anni le zanzare rimaste nei tunnel sotterranei riescono solo a stento ad incrociarsi con quelle della popolazione parentale rimasta in superficie. Cosi sono sull’orlo di essere una nuova specie, a tal punto che ora vengono addirittura classificate come specie diverse: Culex pipiens in superficcie, e Culex molestus sotto terra (K.Byrne, R.Nichols, Culex pipiens in London Underground tunnels: differentiation between surface and subterranean populations, Heredity (1999) 82, 7–15). La rapidità di speciazione spesso lascia gli evoluzionisti a bocca aperta per i loro preconcetti di milioni di anni. Ci sono innumerevoli esempi di speciazione in corsia di sorpasso che lasciano i biologi evoluzionisti sbalorditi ma che sono perfettamente congrue ad una speciazione recente come proposta dalla posizione creazionista.

 A proposito, lo sa che sono stati proprio i genetisti a dimostrare che nella nostra specie non si possono biologicamente separare delle razze distinte dal punto di vista genetico [non ndr] esistono le razze, con ciò dando un messaggio di uguaglianza fra gli uomini di cui la Chiesa dovrebbe appropriarsi?

 Finalmente gli evoluzionisti sono arrivati a quello che la Bibbia ha sempre dichiarato: siamo tutti fratelli, figli di una sola coppia di genitori. Dio “ha fatto d’un sangue tutta la generazione degli uomini, per abitare sopra tutta la faccia della terra,” Atti 17:26.

 Per un reportage sull’origine di queste “scoperte” da parte degli evoluzionisti possiamo fare riferimento al progetto Eva Mitocondriale (Newsweek Magazine, Gen 11, 1988, “La ricerca di Adamo ed Eva”): “Questa scoperta porta un profondo messaggio di fratellanza biologica”, Science Magazine, 1998: “Introducendo nuove procedure forensi, il DNA mitocondriale sembra mutare molto più velocemente delle aspettative, sollevando delle questioni preoccupanti rispetto alla datazione degli eventi evoluzionisti… Usando il nuovo orologio, Eva dovrebbe avere solo 6000 anni.” Accecata dalle proprie prevenzioni, la giornalista indossa i suoi occhiali tinte dal preconcetto di milioni di anni e scrive: “nessuno pensa che sia così…” Tale data è perfettamente in linea con quella proposta dai creazionisti.


SI PUO’ SEMPRE DIMOSTRARE CIO’ CHE E’ VERO?

febbraio 28, 2011

di Ferdinando Catalano

 

Quando parlo ad altri della mia fede in Dio mi capita talvolta di dover affrontare questa obiezione: se Dio esiste allora me lo dimostri !

L’atteggiamento gnostico di chi considera vero solo ciò che si può dimostrare con la forza della ragione e della logica mostra alcune profonde debolezze. Alcuni esempi :

  1. esistono nella scienza verità che sono tali ma non sono suscettibili di dimostrazione. Ad esempio il teorema di Goldbach << un numero pari può essere sempre ottenuto mediante la somma di due numeri primi>>. Benché questo assunto sia assolutamente vero non esiste la dimostrazione di una tale verità. Allora cosa concludiamo? Che una cosa vera in aritmetica non può essere dimostrata con gli assiomi con i quali è fondata l’aritmetica. Dobbiamo per questo buttare nel cestino tutta l’aritmetica?

  2. Il Teorema di incompletezza di Godel (1931)<<all’interno di un sistema di proposizioni logiche ne esisterà sempre almeno una che è indecidibile>> Questo significa che le grandi costruzioni del pensiero logico come la Geometria o l’Algebra sono sistemi incompleti. Dunque chi afferma << se Dio esiste dimostramelo con un sistema di affermazioni logiche >> dimostra di non conoscere (magari non per colpa sua) i limiti del pensiero matematico.

Un’evidente testimonianza di tali limiti si trova nella lettera di San Paolo a Tito (Tito 1:12-13) dove l’apostolo ricorda un’affermazione di Epimenide (VI sec. A.C)

Uno di essi , loro profeta disse << I cretesi sono sempre bugiardi…>>” E’ semplice dedurre che una tale affermazione non ci consente di decidere se i cretesi sono bugiardi o dicono la verità.

Nessuno però si sogna di dire che la matematica è da buttare perché contiene delle affermazioni indecidibili. Pretendere quindi il rigore logico nella dimostrazione dell’esistenza di Dio è inutile.

Ne è una chiara prova il saggio di Godel ” Prova matematica dell’esistenza di Dio ” cui ha fatto seguito il saggio contrario di John Allen Paulos ” La prova matematica dell’inesistenza di Dio ” . Quanto basta per convincersi che qualunque ragione si possa avere per credere o non credere in Dio, la logica non c’entra niente. Eppure nei secoli molti hanno sostenuto il contrario, elaborando tesi pro e contro senza rendersi conto di una verità che è sotto i nostri occhi :Le costruzioni logiche del pensiero hanno i loro limiti ed esserne consapevoli ci evita di assumere atteggiamenti di arroganza intellettuale.

Mi torna in mente un pensiero di Pascal ” C’è abbastanza luce per credere e abbastanza buio per non credere “



QUALCHE OBIEZIONE ALL’ EVOLUZIONISMO………spiegata a mia nipote Luna (2° parte)

febbraio 17, 2011
  QUALCHE OBIEZIONE ALL’EVOLUZIONISMOspiegata a mia nipote Luna  
 di Fernando De Angelis
 

 

6. GLI “ALBERI EVOLUTIVI”

Gli “alberi evolutivi” sono anche detti “alberi genealogici” e “alberi filogenetici”, perché servono per individuare i progenitori delle attuali specie. Hanno la forma ad albero perché fanno vedere come, a partire da UNA “specie progenitrice” rappresentata dal tronco, si siano poi diversificate NUMEROSE specie rappresentate dai rami, per arrivare infine alle ATTUALI specie rappresentate dalle foglie: le foglie (specie attuali) sono così riunite in basso da quei “progenitori comuni” rappresentati dai rami e da quel “progenitore unico” rappresentato dal tronco. È un modo efficace per far vedere l’evoluzione, insomma, utilizzando sia le specie tuttora esistenti che i reperti fossili. Questi “alberi evolutivi” sono però sistematicamente truccati e danno solo l’illusione di vedere i “progenitori comuni”: se vengono presentati solo FALSI “alberi evolutivi”, viene allora il sospetto che i progenitori comuni non sono stati ancora trovati e ciò fa sospettare che non siano mai esistiti.

Uno dei trucchi usati è quello presente in fondo a p. C63 (fig. 27), dove si mostrano due specie con qualche carattere in comune, cioè la giraffa e l’okapia, le quali hanno progenitori che fra loro si assomigliano ancora di più, fino ad arrivare a quel lontano “nonno” che è stato “l’antenato comune”. Permettetemi di esemplificare la situazione con una storiella, nella quale l’okapia va dalla più famosa giraffa a dirle: «Ho scoperto che, nonostante non sembri, siamo veramente imparentati attraverso un “antenato comune”, dal quale derivano i nostri “progenitori”». La giraffa, dall’alto della sua nobiltà, si incuriosisce e si preoccupa, chiedendo: «Quali sarebbero questi “progenitori” e questo “antenato comune”?». L’okapia risponde: «Non ho ancora trovato né il nome né la fotografia, ma mi sembra evidente che ci siano». La giraffa, girando prima le zampe anteriori e poi il collo, saluta dicendo: «Quando avrai trovato qualcosa di concreto portamelo, ma per il momento devo scappare altrove». Nella figura di pagina C63, infatti, il progenitore originario è chiamato “antenato comune” e gli altri sono messi lì senza nome.

Un altro trucco, pur’esso visibile nella fig. 27 di p. C63, è quello di usare i disegni in modo ambiguo. Dopo aver messo più sopra le foto di giraffe ed okapie, nell’albero genealogico c’è il disegno delle medesime e così si crea l’associazione che ad un disegno corrisponda una realtà. Anche i disegni dei progenitori sono fatti con lo stesso stile e così si ha l’impressione che anche a quei disegni corrisponda una realtà… invece a quei disegni non corrisponde nessuna specie vivente e nessun fossile, ma sono solo frutto dell’immaginazione.

L’uso di falsi alberi genealogici è sistematico e chi non ha “visto” in qualche disegno i nostri supposti progenitori scimmieschi sempre più “umani”? Nel testo stesso ci sono altri esempi e ora ne vedremo qualcuno rapidamente. Nella fig. 20 di p. C15 viene ricostruito “l’albero filogenetico” del gatto attraverso un “felino ancestrale” SENZA NOME che sarebbe esistito 10 milioni di anni fa e che avrebbe prodotto “rami laterali” di “felini ancestrali” pure essi SENZA NOME, i quali avrebbero poi dato origine al gatto domestico: tutto sul piano della libera fantasia, insomma.

Nella fig. 3 di p. C25 ci sarebbe «l’albero evolutivo che sintetizza le attuali CONOSCENZE» ma che invece è «l’albero evolutivo che sintetizza le attuali SPERANZE»; perché fra i supposti “antenati ancestrali”, che costituiscono il tronco dell’albero, e le punte estreme, non c’è assolutamente niente, né un nome e nemmeno un disegno!

Nella fig. 36 a p. C41 c’è una TRUCCO GRAFICO molto usato e che proviamo a descrivere un po’, ma non è facile. In basso ci sono raffigurati scorpioni, acari e ragni, rappresentati da tre rametti che convergono in un ramo che va verso l’alto e che raggruppa i tre ordini nella classe degli aracnidi, alla quale vengono affiancate le altre classi rappresentate da insetti, crostacei e miriapodi. Le quattro classi vengono poi collegate in un “ramo” più elevato rappresentato dal tipo artropodi, al quale si affiancano altri tipi (poriferi, molluschi, cordati, ecc.) che sono infine riuniti nel regno animale, che sarebbe il tronco dal quale si dipartono i vari rami, in un albero che in questo caso è messo con i rami in giù. La figura è concettualmente corretta, ma si vuol dare l’impressione (rafforzata dai commenti del contesto) che la figura faccia vedere i progenitori dei ragni, mentre se si risale con attenzione l’albero, si incontrano solo nomi generici (aracnidi, artropodi, animali) e di progenitori non c’è traccia. Nella figura a p. C48, infine, c’è una grafica di tipo diverso (assomigliante più alla ramificazione di un percorso stradale che ad un albero) ma il succo è sempre lo stesso, perché fra i «primi pluricellulari», posti come tronco di base, e le estremità (artropodi, vertebrati) non c’è niente di definito, ma solo libere supposizioni.

7. L’EVOLUZIONE “A SALTI”

Il testo dedica un paragrafo (pp. C62-C63) per fare il punto della situazione attuale, introducendo così la moderna teoria degli “equilibri punteggiati”, formulata da Gould e Eldredge, con la quale si cerca di spiegare come mai non si trovano quegli “anelli di congiunzione” supposti da Darwin. La nuova teoria si chiama anche evoluzione “a salti” perché, invece di ipotizzare dei cambiamenti lenti e costanti come ha fatto Darwin, suppone dei cambiamenti significativi in tempi molto brevi, ai quali seguirebbero poi dei lunghi periodi nei quali la specie rimane pressoché invariata. Insomma, per farne un’illustrazione, secondo Darwin l’evoluzione avanzerebbe come una formica, mentre per Gould sarebbe una specie di cavalletta che salta proprio nell’attimo nel quale non la stiamo guardando. Gould rivaluta molto il “catastrofista” Cuvier, di solito poco apprezzato dagli evoluzionisti (vedi C52-C53) e, pur dichiarandosi evoluzionista, ne ha messo in crisi l’impianto geologico: anche la sua nuova teoria ha però il solito vecchio difetto, perché anche “l’evoluzione a salti” resta un’ipotesi che nessuno ha mai visto.

8. NON FAR PARLARE L’ACCUSA

Se in un processo si mettono tutti d’accordo per non far parlare l’accusa è evidente che l’imputato verrà assolto. Anche riguardo a Darwin viene data la parola sola alla difesa, con la scusa che gli oppositori sono creazionisti che dicono solo scemenze. Fui convinto 40 anni fa che, sul piano dei fatti osservati, era più credibile la Bibbia che Darwin. Allora erano pochissimi a pensarla così e non trovai nemmeno un libro che prendesse una chiara posizione contro il darwinismo. Oggi i libri in commercio che si oppongono alle idee di Darwin si contano a decine, ma ce ne sono tre particolarmente rilevanti, perché scritti da tre scienziati italiani che sono internazionalmente stimati: Giuseppe Sermonti (che nel 1980 ha pubblicato “Dopo Darwin” e poi, fra l’altro, “Dimenticare Darwin”, Il Cerchio, 2006), Antonino Zichichi (“Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”, Saggiatore, 1999) e Massimo Piattelli Palmarini (che, con Jerry Fodor, ha appena pubblicato “Gli errori di Darwin”, Feltrinelli, 2010). Di grande rilevanza, in Italia, è stato un convegno promosso da un’Istituzione pubblica prestigiosa, cioè dalla Vice-Presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche, convegno incentrato proprio su un esame critico del darwinismo: il libro che ne raccoglie gli Atti è a cura di Roberto de Mattei (Vice-Presidente del CNR) e si intitola “Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi”, Cantagalli, 2009. Questi quattro scienziati di rilievo non interpretano la Bibbia alla lettera e non possono essere certamente definiti “creazionisti”: anche i loro quattro libri contengono solo scemenze? Gli scienziati che rifiutano il confronto e la critica si comportano da scienziati o assomigliano proprio a quei religiosi intolleranti che vogliono combattere?

Un libro che presenta solo la difesa di Darwin, qual è il testo scolastico esaminato, costringendo gli oppositori ad usare espedienti vari per far arrivare la critica, fa vergogna ad una scuola che dovrebbe essere “palestra di idee” e non indottrinamento.

9. BIBBIA E/O DARWIN? UNA QUESTIONE DI FEDE

C’è chi è convinto che Darwin abbia ragione, chi ha più fiducia nella Bibbia, chi cerca di mescolare il pensiero di Darwin con quello della Bibbia e chi la vede in qualche altro modo. Trattandosi di questioni che non solo la scienza non ha risolto, ma che sono al di là del suo campo di indagine, ognuno dovrebbe sentirsi libero nelle proprie valutazioni e decisioni. La scuola dovrebbe trattare l’argomento mostrando le diverse prospettive, non è invece onesto presentare una tesi criticabile (qual è il darwinismo) come se fosse “verità scientifica non rifiutabile”.


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