Non c’è alcun anello mancante: dunque Darwin aveva torto

dicembre 30, 2011

di Francesco Lamendola



Che il Re sia nudo, che sia in mutande, son ormai in molti a sospettarlo e perfino a sussurrarlo; nessuno, però, o quasi nessuno, osa ancora proclamarlo ad alta voce.
Perché?
Ma per la più prosaica e banale delle ragioni: perché tutti gli scienziati accademici vivono sulla favola del bel vestito nuovo del Re: le loro amate cattedre universitarie, le case editrici e le riviste che accolgono e pubblicano i loro lavori, gli istituti di ricerca, pubblici e privati, che li finanziano e li promuovono socialmente: tutto dipende dal perpetuarsi della favola del vestito nuovo, perciò nessuno si decide a proclamare quello che, ormai, circola come un sussurro sempre più insistente, sempre più imbarazzante: Darwin aveva torto, completamente, irreparabilmente torto: torto marcio su tutta la linea, senza scampo e senza scusanti.
Non solo non sono mai stati trovati i famosi “anelli mancanti” sui quali poggiava tutta la sua teoria evoluzionista; non solo la scoperta della struttura del Dna ha mostrato l’assoluta improbabilità delle mutazioni casuali come fattore trainante dell’evoluzione stessa; ma appare sempre più chiaro che quegli anelli mancanti, sempre promessi e sempre rimandati, non salteranno mai fuori, per il semplice fatto che l’evoluzione mediante la selezione naturale non è mai esistita.
Per quale ragione, ad esempio, le piante senza fiori si sarebbero trasformate in piane con fiori; in che cosa mai sarebbe consistito il “vantaggio”, per la natura, visto che gli insetti impollinatori non esistevano ancora, ma apparvero, appunto, dopo la comparsa delle piante con fiori?
Il darwinismo sostiene che la natura conserva e stabilizza quei mutamenti genetici – casuali, si badi – che favoriscono la sopravvivenza di una specie e che la avvantaggiano rispetto alle altre; ma perché mai essa dovrebbe prendersi il disturbo di inventare qualcosa che non esiste, qualcosa di estremamente complicato, di cui potrebbe fare tranquillamente a meno?
E come mai la natura conserva e consolida le mutazioni di segno positivo, utili, cioè, alla sopravvivenza di quella determinata specie, dal momento che le mutazioni sono, quasi sempre, di segno negativo o neutro, essendo il frutto di autentici errori di riproduzione del Dna?
Ancora: dove sono le forme intermedie dalle Gimnosperme alle Angiosperme; dalle piante con riproduzione asessuata, a quelle con riproduzione sessuata?
Come è apparsa, come è nata la prima Angiosperma, visto che ancora non esistevano gli insetti per trasportare il polline? Chi o che cosa ha trasferito il polline dall’antera maschile allo stigma femminile, fecondando così la pianta?
E perché le Gimnosperme esistono ancora e sono vive e prosperano in ogni parte del mondo, a dispetto della loro supposta “arcaicità” e, dunque, della loro altrettanto ipotetica, insufficiente competitività rispetto alle Angiosperme?
Forse per la stessa ragione per cui, nel mondo animale, squali e coccodrilli prosperano inalterati da trecento milioni di anni, incuranti della teoria evoluzionista e scandalosamente indifferenti alla “legge” formulata da Charles Darwin?
Infine: ci sarebbe stato davvero il tempo materiale per il passaggio dalle Gimnosperme alle Angiosperme, visto che, secondo gli evoluzionisti, la transizione da una specie ad un’altra è un fenomeno graduale e lentissimo, quasi impercettibile; talmente impercettibile che – a dispetto del buon senso, secondo il quale dovrebbe accadere il contrario – non si trovano affatto queste benedette forme di transizione?
Scrive il giornalista Will Hart nel suo saggio «Darwin in soffitta. La futile ricerca dell’anello mancante» (in: J. Douglas Kenyon, «La storia proibita», Macro Edizioni, 2008, pp. 17-27; titolo originale: «Forbidden History», Bear & Company, 2005):

«… il darwinismo sta cominciando a manifestare […] segni di esaurimento e fatica. E a suonare il rintocco funebre non sono solo i creazionisti. Lo stesso Darwin era ben consapevole dei punti deboli della sua teoria. Definì l’origine delle pianti capaci di fioritura”un abominevole mistero”. Ed è un mistero che resta tuttora insoluto.
Nel corso di più di cento anni gli scienziati hanno cercato assiduamente le tracce fossili del cosiddetto “anello mancante” tra le forme vegetali primitive prive di fioritura,  senza riuscire a trovarle. Nel frattempo sono invece emerse  tutta una serie di contraddizioni problematiche. Darwin aveva anticipato il problema in cui saremmo incorsi  in assenza di fossili di transizione (duplicazioni di origine chimica di creature viventi).E all’epoca aveva annotato: “Si tratta della più concreta obiezione che può essere mossa a questa teoria”.
Darwin non aveva però potuto prevdre che si sarebbero via via manifestate molte altre crepe, capaci di minacciare le fondamenta stesse della sua ipotesi. Perché? Perché all’epoca di Darwin la biochimica si trovava in una fase a dir poco embrionale,. Difficilmente Darwin avrebbe mai potuto immaginare  che nel giro di un secolo dalla pubblicazione della sua “Origine delle specie”, l’umanità sarebbe giunta alla scoperta della struttura del DNA.
Per uno dei tanti capricci del destino, la prima bomba capace di provocare profondi squarci nelle trame  della teoria dell’evoluzione è stata sganciata  proprio da un biochimico. Nel suo “Darwin Black Box: The  Biochemical Challenge to Evolution”, Miachael Behe, professore, ha puntato l’indice su alcuni strain risultati dei testi di laboratorio. E in particolare si è concentrato su cinque fenomeni:  la coagulazione del sangue, le ciglia, il sistema  immunitario umano, il sistema di trasporto di materiale nelle cellule e la sintesi dei nucleotidi, arrivando  così a una sconvolgente conclusione:  si tratta di sistemi di tale IRRIDUCIBILE COMPLESSITÀ che non è possibile ipotizzare un percorso graduale darwiniano  che, passo dopo passo, abbia portato alla loro creazione. […]
Il darwinismo è l’unica teoria scientifica insegnata universalmente  che non abbia mai superato i rigorosi standard della scienza. Nonostante ciò, i darwinisti affermano che il darwinismo non possa più essere considerato una teoria, ma  piuttosto una realtà scientifica irrefutabile.  Il problema non è la scelta tra creazione biblica ed evoluzione. In realtà la faccenda si riduce a un singolo interrogativo:  la teoria di Darwin trova conferma in prove scientifiche valide?
Darwin sapeva che l’unico modo di verificare i presupposti fondamentali  della sua teoria consisteva nella ricerca di tracce fossili. E questa ricerca è proseguita senza soste fino a oggi […].
Grazie ai sedimenti depositati sui fondali marini  e lacustri delle più antiche ere,  possiamo disporre di una vasta biblioteca geologica.  E in tale biblioteca possiamo scovare piante caratteristiche  prive di fioritura e risalenti a trecento milioni  di ani fa e piante con fiori di cento milioni di anni fa, tuttora viventi, ma NESSUNA forma vegetale che ci mostri il processo GRADUALE di MUTAZIONE  che dovrebbe invece essere presente nel caso esistessero davvero specie intermedie capaci di collegare le due categorie.
Oggi non esiste  nessuna specie vivente di questo genere,  né ne sono mai stati trovati reperti fossili.  Era questa la croce di Darwin. […]
Tra i darwinisti i veri credenti si sono a lungo interrogati  circa la mancanza di fossili transizionali.  In definitiva il loro ragionamento suona così: Devono per forza essere laggiù, nascosti da qualche parte. Perché? Perché la teoria di Darwin lo richiede! E così la ricerca va avanti.  Non sappiamo però quanto tempo ancora e quante altre spedizioni e anni di ricerca ci vorranno prima che arrivino finalmente ad ammettere che potrebbe anche esserci un valido motivo per giustificare l’ASSENZA di tali fossili.
I critici controbattono che il motivo della mancanza di forme transizionali  è del tutto semplice: la teoria di Darwin non trova conferma nei più rigorosi criteri scientifici giacché contiene errori fatali.  I suoi principi fondamentali non giungono infatti a prevedere quello che si è dimostrato essere il risultato di più di un centinaio di anni di ricerche: anelli mancanti e non specie transazionali.
Lo stesso Darwin si aspettava critiche del genere nel caso  non fosse stato rinvenuto alcun fossile in rappresentanza  di quell’elemento indispensabile.
I genetisti sono da tempo consapevoli che la stragrande  maggioranza delle mutazioni è neutrale o negativa. In altri termini, le mutazioni ne rappresentano di soliti degli errori, e sono u segno dell’incapacità del Dna di replicare accuratamente le informazioni. Sembrerebbe proprio che questo non sia un meccanismo fondamentale  molto affidabile, e deve esserlo, giacché la selezione naturale ovviamente non rappresenta una forza dinamica capace di produrre quel genere di cambiamenti che gli evoluzionisti attribuiscono alla teoria. […]
La selezione naturale non avrebbe imposto mai a una gimnosperma, per esempio una felce, di mutare improvvisamente e dotarsi di una nuova struttura che avrebbe richiesto gran parte  gran parte delle’’energia della pianta stessa senza avere peraltro  alcuno scopo. Per dirla altrimenti, le piante prive di fiori non possono gradualmente aver sviluppato le parti fiorifere un po’ alla volta nel corso di dieci milioni di anni fino ad avere degli organi sessuali perfettamente sviluppati e funzionali. Ciò sarebbe infatti contrario alla stessa legge di selezione naturale  di Darwin, ovvero la sopravvivenza  della specie meglio adattata. […]
Il vecchio paradigma sta incominciando a lasciare spazio a nuove teorie e modelli, come quelli del disegno intelligente e dell’intervento extraterrestre. […]
Restiamo in attesa di una nuova teoria, più completa, capace di spiegare i che modo  la vita ebbe inizio, mutò e continuò a evolversi; nel frattempo dobbiamo constatare che, per dirla  con le parole di Richard Milton, “Darwin è ormai pronto per finire in soffitta”.»

Che dire?
Per tentar di frenare il crollo imminente della teoria evoluzionista e per puntellarla in qualche modo, taluni scienziati, come il biologo Stephen Jay Gould, per spiegare la mancanza di forme di transizione hanno varato la sub-teoria degli “equilibri punteggiati”: se la montagna, cioè i resti fossili degli “anelli mancanti”, non va a Maometto, allora Maometto va alla montagna; l’importante è preservare l’impianto generale dell’evoluzionismo.
Si tratta del tipico tentativo di aggiustamento di un paradigma vacillante, un po’ come la teoria degli epicicli e dei deferenti, elaborata dagli astronomi tolemaici e rimasta in vigore fino al Rinascimento, tentava di conciliare l’impianto generale del cosmo aristotelico, cioè il geocentrismo, con l’imbarazzante fenomeno del moto retrogrado apparente dei pianeti.
Ogni volta che un paradigma scientifico si avvia al tramonto, vi è una fase di passaggio, nella quale alcuni esponenti del vecchio sapere si industriano per elaborare teorie di compromesso, che permettano di integrare i nuovi dati e le nuove acquisizioni scientifiche con la concezione generale precedente, che, per la sua vetustà, nessuno osa mettere apertamente in dubbio; perché ciò accada, bisogna che i tempi siano maturi e che qualche studioso estraneo al vecchio paradigma, e perciò privo di sentimenti reverenziali verso di esso (o, magari, di interessi materiali da difendere), prenda d’assalto la cittadella ormai indifendibile, provocando il crollo delle ultime resistenze.
È il destino di tutti i paradigmi culturali: lo è anche nell’ambito del pensiero politico. Chi non ricorda gli innumerevoli tentativi di aggiustamento del paradigma marxista, da Kautsky e Bernstein, fino a Gramsci, a Dubcek, alla “primavera di Praga” e all’eurocomunismo di Berlinguer e Carrillo, per non parlare della “perestrojka” di Gorbaciov? Eppure, quelli che allora sembrarono dei coraggiosi tentativi di aggiornamento e di riforma di un sistema ritenuto, nel suo complesso, pur sempre giusto e valido, appaiono oggi poco più che delle semplici curiosità storiche, anzi, antiquarie.
Siamo convinti che un destino analogo attenda sia l’evoluzionismo darwiniano che la psicanalisi freudiana; siamo convinti, cioè, che sorgeranno ben presto delle poderose teorie radicalmente alternative a quei due paradigmi, i quali, peraltro, si sono intrufolati abusivamente nell’ambito nelle verità scientifiche, visto che né l’uno, né l’altro hanno mai superato gli “esami” per venire promossi a uno statuto diverso da quello di semplici teorie.
Del resto, che gli evoluzionisti “ortodossi” siano ridotti ormai ala disperazione, lo prova la scelta dell’ultima trincea, nella quale hanno deciso di arroccarsi a difesa: se la nostra teoria è sbagliata, essi dicono, volete allora spalancare le porte all’oscurantismo religioso fondamentalista, ossia al creazionismo letteralista della Bibbia?
Il che è un modo tanto palese, quanto indebito, di spostare la discussione dal suo terreno naturale, quello della scienza, ad un terreno che le è del tutto estraneo, quello della polemica ideologica, per mezzo di qualcosa che è molto simile ad un ricatto.
Infatti, non tocca agli scienziati discutere se il creazionismo sia preferibile all’evoluzionismo; ad essi compete solo di pronunciarsi circa la solidità dei fondamenti scientifici dell’evoluzionismo. Se tali fondamenti risultano insufficienti, allora bisogna riconoscere che la teoria di Darwin si regge sul vuoto e che deve essere messa fra parentesi.
E non si dica che non bisogna gettare a mare ciò che si possiede, prima di aver trovato qualcosa d’altro con cui sostituirlo, perché questo non sarebbe un ragionamento scientifico, ma un sofisma ideologico.
In realtà, gli evoluzionisti sanno benissimo che l’alternativa vera non è fra creazionismo e darwinismo, ma fra quest’ultimo e qualche altra teoria scientifica, più capace di render ragione del fenomeno della complessità delle forme viventi e della mirabile armonia che le caratterizza: a cominciare da quel finalismo in cui fermamente credevano i “filosofi naturali” dell’antichità e del medioevo, ma che, da Galilei e Cartesio in poi, è stato sbrigativamente liquidato come non scientifico dai propugnatori della cosiddetta Nuova Scienza.

Tratto da www.ariannaeditrice.it


VERITA’ NON DIMOSTRABILI di F. Catalano

dicembre 28, 2011

Quando parlo ad altri della mia fede in Dio mi capita talvolta di dover affrontare questa obiezione: se Dio esiste allora me lo dimostri !

L’atteggiamento gnostico di chi considera vero solo ciò che si può dimostrare con la forza della ragione e della logica mostra alcune profonde debolezze. Alcuni esempi :

 

  1. esistono nella scienza verità che sono tali ma non sono suscettibili di dimostrazione. Ad esempio il teorema di Goldbach << un numero pari può essere sempre ottenuto mediante la somma di due numeri primi>>. Benché questo assunto sia assolutamente vero non esiste la dimostrazione di una tale verità. Allora cosa concludiamo? Che una cosa vera in aritmetica non può essere dimostrata con gli assiomi con i quali è fondata l’aritmetica. Dobbiamo per questo buttare nel cestino tutta l’aritmetica?

  2. Il Teorema di incompletezza di Godel (1931)<<all’interno di un sistema di proposizioni logiche ne esisterà sempre almeno una che è indecidibile>> Questo significa che le grandi costruzioni del pensiero logico come la Geometria o l’Algebra sono sistemi incompleti. Dunque chi afferma << se Dio esiste dimostramelo con un sistema di affermazioni logiche >> dimostra di non conoscere (magari non per colpa sua) i limiti del pensiero matematico.

Un’evidente testimonianza di tali limiti si trova nella lettera di San Paolo a Tito (Tito 1:12-13) dove l’apostolo ricorda un’affermazione di Epimenide (VI sec. A.C)

Uno di essi , loro profeta disse << I cretesi sono sempre bugiardi…>>” E’ semplice dedurre che una tale affermazione non ci consente di decidere se i cretesi sono bugiardi o dicono la verità.

Nessuno però si sogna di dire che la matematica è da buttare perché contiene delle affermazioni indecidibili. Pretendere quindi il rigore logico nella dimostrazione dell’esistenza di Dio è inutile.

Ne è una chiara prova il saggio di Godel ” Prova matematica dell’esistenza di Dio ” cui ha fatto seguito il saggio contrario di John Allen Paulos ” La prova matematica dell’inesistenza di Dio ” . Quanto basta per convincersi che qualunque ragione si possa avere per credere o non credere in Dio, la logica non c’entra niente. Eppure nei secoli molti hanno sostenuto il contrario, elaborando tesi pro e contro senza rendersi conto di una verità che è sotto i nostri occhi :Le costruzioni logiche del pensiero hanno i loro limiti ed esserne consapevoli ci evita di assumere atteggiamenti di arroganza intellettuale.

Mi torna in mente un pensiero di Pascal ” C’è abbastanza luce per credere e abbastanza buio per non credere “

Ferdinando Catalano


La mielina e la fibra nervosa

dicembre 20, 2011

La fibra nervosa chiamata assone, sia nel sistema nervoso centrale che in periferia è avvolta da una sostanza formata da una grande quantità di grassi e proteine chiamata mielina; la sua perdita provoca quella malattia grave del sistema nervoso chiamata sclerosi multipla che provoca paralisi progressiva.

La funzione della mielina è quella di isolare le fibre nervose le une dalle altre impedendo la dispersione dell’impulso nervoso ed è anche quella diaccelerare la velocità dell’impulso nervoso al massimo. Ma come si forma la mielina? Essa è presente nella membrana di speciali cellule chiamate cellule di Swann nel nervo periferico e oligodentrociti nel sistema nervoso centrale;esse contengono nella loro membrana citoplasmatica la mielina e avviene una cosa stupefacente ,esse incominciano ad avvolgersi colla loro membrana attorno alla fibra nervosa producendo numerosi giri attorno ad essa, circa 250, avvolgendosi attorno alla fibra come un manicotto, avviene come se ci fosse un elettricista invisibile che avvolge un nastro isolante varie volte attorno ad un filo elettrico e la funzione in fondo è la stessa: isolare il filo dagli altri fili. La cosa notevole è questa :da dove viene l’informazione a questa cellula di comportarsi in questo modo?

Non lo sappiamo, forse nel DNA, ma in quale parte del DNA? Forse nel citoplasma ma in quale parte nel citoplasma? Chissà, quello che è certo siamo di fronte ad un comportamento intelligente chiaramente progettato che mette in crisi la teoria darwinista del caso e della necessità.

Nunzio Nobile
medico-chirurgo


IL DILEMMA DELLA FORMA TRANSITORIA

dicembre 15, 2011

RETROCOPERTINA

L’idea della evoluzione, che i materialisti sin dai tempi della Antica Grecia hanno usato per spiegare l’origine della vita, ha fatto il suo ingresso nel mondo della scienza nel diciannovesimo secolo con il libro di Darwin Sull’Origine delle Specie.

Coloro che hanno sostenuto la filosofia materialista, la quale ha goduto di una enorme crescita durante il diciannovesimo secolo, hanno adottato la teoria dell’evoluzione come la risposta alla domanda su come è iniziata la vita, senza però esaminarne i fondamenti scientifici.  I fautori delle ideologie materialiste hanno imposto la teoria dell’evoluzione su interi sistemi pedagogici e sulla comune cultura per 150 anni, nonostante non avessero alcuna prova a sostegno di tale teoria, ed impiegando solo metodi propagandistici.

Dalla seconda metà del ventesimo secolo in poi, comunque, la posizione privilegiata di cui godeva nella comunità scientifica la teoria dell’evoluzione diventò sempre più problematica.

Rilevazioni ed esperimenti condotti in una considerevole quantità di discipline scientifiche, dalla paleontologia alla biologia, e dalla anatomia alla genetica, portarono a  risultanze che contraddicevano in pieno tale teoria.  A cospetto di tali nuove risultanze scientifiche, gli evoluzionisti furono costretti, assieme alla loro teoria, a mettersi sulla difensiva.

Una delle principali obiezioni alla teoria di Darwin sull’evoluzione concerne di fatto la documentazione sui fossili.  Le forme di vita transitorie, che gli evoluzionisti si aspettavano di trovare nella documentazione sui fossili – e che potevano essere prese come prova dell’evoluzione delle specie una dall’altra – non furono trovate.  I fossili comparvero inaspettatamente, e con tutte le loro particolari sembianze interamente presenti, e la documentazione sui fossili dimostra che nessuna specie è stata soggetta ad un processo di cambiamento graduale che abbia infine portato alla sua scomparsa.

L’assenza di forme di vita transitorie nella documentazione sui fossili è di per sé sufficiente a scardinare l’intera teoria dell’evoluzione.  Charles Darwin, il fondatore della teoria, d’altra parte ha ammesso questa verità!  Dopo aver fatto indagini sull’assenza delle forme di vita transitorie egli scrisse che “questa, è forse la più ovvia e più preoccupante obiezione che si può far valere contro la mia teoria.”

Ed oggi, perfino tra gli evoluzionisti, vi è una appassionata disputa su come interpretare la documentazione sui fossili.  I quali fossili, fondamento importante delle prove scientifiche riguardanti la storia della natura, chiaramente contraddicono la teoria dell’evoluzione, e dimostrano che la vita sulla Terra apparve all’improvviso, senza alcun preliminare processo evolutivo – in altri termini, che le forme di vita furono create.

 


INTRODUZIONE

 

 

L’idea della evoluzione, che i materialisti sin dai tempi della Antica Grecia hanno usato per spiegare l’origine della vita, ha fatto il suo ingresso nel mondo della scienza nel diciannovesimo secolo con il libro di Darwin Sull’Origine delle Specie.  Quelli che hanno sostenuto la filosofia materialista, la quale ha goduto di una enorme crescita durante il diciannovesimo secolo, hanno adottato la teoria dell’evoluzione come la risposta alla domanda su come è iniziata la vita, senza però esaminarne i fondamenti scientifici.

A parte il fatto di aver fatto illazioni basate solo su un certo numero di rilevazioni biologiche, il libro di Darwin non offrì alcuna prova scientifica della sua teoria, rimandando la prova di quanto asseriva ad un secondo momento.  In particolare, suggerì che i fossili che lui si aspettava avrebbero confermato la sua teoria si sarebbero alla fine scoperti.

La teoria dell’evoluzione, entusiasticamente accettata, malgrado la sua debolezza scientifica, da chi non voleva riconoscere l’evento della Creazione, dominò in breve tempo il mondo della scienza.  Dalle riviste scientifiche fino ai libri di testo scolastici, la teoria dell’evoluzione fu raffigurata come se fosse stata provata scientificamente, e come se fosse l’unica spiegazione valida dell’origine della vita.  Quegli scienziati che fecero notare gli errori e le illogicità insite nella teoria furono o messi a tacere con minacce alla loro carriera, oppure accusati di essere dogmatici o antiscientifici.  I fautori delle ideologie materialiste hanno imposto per 150 anni la teoria dell’evoluzione su interi sistemi pedagogici e sulla comune cultura, malgrado non avessero alcuna prova a sostegno di tale teoria, ed impiegando solo metodi propagandistici.

Dalla seconda metà del ventesimo secolo in poi, però, diventò sempre più problematica la posizione privilegiata goduta dalla teoria dell’evoluzione nella comunità scientifica.  Studi ed esperimenti condotti in una rilevante quantità di discipline scientifiche, dalla paleontologia alla biologia, e dalla anatomia alla genetica, portarono a risultanze che confutavano tale teoria.  Trovatisi a dover fronteggiare queste nuove risultanze scientifiche, gli evoluzionisti furono costretti, con la loro teoria, a porsi sulla difensiva.

Per l’inizio del ventunesimo secolo, la teoria dell’evoluzione era diventata il soggetto di estesi dibattiti in tutto il mondo.  Aveva perso in gran parte il prestigio di cui godeva in precedenza, ed in molti ambienti se ne aspettava il completo collasso a breve.

Le riviste scientifiche più rinomate al mondo, come Nature, New Scientist, Science and Scientific American cominciarono ad inserire spesso, nel contenuto dei loro articoli, dei seri dubbi sulla teoria dell’ evoluzione.

Ma cosa erano, allora, queste risultanze che avevano portato all’improvviso indebolimento della teoria dell’evoluzione?  Possono essere raggruppate in tre categorie di base:

1.  Sempre più spesso, i biologi si sono resi conto che gli organismi viventi consistono in strutture estremamente complesse.  È stato dimostrato che le proteine, il DNA e le cellule, sono tutte di una irriducibile complessità, e che non possono aver avuto origine per caso, come la teoria dell’ evoluzione ha invece sostenuto originalmente.  E questa impossibilità è stata anche dimostrata matematicamente.

2.  È ormai accettato da tutti che la selezione naturale e la mutazione, da tanto tempo proposte come i congegni dell’ evoluzione, non hanno il potere di far evolvere le specie viventi.  La selezione naturale può estromettere individui deboli o malati, ma non porta alcuna nuova informazione genetica agli organismi viventi, e la mutazione può solo danneggiare la già esistente informazione genetica.

3. Le forme di vita transitorie, che gli evoluzionisti si aspettavano di trovare nella documentazione sui fossili – e che potevano essere considerate come prova che le specie si fossero evolute una dall’altra – non sono state trovate.  I fossili comparvero d’un tratto, e con tutte le loro complete e particolari sembianze, e la documentazione sui fossili dimostra che nessuna specie si è evoluta grazie ad un processo di cambiamento graduale che abbia poi portato alla sua definitiva scomparsa.

Questo libro tratta il terzo di questi sviluppi scientifici che hanno sradicato la teoria dell’ evoluzione – la documentazione sui fossili.

E prima di andare oltre, è necessario che venga sottolineato il fatto che l’assenza di forme di vita transitorie nella documentazione sui fossili è già di per sé sufficiente a scardinare l’intera teoria dell’evoluzione.  Charles Darwin, il fondatore della teoria, ha d’altronde dovuto ammettere questa circostanza!  Dopo aver fatto indagini sull’assenza delle forme di vita transitorie egli scrisse che “questa, è forse la più ovvia e più grave obiezione che si può far valere contro la mia teoria.”  1

Ed oggi, proprio una delle principali obiezioni alla teoria dell’evoluzione di Darwin concerne la documentazione sui fossili.  Perfino tra gli evoluzionisti, vi è una intensa disputa su come interpretare tale documentazione.  Origine importante delle prove scientifiche riguardanti la storia della natura, i fossili confutano palesemente la teoria dell’evoluzione, e dimostrano che la vita sulla Terra apparve d’un tratto, senza alcun precedente processo evolutivo e cioè – in altre parole, che le forme di vita furono create.

 

tratto da: IL DILEMMA DELLA FORMA TRANSITORIA


Gli evoluzionisti non possono spiegare le scoperte archeologiche

dicembre 12, 2011

Da oggi inizierò a pubblicare parti di un libro molto interessanti, le valutazioni che vengono esposte sono importanti e da prendere in considerazione;

UNA MENZOGNA STORICA:

L’ETÀ DELLA PIETRA

Gli evoluzionisti non possono spiegare  le scoperte archeologiche

Se esaminate la storia dell’umanità proposta da un evoluzionista, noterete la raffigurazione dettagliata di come i presunti antenati primitivi dell’uomo vivessero alle loro vite quotidiane. Chiunque sia colpito dallo stile fiducioso e autorevole, ma non abbia molta conoscenza dell’argomento, potrà ben dare per scontato che queste “ricostruzioni artistiche” siano basate su prove scientifiche. Gli scienziati evoluzionisti arrivano a descrizioni dettagliate, come se si fossero trovati lì migliaia di anni fa e avessero avuto la possibilità di svolgere le loro osservazioni. Dicono che i nostri presunti antenati – che avevano imparato a stare su due zampe e non avevano altro da fare con le mani -  cominciarono a costruire strumenti di pietra e per un periodo molto lungo non usarono altri attrezzi che quelli fatti di pietra e legno. Soltanto in un periodo molto più tardo cominciarono ad usare il ferro, il rame e il bronzo. Eppure queste spiegazioni sono basate su errate interpretazioni di scoperte alla luce di pregiudizi evoluzionisti, invece che su prove scientifiche. Nel suo libro Archeologia: una brevissima introduzione, l’archeologo Paul Bahn dice che lo scenario dell’evoluzione dell’umanità non è che una favoletta, aggiungendo anche che molta della scienza si basa su tali favole. Egli sottolinea il fatto di usare la parola “favola” in un senso positivo, ma pure questo è esattamente ciò che esse sono. Invita quindi i suoi lettori a considerare gli attributi tradizionali della cosiddetta evoluzione umana: cucina e fuochi all’aperto, caverne oscure, riti, costruzione di strumenti, invecchiamento, battaglie e morte. Quante di queste congetture, egli si chiede, sono basate sulle ossa e sui resti reali e quante invece su criteri letterari?

Bahn è riluttante a rispondere apertamente alla domanda che pone: e cioè che la pretesa evoluzione dell’uomo è basata su criteri “letterari” piuttosto che su criteri scientifici.

In effetti, ci sono moltissime domande senza risposta e inconsistenze illogiche in queste ricostruzioni, che chi pensa secondo le linee del dogma evoluzionista non riesce a individuare. Gli evoluzionisti parlano di un’Età della Pietra, per esempio, ma non riescono a spiegare come gli attrezzi o i resti di quel periodo possano essere stati intagliati e modellati. Allo stesso modo, non possono spiegare assolutamente in che modo gli insetti alati abbiano cominciato a volare, nonostante essi sostengono che i dinosauri abbiano sviluppato le ali, e quindi cominciato a volare, provando a catturarli. Essi preferiscono sorvolare l’intera questione e fare in modo che anche gli altri facciano lo stesso. Però, modellare e intagliare la pietra non è un compito semplice. È impossibile produrre degli attrezzi perfettamente regolari e taglienti come rasoi, così come nei resti arrivati fino a noi, soltanto strofinando una pietra contro l’altra. È impossibile dare forma alle pietre dure come il granito, il basalto o la dolerite senza che queste vadano in pezzi, soltanto usando lime d’acciaio, torni e pialle. È altrettanto ovvio che i bracciali, gli orecchini e le collane che risalgono a decine di migliaia di anni fa non potrebbero essere stati costruiti usando solo strumenti di pietra. I piccolissimi fori in questi oggetti non avrebbero potuto essere fatti con le pietre. Le decorazioni su di essi non avrebbero potuto essere prodotte con lo sfregamento. La perfezione degli oggetti in questione dimostra che devono essere stati impiegati altri strumenti, fatti di metalli duri.

Molti archeologi e scienziati hanno effettuato dei test per vedere se questi manufatti antichi avrebbero potuto essere prodotti nelle condizioni che gli evoluzionisti immaginano. Per esempio il professor Klaus Schmidt ha effettuato uno di questi esperimenti sulle incisioni in blocchi in pietra di Göbekli Tepe in Turchia, che si ritiene risalgano a circa 11.000 anni fa. Egli ha fornito agli operai strumenti in pietra, del tipo che gli evoluzionisti sostengono venissero impiegati a quel tempo e ha chiesto loro di produrre simili incisioni su rocce simili. Dopo due ore di lavoro ininterrotto tutto ciò che gli operai erano riusciti a ottenere era una vaga linea.

Potete anche fare un esperimento simile a casa. Prendete un pezzo di pietra dura come il granito e provate a ricavarne una punta di lancia del tipo usato dalle persone che vivevano 100.000 anni fa. Ma non potete usare altro che quel pezzo di granito e una pietra. Ritenete di potervi riuscire? Potete produrre un pezzo con la punta stretta, la simmetria, la levigatezza e le rifiniture di quelli trovati negli strati storici? Andiamo oltre: prendete un pezzo di granito di un metro quadrato e su di esso provate a incidere l’immagine di un animale, infondendogli un senso di profondità. Che tipo di risultato pensate di riuscire a produrre incidendo quella pietra con un altro pezzo di pietra dura? Chiaramente, in assenza di strumenti fatti di acciaio e ferro, non potrete fare neanche una semplice punta di freccia meno che mai una suggestiva incisione sulla pietra.

Spaccare le pietre e incidere le pietre sono specifici campi di capacità. La tecnologia richiesta è essenziale per poter costruire lime, torni e altri strumenti. Questo dimostra che, al tempo in cui questi oggetti vennero fatti, la tecnologia “primitiva” era molto progredita. In altre parole le tesi degli evoluzionisti  che erano noti soltanto strumenti di semplice pietra, che non vi fosse alcuna tecnologia conosciuta sono solo leggende. Questa Età “della Sola Pietra” non è mai esistita.

Tuttavia, è perfettamente plausibile che qualunque strumento d’acciaio o ferro usato per tagliare e modellare le pietre non avrebbe potuto resistere fino al giorno d’oggi. In un ambiente naturalmente umido e acido qualunque tipo di strumento di metallo si ossida e infine si dissolve. Tutto ciò che resta sono i frammenti e le schegge della pietra lavorata che impiegano molto di più a scomparire. Ma esaminare questi frammenti e suggerire che le persone del tempo usavano soltanto la pietra non è un ragionamento scientifico.

Indubbiamente, una gran quantità di evoluzionisti ora ammette che i ritrovamenti archeologici non sostengono affatto il darwinismo. Richard Leakey, un archeologo e evoluzionista, ha confessato che è impossibile spiegare i ritrovamenti archeologici, specialmente gli strumenti in pietra, in termini di teoria dell’evoluzione:

“Infatti, la prova concreta dell’inadeguatezza dell’ipotesi darwiniana va trovata nei reperti archeologici. Se le proposte darwiniane fossero corrette, dovremo aspettarci di vedere la comparsa contemporanea dei reperti archeologici e fossili di prove del fatto che l’uomo è  bipede, della tecnologia e dell’aumentata dimensione del cervello. Ma non è così. Un unico aspetto dei reperti preistorici è sufficiente a mostrare che l’ipotesi è errata: i reperti degli strumenti in pietra”.


USA: ALTRO CASO DI DEGRADAZIONE PER UN SOSTENITORE DELL’ ID

dicembre 5, 2011

Difendere la libertà di pensiero è un dovere di tutti ed è per questo che riporto l’ennesima notizia per cui uno specialista di sistemi informatici del Jet Propulsion Laboratory della NASA in California, David Coppedge, e’ stato richiamato e poi degradato in quanto ha condiviso un DVD scientifico sul progetto intelligente. L’accusa fatta a Coppedge è quella di essere dirompente sul posto di lavoro in quanto avrebbe promosso la religione. La figura dello specialista è molto importante in quanto era a capo della squadra per la progettazione della sonda spaziale Cassini JPL; il tutto è avvenuto nel 2009, noi sappiamo di questo ennesimo oltraggio alla libertà di pensiero solo oggi in quanto si è aperta una causa nel tribunale della California.

Coppedge ha affermato che egli è stato illegalmente molestato, degradato e umiliato solo perché ha manifestato idee “sgradite”.

C’è da chiedersi se realmente gli Stati Uniti sono un paese libero, già leggendo i saggi di Gore Vidal si potrebbero avere molti dubbi ma come sempre non sono le parole a contare ma i fatti e anche in questo caso è dimostrato il pregiudizio sulla ricerca di una diversa possibilità sulle origini dell’uomo.

La realtà è una sola, la scienza non cerca più la VERITA’.  

Il fatto ancora peggiore è che il progetto intelligente non è una religione, ma un tentativo di dare una diversa spiegazione dei dati scientifici ufficiali.

Gli evoluzionisti ci dicono “l’unica interpretazione possibile è quella materialista, tutto il resto non è ammissibile”.

La scienza e la ragione non procedono in questa direzione, sono i fatti a stabilire quale interpretazione è la più valida e non una aprioristica decisione da parte di uomini offuscati dalla loro ideologia.


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