Chi è senza peccato scagli la prima pietra di Vincenzo Sofo

dicembre 30, 2010

Segnaliamo un intervento di Vincenzo Sofo e vi proponiamo alcuni libri molto interessanti:

Chi è senza peccato scagli la prima pietra

di Vincenzo Sofo – 28/12/2010

Fonte: iltalebano

http://ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=36531

 

Charles Darwin.Oltre le colonne d’Ercole

Tipo: Libro
Autore: Mihael Georgiev
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Gribaudi
Link Internet:
Numero pagine: 464

Disponibile da settembre

Prezzo: € 20,00

Durante il lungo viaggio con la nave Beagle, Charles Darwin fece osservazioni e raccolse reperti che sfidavano le conoscenze, il credo comune, l’ignoto e il futuro. La teoria che in seguito formulò ha avuto un impatto senza precedenti nella storia intellettuale dell’Occidente sulla scienza, la filosofia, la cultura e il senso comune.

Ma le grandi idee portano a reazioni e opposizioni altrettanto grandi. L’opera di Darwin è stata subito contestata e le controversie non sono mai cessate, per trasformarsi, negli ultimi decenni, in un dibattito acceso e globale. Duecento anni dopo la nascita del grande naturalista e 150 anni dopo la pubblicazione del suo capolavoro L’origine delle specie, questo saggio porta il lettore in un nuovo e affascinante viaggio, alla scoperta delle radici, la natura e la storia del dibattito sull’evoluzione. Una ricca raccolta di materiale, in gran parte inedito in lingua italiana, mette il lettore a contatto diretto con i protagonisti, le idee, le ricerche e le strategie delle diverse parti della controversia, in una prospettiva ampia, che comprende 3000 anni di storia della civiltà occidentale. Un viaggio intellettualmente stimolante che allo stesso tempo tocca le domande più profonde: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo.

Evoluzione Un trattato critico

Tipo: Libro
Autore: Reinhard Junker, Siegfried Scherer
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Gribaudi
Link Internet:
Numero pagine: 344

Certezza dei fatti e diversità delle interpretazioni

Prezzo: € 30,00

Ricerche sperimentali di biologia evolutiva hanno dimostrato che la capacità di cambiamento microevolutivo è una caratteristica fondamentale della vita. Si può allora ritenere che la macroevoluzione – cioè l’origine di strutture complesse e dei principali fondamenti costitutivi degli esseri viventi – sia ugualmente un dato di fatto empiricamente provato ?
Questo trattato analizza con sistematicità, obiettività e in modo comprensibile a tutti, l’intero ambito dei fenomeni microevolutivi, così come le obiezioni razionali che si possono muovere al concetto di macroevoluzione.

Si dimostra perciò ancora una volta che le risposte sull’origine e sulla storia della vita non sono possibili senza la scelta – consapevole o implicita – di particolari presupposti ideologici. Emerge allora la necessità di una chiara separazione tra i dati obiettivi, le interpretazioni teriche e le diverse scelte ideologiche operate per la valutazione delle teorie sulle origini proposte.

Sulla questione delle origini – direbbe Pascal – ognuno scommette sull’una o sull’altra ipotesi. Spesso però le carte in tavola sono truccate, perciò è necessario fare chiarezza e distinguere ciò che è scientificamente accertato da ciò che è solo ipotesi o congettura.
Tale è l’obiettivo di questo libro.

Confutare l’evoluzione

Tipo: Libro
Autore: Jonathan Sarfati
Lingua: Italiano
Casa Editrice: AISO
Link Internet: http://www.creation.com
Numero pagine: 128

Edizione italiana di Refuting Evolution, a cura di Andrea Ricci, Mihael Georgiev e Stefano Bertolini

Prezzo: € 10,00

Tutte le volte che durante i miei seminari sulla creazione mi è stato chiesto di raccomandare il miglior libro sul dibattito tra creazione ed evoluzione ho immediatamente indicato il libro Refuting Evolution di Jonathan Sarfati.. Con dispiacere ho dovuto aggiungere che purtroppo non era ancora disponibile in italiano. Ma ora, con immenso piacere, posso finalmente dire che il libro è stato tradotto.

Cosa fa di “Confutare l’evoluzione” il miglior libro introduttivo al dibattito tra creazione ed evoluzione? E’ conciso, semplice nella lettura, copre in modo professionale tutti gli argomenti principali in termini divulgativi e presenta con logica non opinabile il fatto che l’evoluzione non può spiegare adeguatamente l’esistenza della vita sulla terra.

Refuting Evolution è stato scritto in risposta diretta ad un libro pubblicato e promosso pesantemente nelle scuole americane dall’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti (NAS). Il libro della NAS è stato distribuito gratuitamente nelle scuole e in altre istituzioni educative con il proposito di assistere gli insegnati nel presentare l’evoluzione come fatto compiuto ai propri studenti, tanto da portarli a credere nell’evoluzione. Preoccupata da un crescente credo nella creazione nell’ambito dell’ambiente studentesco, la NAS ha fatto leva sulla sua reputazione e posizione nei circoli accademici cercando di annientare il credo nella creazione biblica.

Con un suo stile inimitabile, combinando una logica innegabile ad una capacità di comunicare le idee in modo chiaro e conciso, il Dottor Sarfati, uno scienziato altamente qualificato, ha prodotto un libro che controbatte e confuta in modo eccellente le migliori argomentazioni a favore dell’evoluzione. Allo stesso tempo egli ha scritto probabilmente il miglior singolo libro di divulgazione sulla creazione. Jonathan introduce il suo libro esponendo in modo professionale il fatto che il dibattito creazione.-evoluzione non sia relativo ad una controversia tra scienza e religione, ma sia piuttosto una controversia tra la visione scientifica di un credo religioso verso quella di un altro (ateismo/naturalismo verso teismo biblico). I nostri preconcetti sono quelli che alla fine definiscono come interpretiamo le evidenze relative alle nostre origini. I fatti certamente non parlano da soli, ma devono essere interpretati.

Nel resto del suo libro Jonathan rivela come la religione dell’evoluzione, costruita sopra la promessa infondata che tutto si sia creato da solo attraverso dei movimenti casuali e non guidati da atomi, è una spiegazione completamente inadeguata dell’evidenza che vediamo nella vita e nel mondo intorno a noi. Jonathan investiga le argomentazioni e dimostra che molti degli argomenti presentati nel libro della NAS sono forvianti ed antiquati, essendo fra l’altro stati scartati decine di anni fa dagli stessi scienziati evoluzionisti.

La nostra comprensione del dove veniamo dà colore alla nostra visione del mondo e dirige realmente la nostra vita. Le questioni in discussione sono troppo grandi per essere state lasciate al caso. La direzione delle nostre vite necessità di essere basata su delle scelte informate e non sulla propaganda dell’evoluzione con la sua cieca adesione alla religione del naturalismo, dove il piede divino non ha il permesso di entrare. Adesso più che mai abbiamo bisogno di scegliere con saggezza.

Quando raccomando “Confutare l’evoluzione” vedo una importante risorsa che può cambiare la nostra visione del mondo ed alla fine influenzare il nostro destino eterno.

Stefano Bertoini, B. Eng (Hons) C.Eng., M.I.E.T., Presidente Associazione Italiana Studi sulle origini, oratore e seminarista sulla creazione

Dimenticare Darwin

Tipo: Libro
Autore: Giuseppe Sermonti
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Il Cerchio Iniziative Culturali, Rimini
Link Internet: http://www.ilcerchio.it
Numero pagine: 144

Prezzo: € 16,00

Sermonti e Fondi sono stati i primi scienziati italiani a pubblicare (come co-autori) un’opera di vasta eco contro il darwinismo (Dopo Darwin, Rusconi, Milano, 1980). Sermonti, che è un genetista di fama internazionale, esamina i processi naturali con una premessa generale: tutte le leggi fisiche, o sono degenerative, o sono conservative; nessuna di esse assicura il passaggio dal semplice al complesso, dall’inferiore al migliore. La selezione naturale, proposta come creatrice della vita, non può che lasciarci allibiti come si tace di fronte alla follia. L’autore, con uno stile avvincente e che sa spaziare nei più vari campi della cultura, sottopone a severa critica il darwinismo, pur non aderendo ad un’interpretazione letterale della Genesi.

La scatola nera di Darwin

Tipo: Libro
Autore: Michael J. Behe
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Alfa & Omega
Link Internet:
Numero pagine: 373

La sfida biochimica all’evoluzione

Prezzo: € 21,90

Nel 1996, La scatola nera di Darwin aiutò a lanciare il movimento dell’Intelligent Design: la teoria secondo cui la natura esibisce prove di una progettualità che va al di là della casualità darwiniana. Ne scaturì un dibattito sull’evoluzione a livello nazionale, che continua ad intensificarsi. Tanto per i sostenitori della teoria, quanto per i suoi detrattori, La scatola nera di Darwin rappresenta il testo fondamentale dell’Intelligent Design, quello che illustra al meglio il ragionamento che deve essere affrontato per poter determinare se l’evoluzione darwiniana sia sufficiente a spiegare la vita come la conosciamo.
In una importante, nuova postfazione a questa edizione, Behe spiega che la complessità scoperta dai microbiologi è cresciuta in maniera notevole, negli anni trascorsi dalla prima pubblicazione di questo libro. Questa complessità rappresenta una continua sfida al darwinismo, e gli evoluzionisti non hanno avuto successo nei loro tentativi di spiegarla. La scatola nera di Darwin è, oggi, più importante che mai.

Dio esiste

Tipo: Libro
Autore: Antony Flew
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Alfa & Omega
Link Internet:
Numero pagine: 205

Il creato ed il suo significato non possono reggersi sul vuoto……..

Prezzo: € 17,90

Antony Flew nasce a Londra l’11 febbraio 1923 da un ministro metodista. Compie i suoi studi prima a Cambridge e poi a Bath, laureandosi al St John’s College di oxford. Insegna nelle università di oxford, Aberdeen, keele, reading a lla York University di toronto. Dopo aver speso gran parte della sua vita negando l’esistenza di Dio, nel 2004 cambia improvvisamente idea, rinnegando pubblicamente l’ateismo per avvicinarsi al deismo. Muore l’ 8 aprile 2010, all’età di 87 anni.

 

Tutti acquistabili tramite A.I.S.O. redazione@origine.info


SMENTIAMO L’EVOLZIONE

dicembre 28, 2010

di S. Bertolini con la collaborazione di G.De Meo

1. Prova sistematica: La sistematica, o scienza della classificazione, ci presenta il mondo vivente organizzato in gruppi (tipi, classi, ordini, famiglie, generi e specie), secondo un sistema gerarchico. Per esempio, le specie sono raggruppate in generi, i quali a loro volta, costituiscono una famiglia, e cosi via. Quindi tutte le specie sono inserite in un sistema di somiglianze e di differenze comprensibili solo se si ammette un rapporto di parentela.

La classificazione del mondo vivente lo dobbiamo al botanico, zoologo, medico e creazionista Carolus Linnaeus che lo ha pubblicato nel 1735 nel suo libro Systema Naturae (nome completo Systema Naturae per regna tria naturae, secundum classes, ordines, genera, species, cum characteribus, differentiis, synonymis, locis).

Segue poi il suo libro Philosophia Botanica nel 1751, contenente una visione completa del suo sistema tassonomico.

Il concetto di eredità è stato pubblicato appena nel 1866 da Gregor Mendel a seguito di esperimenti empirici su piante di piselli. La scienza della genetica moderna nasce nel 1900, ma il DNA a forma elica è stato proposto per la prima volta soltanto nel 1953 da James D. Watson e Francis Crick.

Chiaramente la classificazione linneana (130 anni prima della scoperta di eredità e 220 prima del DNA) considerava solo il fenotipo, cioè le caratteristiche esterne di un organismo perché del genotipo Linneus non ne sapeva bel niente.

Con le conoscenze genetiche odierne e l’abilità di mappare il genoma degli organismi si vede che in molti casi sembrano esserci più similitudini nel DNA fra animali con un fenotipo molto diverso, rispetto a quelli più simili.

Per esempio uno si aspetterebbe una parentela molto più stretta fra un cavallo ed una mucca (essendo quadrupedi erbivori), rispetto ad un pipistrello, però il DNA di un cavallo è più simile a quello di un pipistrello rispetto ad una mucca, e questo ci fa capire che l’apparenza esterna non è una buona guida di parentela.

Altre caratteristiche simili, sono altrettanto delle pessime guide di parentela come, ad esempio, la nostra emoglobina che è simile a quella di un lombrico.

Questo ci fa diventare cugini dei vermi?

Il nostro lisozoma è più simile a quello di un pollo rispetto ad un scimpanzé.

La classificazione linneana, alla luce delle scienza moderna (in particolare per quel che riguarda la genetica) sta riscontrando sempre più difficoltà e questo ha fatto nascere un nuovo sistema di classificazione che considera anche le scoperte della scienza moderna e che è in fase di perfezionamento. Si chiama baraminologia.

2. Prova dei fossili. La paleontologia, ovvero lo studio degli esseri antichi, cioè, in altri termini, lo studio dei resti fossili, rivela che pochi milioni di anni fa tutte le specie di piante e di animali oggi viventi non esistevano sulla Terra. C’erano, invece, numerose altre specie ora scomparse.

Che cosa provano i fossili? Le specie non sono affatto sparite. Se consideriamo i famosi fossili viventi dei veri e propri ossimori non solo come struttura grammaticale di termini contraddittori, ma come filosofia evoluzionistica contraddittoria.

Esistono innumerevoli esempi di specie di fossili che si ritenevano estinte da milioni o addirittura centinaia di milioni di anni, di cui, però, sono stati trovati esemplari non solo vivi e vegeti, ma essenzialmente invariati, cioè rimasti immutati nonostante siano trascorsi, a detta degli evoluzionisti, milioni di anni.

Per citare solo alcuni esempi: Limulo 450 milioni di anni (Ma); celacanto 350 Ma; gamberone 150 Ma; farfalla (Riodinidae) in ambra 65 Ma; pino Wolemi 65 Ma; e uno dei più recenti, il lemure Ida (Darwinius masillae) di 47 Ma.

Una più completa lista di fossili viventi, affermato come milioni di fossili, la si può trovare nell’Atlante della creazione di Harun Yahya.

L’idea che i fossili rappresentino l’evidenza dell’evoluzione, è semplicemente un preconcetto senza alcuna base. Se consideriamo poi, la totale mancanza di fossili di transizione, detti anche anelli mancanti, questi danno un colpo fatale all’ipotesi dell’evoluzione graduale dei piccolissimi passi attraverso milioni di anni.

Gould ed Eldredge, nel 1972, si sono inventati il principio dell’equilibrio punteggiato per cercare di spiegare questa totale assenza di forme di transizione.

Darwin stesso era molto preoccupato per la mancanza di forme di transizione. Aveva dichiarato che era solo una questione di tempo e poi sarebbero stati ritrovati.

“..p. 171: Perché, se le specie sono discendenti da altre specie attraverso graduazioni impercettibilmente sottili, non vediamo ovunque innumerevoli forme di transizione?… Invece quello che vediamo sono delle specie ben distinte…

p. 280: Allora, perché ogni formazione geologica non è piena di anelli intermedi? La geologia sicuramente non rivela alcuna tale catena organica finemente graduata; questa, forse, è la più ovvia e grave obiezione che si può sollevare contro la mia teoria.”

Charles Darwin, “Sulle origini delle specie”, 1859, London: John Murray, 1° ediz. pp. 171, 280

Sino ad oggi questi miliardi di forme di transizione, fra ogni specie sia nel mondo delle piante sia nel mondo degli animali, mancano ancora tutti. Tuttavia il venerato albero evolutivo, che è possibile trovare in ogni libro di testo scolastico, è stato anche recentemente abbattuto.

La copertina dell’edizione di gennaio 2009 della prestigiosa rivista scientifica New Scientist aveva come titolo “Darwin aveva torto, l’albero della vita viene abbattuto”. Nel relativo articolo viene citato Eric Bapteste, Biologo, dell’Università Pièrre & Marie Curie, Parigi “Non esiste alcuna evidenza che l’albero della vita sia una realtà”,  Lawnton, G., Uprooting Darwin’s tree, New Scientist  201 (2692): 34–39, 24 January 2009.

3. Prova del codice genetico. Le strutture e le funzioni degli organismi sono determinate dalle proteine di cui questi sono fatti. In tutti gli organismi viventi siano essi batteri, alghe, funghi, piante o animali, il codice genetico è esattamente lo stesso. E’ come se tutti gli abitanti del globo parlassero una stesse lingua codificata da un unico vocabolario. Il codice genetico, inoltre, è universale. L’esistenza di un codice universale dimostra che tutti gli organismi sono imparentati tra loro.

E’ vero che ogni essere vivente viene codificato dagli stessi mattoni genetici (le lettere C, T, G, A), ma questo significa per forza una parentela? Forse dimostra che un progettista usa gli stessi mattoni in un meccanismo che è efficace per tutti gli esseri viventi. Dopo tutto, devono coesistere nello stesso ambiente e nell’ecosistema di questo pianeta che si chiama terra.

Nonostante il fatto che ogni essere vivente condivida gli stessi mattoni genetici, il meccanismo in cui essi vengono espressi, è molto più complicato e fuori dalla portata della conoscenza della scienza.

Il presunto livello di complessità dell’organismo, non è per niente correlato al numero dei cromosomi, con forme “semplici” o “primitive” avendo più cromosomi dell’uomo. L’uomo ha 46 cromosomi, mentre un crisantemo ne può avere da 18 a 198.

Ecco, ad esempio, alcuni esempi: Cambarus clarkii (gambero di fiume) 200, cane 78, gallina 78, scimpanzé 48, Xenopus laevis (rana del Sud Africa) 36, Drosophila melanogaster (moscerino della frutta) 8, Myrmecia pilosula (formica) 2.

In questi ultimi anni, due importanti scoperte, relative al mondo della genetica, hanno ulteriormente indebolito il dogma evoluzionista.

Si è scoperto, infatti, che l’espressione del genotipo non è dovuto unicamente al suo DNA, ma anche all’esistenza di pseudogeni che influiscono moltissimo in questa espressione.

Gli evoluzionisti, precedentemente, consideravano questi pseudogeni come coppie di geni per la codifica delle proteine che erano stati disabilitati con la progressione dell’evoluzione, diventando inutili.

La seconda scoperta, decisamente a danno dell’evoluzione, e che il 98% del DNA considerato come DNA spazzatura (per ridondanza evolutiva) in realtà ha una funzione decisiva e fondamentale per l’organismo.

Più si approfondisce lo studio del DNA e del RNA (il meccanismo di lettura del DNA), più si intuisce l’incredibile complessità di questo straordinario meccanismo che può essere soltanto il frutto di un disegno intelligente.

4) Prova dell’anatomia comparata. E’ la scienza che studia e confronta tra loro le strutture degli animali. Essa ci insegna che nell’anatomia degli animali di uno stesso gruppo sistematico c’è sempre una ricca serie di corrispondenze strutturali.

Per esempio le zampe del cane hanno la medesima struttura di base delle nostre braccia e delle nostre gambe: vi sono presenti un femore, la rotula del ginocchio, la tibia con la fibula e infine le ossa del tarso con cinque dita.

L’omologia consiste nella teoria che rapporti evolutivi a grande scala possono essere provati da similitudini nell’anatomia e fisiologia di diversi animali. Dai tempi di Darwin l’omologia viene citato in libri di testo come uno dei più importanti e convincenti prove dell’evoluzione. Tuttavia, uno studio del materiale sull’argomento non da l’evidenza per l’evoluzione naturalista. Al contrario, molti esempi di omologia sono meglio spiegate dal punto di vista di un progetto intelligente. Inoltre, crescenti conoscenze delle fondamenti genetiche e molecolari della vita rivelano molti importanti eccezioni e contraddizioni alla teoria.

Come risultato l’omologia, come prova dell’evoluzione, si può considerare confutata. Gli evoluzionisti hanno cercato di spiegare i molti esempi che sono eccezioni, definendo quelli che sono simili per discendenza da un antenato comune, omologia, mentre quelli che sono simili solo per funzione, sono chiamate analoghe.

Gli arti anteriori dell’uomo, delle balene, degli uccelli e dei cavalli sarebbero omologhe, mentre le ali degli uccelli e degli insetti sarebbero analoghe.

Però la struttura dello scheletro dell’ala di un uccello sarebbe omologa a quella di un pipistrello, per discendenza da un antenato rettilio comune, ma sarebbero contemporaneamente analoghe per la modifica di funzione per il volo (piume per gli uccelli e membrana della pelle per il pipistrello).

Così quando una similitudine di disegno sostiene l’evoluzione diventa un’omologia e viene accettata come una prova dell’evoluzione, mentre quando non sostiene l’evoluzione le stesse similitudini diventano analoghe.

L’esistenza di strutture analoghe viene spiegato con un’evoluzione convergente attraverso un’evoluzione indipendente di strutture simili grazie a pressione ambientali simili.

Tuttavia, ancora una volta ci sono delle serie obiezioni alla proposta evoluzionista. L’embriologia ha dimostrato un importante problema per organi o strutture identiche o molto simili in differenti animali che non si sono sviluppate dalla stessa struttura o gruppo di cellule embrionali?

Non è insolito trovare strutture fondamentali come il tratto digestivo (tubo digerente) che si forma da tessuti embrionici differenti in diversi animali. Per esempio negli squali questo si forma dal tetto della cavità digestiva embrionica. Nelle rane si forma dal tetto ed il fondo, invece in uccelli e rettili dalla parte inferiore del disco embrionico o il blastoderma.

Anche il classico esempio del arte antriore vertebrato (a cui si riferisce Darwin e che viene citato in centinaia di libri di testo come prova dell’evoluzione) ora si è dimostrato errato come esempio di omologia. Questo perché lo sviluppo degli arti anteriori in parti del corpo differenti in specie differenti, ma con struttura simile, non può essere spiegata dall’evoluzione.

Gli arti anteriori di un tritone si sviluppano dai segmenti del torso da 2 a 5, in una lucertola da 6 a 9, e nell’uomo i segmenti si sviluppano da 13 a 18 (de Beer, S.G., Homology, An Unsolved Problem, Oxford University Press, London, p. 13, 1971).

Il Dr. Michael Denton ha concluso che questa prova dimostra che gli arti anteriori non si sono sviluppati omologamente.

Nuovamente la spiegazione più logica e coerente è quella di un progettista che nel suo disegno ha usato la stessa soluzione per diverse specie che devono tutte vivere nello stesso ambiente.

La ruota della biciclette, della moto e della macchina condividono lo stesso ottimo disegno che è considerato il più efficace. Perché reinventare la ruota?

5. Prova dell’embriologia. E’ la scienza che studia lo sviluppo dell’embrione. Gli studi embriologici mostrano che la formazione di molte strutture non avviene secondo una logica lineare, ma segue vie contorte, spiegabili solamente con tracce di antichi percorsi evolutivi. Per esempio le balene derivano da antenati provvisti di denti, ma esse sono prive di denti; oppure la presenza di fessure sui lati del collo dell’embrione umano: fessure simili compaiono nell’embrione dei pesci, ma poi diventano fessure branchiali.

E’ impressionante quanto il dogma ed i preconcetti dell’evoluzione rimangono fissati nonostante le scoperte della scienza. Questa fissazione che gli embrioni siano incredibilmente simili nei primi stadi dello sviluppo, anche fra specie diverse, lo dobbiamo a Ernst Haeckel che ha disegnato degli embrioni che sarebbero stati l’evidenza dell’evoluzione. Viene chiamata la teoria della ricapitolazione.

La realtà è che Haeckel ha falsificato questi disegni. Wilhelm His, professore di anatomia dell’Università di Leipzig, ha riconosciuto la frode già nel 1874.

Più recentemente Stephen J. Gould, rinomato evoluzionista, ha dichiarato che “La teoria della ricapitolazione è defunta”, Natural History, 89: 144, Aprile 1980.

Il più attivo oppositore alla truffa di Haeckel è stato M. Richardson: “Questo è uno dei peggiori casi di frode scientifica.”, The Times (London), p. 14, 11 Agosto 1997. Se per decenni gli embrioni di Haeckel e la teoria della ricapitolazione sono state scartate dagli scienziati evoluzionisti stessi come una grande bufala, perché questa teoria viene ancora presentata in ogni libro di testo scolastico?

Se facciamo riferimento alla risposta precedente, quella sulle strutture omologhe, vediamo che anche un accurato studio di embriologia, non sostiene l’affermazione dell’ipotesi evoluzionistica.

Semplicemente l’evoluzione non spiega adeguatamente quello che si vede nell’embriologia, nella biologia molecolare e in molti altri rami della scienza.

D’altra parte, visto il riferimento nella domanda all’evoluzione delle balene, il rinomato Pakicetus attocki come forma di transizione fra mamiferi terrestri e balene ormai anche lui devere essere messo da parte. La scoperta nel 2001 di un scheletro più completo di Pakicetus da parte del noto esperto sulle balene Thewisson ha concluso che Pakicetus era semplicemente un rodditore e per niente un animale aquatico (Nature 413(6853):277–281, 20 Settembre 2001.). Cosi la catena evolutiva per le balene si è spezzata perché rimane una favola infondata. Peccato che quasi tutti i siti internet a sostegno dell’evoluzione continuano a promuovere Pakicetus come indiscuttibile forma di transizione, basandosi sul primo scheletro parziale scoperto nel 1983. E’ ora di aggiornare le loro idee, siamo nel 2010!

6) Prova delle strutture vestigiali. Sono le strutture residuali del corpo. La ridotta peluria del nostro corpo è un esempio di struttura vestigiale: è tutto ciò che rimane della pelliccia dei nostri predecessori.

Nel 1890 la lista di organi vestigiali dell’uomo erano 180 organi considerati ridondanti perché non si conosceva la loro funzione. Sarebbero stati organi che nei nostri antenati animali avevano una funzione, ma che, con il passare del tempo, e l’evoluzione, hanno perso la loro funzione e anche le loro dimensioni si sono ridotte. Man mano che la conoscenza dell’anatomia e della fisiologia ha fatto dei progressi è stato anche scoperto che alcuni di questi organi vestigiali avevano ancora una funzione!

Nel 1999 è stato scoperto una funzione anche per l’ultimo organo considerato vestigiale, che si pensava privo di funzioni e del tutto inutile. Dal 1999, quindi, anche per la scienza non esistono più strutture vestigiali e quell’elenco di 180 organi si è ridotto a ZERO dato che tutti quegli organi hanno una loro ben definita funzione.

Per citare solo alcuni dei presunti organi vestigiali e le loro funzioni chiave ci sono l’appendice (parte del sistema immunitaria e critica sopratutto nei primi stadi di sviluppo dei bambini che è strategicamente collocata all’entrata dell’ileo), le tonsille (una simile funzione all’entrata alla faringe), la ghiandola pineale (secerne melatonina, un ormone che regola il ritmo circadiano ed ha altre funzione), il timo (parte del sistema immunitario legato alle cellule-T che vengano attaccate e neutralizzate dal HIV, diventando quasi sempre fatale).

Un’altro colpo mortale per l’evoluzione che in questo modo perde un’altra icona dell’evoluzione. Vediamo, così, che ogni parte, ogni organo del meraviglioso corpo umano ha una funzione ben precisa, testimonianza di un favoloso disegno intelligente!

7. Prova delle somiglianze del DNA. Una moderna tecnica biologica è quella di appaiare i filamenti di DNA prelevati da due specie diverse: tanto più simili sono i due DNA, tanto più simile risulta l’appaiamento. Questa tecnica, detta ibridazione del DNA, dimostra le somiglianze e le differenze biologiche esistenti tra gli organismi, e confermano l’esistenza dei loro rapporti di parentela.

La tecnica dell’ibridazione non è considerata come una tecnica valida dai microbiologhi molecolari perché solo una piccola sequenza del DNA viene divisa e comparata alla sequenza tratta da un’altro organismo.

E’ proprio con questa tecnica che è stata fatta la prima comparazione nel 1975 del DNA dell’uomo con quello della scimmia. Il risultato era di un schiacciante 97% di similitudine, provando così la nostra stretta parentela e confermando l’ipotesi evolutiva.

Usando una statistica corretta, considerando il numero di misure fatte, la similitudine si riduce al 96%. Sempre una prova schiacciante dell’evoluzione dell’uomo dalla scimmia?

Considerando la genetica, purtroppo non ci arriviamo neanche vicino. Il famoso genetista delle popolazioni J. B. S. Haldane ha calcolato la probabilità dell’evoluzione dell’uomo dalla scimmia in base ad una similitudine del DNA di 96%.

Concedendo 10 milioni di anni a disposizione per l’evoluzione (che non ci sono), ignorando che il 90% delle mutazioni sono fatali, presumendo che ogni mutazione fosse “guidata” nella stessa direzione (una dicotomia per l’evoluzione) e ignorando che le mutazioni non sono indipendenti, ha calcolato che sarebbero possibili solo lo 0,001% delle mutazioni necessarie (il 4% corrisponde a 240 milioni di mutazioni fra i 6 miliardi di geni nel genoma umano). Ha calcolato che servono in media 300 generazioni per fissare una mutazione in tutta la popolazione.

 

Cosi è nato il Dilemma di Haldane che considera l’evoluzione genetica dell’uomo dalla scimmia (o un antenato comune) come impossibile nonostante ci sia il 96% di similitudine.

Lo studio del genoma umano è stata completato nel 2001 e quello del scimpanzé solo nel 2005. Studi più recenti indicano che la differenza, fra DNA umano e quello dello scimpanzé, è ancora più estesa, e la similitudine si riduce ulteriormente, sino al 92%. Nature, 27 May 2004, pp. 382 – 388.

Studi precedenti prendevano in considerazione solo la sostituzione delle lettere genetiche, non le trasposizioni, delezioni, o duplicazioni di lettere. Così è venuto meno un’altro sostegno all’evoluzione.

Ma quello che viene completamente a mancare, secondo il concetto dell’evoluzione attraverso la mutazione, è il fatto che la genetica ha mostrato, in modo inconfutabile, che le nuove informazioni genetiche non vengono mai create.

(Su questo argomento, consultare il libro del noto genetista, Dr. J. C. Sanford, inventore tra l’altro del “gene gun”, Genetic Entropy & The Mystery of the Genome, FMS Publications, 3rd Ed., 2008, p. 27).

8) Prova delle somiglianze delle proteine. Alcune proteine sono talmente importanti da essere presenti in tutti gli organismi viventi. E’ il caso di una proteina chiamata citocromo c, che è essenziale per la respirazione cellulare. Il fatto curioso è che questa proteina presenta una struttura leggermente diversa nei vari gruppi di organismi. Cioè, alcuni tratti della catena non sono fatti degli stessi amminoacidi. Le somiglianze e le differenze del citocromo c di specie diverse riflettono i rapporti di parentela dedotti con i metodi più tradizionali, dell’anatomia comparata. Cioè, il citocromo di un moscerino è più simile a quello di una farfalla che a quello di un cavallo. Inoltre c’è maggiore somiglianza tra il citocromo del cavallo e della farfalla che tra questi e il citocromo di un girasole.

La proteina citocromo C e la sua espressione in ogni forma di vita viene spesso citato a sostegno dell’ipotesi evoluzionista. Il DNA viene considerato dagli evoluzionisti come un orologio molecolare che ci rivela la storia dell’evoluzione dai primi organismi all’uomo. In realtà l’orologio molecolare crea dei problemi per l’evoluzionista a causa delle anomalie.

Al contrario danno evidenza alla creazione progettata di specie distinte e non una evoluzione continua. Nel suo libro  Evolution: A Theory in Crisis, Dr. M. Denton ha comparato la sequenza di aminoacidi del citocromo C di un batterio (un procariota) con eucarioti molto diversi fra di loro come lievito, grano, colomba e cavallo che praticamente hanno tutti la stessa percentuale di differenza con il batterio (64 – 69%). Non esistono citocromi intermedi fra procarioti e eucarioti, come non c’è nessuna evidenza che gli animali “superiori”, come il cavallo, si siano diversificati di più rispetto agli organismi “inferiori” come il lievito.

Sorge lo stesso problema comparando il citocromo C dell’invertebrato baco da seta con vertebrati come la lampreda, la carpa, la tartaruga, la colomba e il cavallo. I vertebrati sono tutti similmente divergenti dal baco da seta (27 – 30%).

Fra la carpa, la rana, il toro, la tartaruga, la gallina, il coniglio e cavallo abbiamo una divergenza costante del 13 – 14%. Non esiste traccia di una serie di transizione che vada dal ciclostoma (vertebrato acquatico, molto simile ai pesci) al pesce, all’anfibio, al rettile, al mammifero o all’uccello.

Agli evoluzionisti, poi, si presenta un ulteriore problema quando cercano di spiegare come l’orologio molecolare possa procedere cosi costantemente in una proteina, in organismi così diversi fra di loro (con l’eccezione di alcune anomalie che amplificano ulteriormente i problemi).

Deve esserci stato un tasso di mutazione costante nel tempo, ma le evidenze genetiche indicano che c’è un tasso costante per generazione. Così il tasso dovrebbe essere molto più veloce per organismi come i batteri che hanno un ciclo vitale molto breve rispetto ad esempio ad un elefante. Perciò l’evidenza non sostiene la teoria che le sequenze di divergenza siano dovute a mutazioni che si sono accumulate con il passare del tempo, mentre la vita si evolveva.

Su questa terra ci sono molti organismi di vari tipi, anche molto diversi tra loro, che devono tutti vivere nello stesso ambiente gassoso. Questo comporta che, fra loro, avranno qualcosa di simile.

Per esempio, vivendo tutti in un ambiente ricco di ossigeno, non è per nulla sorprendente che ogni organismo vivente abbia il citocromo C, necessario per il processo di respirazione. Considerando questo, non è nemmeno sorprendente che i mammiferi possano avere molte similitudini fra di loro.

Quando andiamo su una qualsiasi strada vediamo che tutti i mezzi di trasporto utilizzano la ruota rotonda. Non vediamo dei mezzi con ruote quadrate o triangolari. Questo perché i progettisti ormai sanno che la ruota rotando funziona bene.

Per lo stesso motivo possiamo immaginare che un progettista intelligente abbia pensato i mammiferi con dei disegni simili, perché abitano in un  ambiente simile. Per questo, non è per niente sorprendente che il citocromo C dello scimpanzé sia simile a quello dell’uomo, essendo anche fisiologicamente simile.

9) Prova dell’ecologia. Il rapporto parassita/ospite è un caso molto speciale di rapporto organismo/ambiente. L’uomo, come tutte le altre specie, può ospitare molti batteri, protozoi o vermi parassiti. Alcuni sono esclusivi della specie umana, cioè non vivono in nessun altro animale, né in alcun altro ambiente. Tutti questi parassiti si sono evoluti da antenati a vita libera o parassiti di altri animali.

In caso contrario dovremmo supporre che l’umanità abbia ereditato tutti i suoi parassiti dal suo capostipite.

Non tutti i batteri sono da considerare come parassiti. Un esempio è quello dei batteri ospitati nello stomaco delle mucche e di altri ruminanti che sono fondamentali per scomporre la vegetazione e per la corretta digestione da parte dell’ospite. Dei batteri che si trovano nella gola e nella bocca dell’uomo in buona salute, producono tutta la vitamina B12 di cui necessitano coloro che sono vegetariani.

I problemi si presentano quando questi batteri si moltiplicano e, finendo fuori controllo, distruggendo il normale equilibrio della flora naturale.

Cosa possiamo dire degli altri rapporti di simbiosi fra specie diverse? Questi innumerevoli esempi di simbiosi, sono fondamentali per la corretta salute (come pesce ascia e il pesce barbiere, tartaruga marina e il pesce corallo, ecc), ed è difficile, per gli evoluzionisti, spiegare questi processi. Non è pensabile che questi organismi simbiotici, strettamente dipendenti uno sull’altro, sia siano evoluti contemporaneamente con lo stesso tasso di mutazione nel corso di milioni di anni. Mentre progrediva l’evoluzione, come sono sopravissuti?

 

Nuovamente l’unica spiegazione accettabile, e anche logica, è quella di un bellissimo progetto intelligente studiato nei minimi dettagli.

Le icone dell’evoluzione crollano uno dopo l’altra alla luce della scienza e a seguito di accurate indagini. L’ipotesi dell’evoluzione, quindi, rimane solo un dogma sostenuto unicamente da preconcetti.


SOSTIENI IL COMITATO ANTIEVOLUZIONISTA!

dicembre 22, 2010

 

ADERISCI GRATUITAMENTE AL COMITATO ANTIDARWIN

CLICCA QUI

 


BIOLOGI NEODARWINISTI

dicembre 22, 2010

di Fabrizio Fratus
In occasione di vari dibattiti, letture, incontri e quant’altro ho avuto modo di sentirmi dire che la maggioranza dei biologi “credono” nell’evoluzione della specie. Questa affermazione sarebbe a sostegno del fatto che la teoria di Dawin è valida. A mio parere non significa nulla. Come prima considerazione devo commentare che ovviamente uno studente in biologia ha ricevuto insegnamenti in cui si specifica l’importanza della teoria di Darwin nel campo della biologia e che, la stessa, è assolutamente un fatto scientifico; tale affermazione verrà assimilata dallo studente, futuro biologo, come l’unica verità possibile.
Il ragionamento è semplice, addirittura banale, proviamo a prendere un ateo e proponiamoli di considerare l’esistenza di Dio dal fatto che la maggioranza degli uomini crede in un essere trascendente e quindi l’esistenza di un dio è un fatto.

Lo stesso ragionamento si produce all’interno delle facoltà di biologia, i professori insegnano che il neodarwinismo è “verità”, un fatto assodato, è scienza, è inconfutabile, è empiricamente provato. Come il professore anche il prete insegna ai bambini e agli uomini l’esistenza del Signore, lo fa con la stessa sicurezza del professore di biologia. Lo studente in biologia svilupperà le sue interpretazioni unicamente con riferimento alla teoria di Darwin escludendo tutti i dati e le interpretazioni che la negano.
Ma i fatti?
Come per l’esistenza del Signore anche per la teoria di Darwin non vi sono certezze, entrambe le ipotesi sono atti di fede.
La religione ha un punto a suo favore: ammette che credere in Dio è un atto di fede. La teoria di Darwin, al contrario, si vuole imporre come certezza di fatti scientifici.
Ma l’evoluzione della specie non è “rivelabile” né in laboratorio né empiricamente.
Gli evoluzionisti negano la scienza in quanto, fatto assolutamente contrario alla logica, la loro teoria, predicata come certezza scientifica, non è né verificabile sperimentalmente, tanto meno è osservabile in natura; questo è un fatto.
Vi è un altro sostanziale motivo per cui oggi la maggioranza dei biologi è dichiaratamente evoluzionista, la loro carriera si è costruita sottomettendosi al credo evoluzionista; come potrebbero ora smentirsi? Come potrebbero negare ciò in cui hanno creduto per anni?
Pochi hanno la forza di guardare ai fatti “ovunque essi portino” come ha fatto A. Flew.
Inoltre, se lo facessero, sanno bene che incorrerebbero in conseguenze dannose per la carriera, se non, addirittura, nel licenziamento. Molti sono, oramai, gli scienziati allontanati dalle loro cattedre unicamente per aver ammesso la possibilità di un “progetto” all’origine della teoria di Darwin (concordismo); un caso è quello della professoressa Croker.
La professoressa ha avuto la malaugurata idea di ammettere pubblicamente che il “caso” non poteva essere alla “guida” dell’evoluzione della specie ma, vista la complessità degli organismi, riteneva più plausibile l’ipotesi di un disegno intelligente a guidare le possibili combinazioni da cui poi sono nate tutte le specie. Un altro caso è quello del professor W. Veitz, prima ateo poi convertitosi al creazionismo, venne licenziato in tronco. In Italia abbiamo avuto il caso Sermonti genetista famosissimo in tutto il mondo che in Italia è stato stroncato dai colleghi perché non evoluzionista.
Posso citare anche il caso del professor Giannetto, dichiarato evoluzionista, che solo per avere accettato di organizzare un contraddittorio all’Università di Bergamo ha ricevuto numerose e pressanti minacce di perdere la cattedra, arrivando pure a negare i contatti con me per l’organizzazione del contraddittorio.

Moltissimi biologi sono probabilmente in buona fede e credono davvero che la microevoluzione sia la strada che porta all’ipotesi della macroevoluzione. Ma la realtà è differente, noi sappiamo che la selezione naturale diminuisce l’informazione contenuta nelle specie, la parola selezione ha un significato ben preciso. Sappiamo che le mutazioni non sono una risposta plausibile per incrementare l’informazione perduta.
Vi sono molteplici studi che dimostrano l’inconsistenza del neodarwinsimo, ma per chi non fa scienza ma segue una fede ciò è irrilevante:

“Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni, nonostante essa non riesca a realizzare molte delle sue stravaganti promesse sulla salute e sulla vita, nonostante la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie prive di verifica, perché abbiamo un impegno aprioristico, un impegno materialista. Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obblighino ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali a creare un apparato d’investigazione ed una serie di concetti che generano spiegazioni materialistiche; non importa quanto contro intuitive, non importa quanto mistificanti per i non addetti ai lavori. Non solo, ma tale materialismo è assoluto, perché non possiamo aprire la porta al piede divino”.

Quanto riportato sopra è stato scritto da uno dei massimi esponenti evoluzionisti e dichiara apertamente che la teoria di Darwin non è scienza. La citazione è ripresa da “Billions and billions of demons”, The New York Review, 9 January 1997, p. 31 di Richard Lewontin prof. di genetica ad Havard ed amico personale del famoso prof. Gould.


Revisione dell’età di Hobbit, l’uomo di Flores

dicembre 15, 2010

Un vecchio commento di Mihael Georgiev

Nel 2003 in una cava dell’isola indonesiana di Flores fu scoperto il fossile di un nostro cugino-nano, chiamato Hobbit o “uomo di Flores”. In base alla datazione radiometrica del materiale circostante i reperti fossili furono datati come recenti, a 13 mila anni fa, e questo rendeva problematico l’inserimento dell’uomo di Flores nella storia evolutiva attualmente insegnata.

Nel numero di 18 marzo 2010 la rivista Nature pubblica la proposta di spingere indietro l’età della comparsa dei Hobbit di … quasi un milione di anni, in base all’analisi degli utensili e strumenti di pietra utilizzati da quei uomini (Rex Dalton, “Hobbit origins pushed back”, Nature, 2010;464:335 (18 marzo) .

 

Infatti, a seconda del metodo utilizzato per la datazione dei fossili (in quasi tutti i casi indiretto), si possono ottenere risultati diversi, anche se qui parliamo di comparsa e scomparsa di una forma umana, ed è legittimo aspettarsi età differenti per i due eventi.

Sta di fatto che ciò illustra bene due concetti: l’inaffidabilità delle datazioni e il fatto che, se utile alla tesi che si vuole sostenere, la presunta età degli utensili scavalca quella radiometrica. Senza pensare che proprio nelle isole del pacifico esistono ancora delle tribù che vivono ne “l’età della pietra”.

Charles Darwin.Oltre le colonne d’Ercole

Durante il lungo viaggio con la nave Beagle, Charles Darwin fece osservazioni e raccolse reperti che sfidavano le conoscenze, il credo comune, l’ignoto e il futuro. La teoria che in seguito formulò ha avuto un impatto senza precedenti nella storia intellettuale dell’Occidente sulla scienza, la filosofia, la cultura e il senso comune.

Ma le grandi idee portano a reazioni e opposizioni altrettanto grandi. L’opera di Darwin è stata subito contestata e le controversie non sono mai cessate, per trasformarsi, negli ultimi decenni, in un dibattito acceso e globale. Duecento anni dopo la nascita del grande naturalista e 150 anni dopo la pubblicazione del suo capolavoro L’origine delle specie, questo saggio porta il lettore in un nuovo e affascinante viaggio, alla scoperta delle radici, la natura e la storia del dibattito sull’evoluzione. Una ricca raccolta di materiale, in gran parte inedito in lingua italiana, mette il lettore a contatto diretto con i protagonisti, le idee, le ricerche e le strategie delle diverse parti della controversia, in una prospettiva ampia, che comprende 3000 anni di storia della civiltà occidentale. Un viaggio intellettualmente stimolante che allo stesso tempo tocca le domande più profonde: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo.

http://www.origini.info/libro.asp?id=108


ENTROPIA & VITA 2

dicembre 10, 2010

Di Pier Maria Boria

Il punto di vista clausiano

Ad uso di coloro che si reputano ignoranti (…ovvero pari grado di chi scrive) redigiamo alcune riflessioni di Termodinamica classica per chiarire su quali pilastri si basano certi nostri asserti, in particolare quelli contenuti nella

Teoria Termodinamica della Creazione (TTC) che ha sollevato più di una obiezione.

La presente esposizione parte ab ovo avvalendosi di modelli utili alla comprensione del punto di vista di Clausius che è il padre conclamato del concetto entropico in termini termodinamici.

Premesso che ci riferiremo sempre a trasformazioni irreversibili, assumiamo il dispositivo sperimentale illustrato nella Figura 1 consistente in un calorimetro perfettamente adiabatico (che chiameremo Calorimetro di Clausius) e due sostanze che interagiscono tra loro per realizzare la più semplice trasformazione termodinamica immaginabile1: il passaggio spontaneo di calore tra due corpi a diversa temperatura……

Leggi tutto il documento:  antidarwin.files.wordpress.com/2010/12/aiso-entropia-21.pdf


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 37 other followers