Roberto Verolini attacca A.I.S.O. e Harun Yahya

novembre 29, 2010

Leggendo le consistenti “fatiche” che hanno occupato Roberto Verolini in questi giorni, mi sono chiesto quali possano essere le sue motivazioni nell’attaccare così accanitamente A.I.S.O.; premetto che Roberto mi è molto simpatico, è una persona gentile ed educata. Con lui mi sono sempre trovato bene nelle occasioni in cui ci siamo incontrati, l’anno scorso a Milano quando l’ho conosciuto, e quest’anno durante il contraddittorio di Roma. Con Roberto abbiamo spesso sorriso in quest’ultima occasione e, certo, non me ne vorrà se in questo mio breve scritto gli dimostrerò un pochino di disapprovazione.

La prima domanda riguarda il perché si sia posto in modo così presuntuoso ed arrogante.

La mia risposta è, in mancanza di altre spiegazioni, che voglia entrare a far parte del circuito della “nomenclatura evoluzionista”, simpatici professori, studiosi e giornalisti che fanno riferimento al portale dell’evoluzione, PIKAIA. Questi hanno un grande potere e abbiamo potuto constatarlo in occasione dell’intervento sull’Università di Bergamo lo scorso anno; sono riusciti a sostenere che il Prof. Lonning, genetista del Max Planck Institute, non fosse competente riguardo all’evoluzionismo.

Lo scorso anno, in occasione del nostro incontro a Milano, raccontai la vicenda a Roberto, il quale rimase stupito ed incredulo dal mio racconto tanto che, il giorno seguente, fui costretto a portargli l’articolo di Libero nel quale si narrava la circostanza. La risposta di Roberto, allora ed anche lo scorso ottobre in occasione del convegno di Roma, fu che secondo lui quello non fosse il metodo corretto; gli evoluzionisti, infatti, avevano deciso di non partecipare ai dibattiti organizzati da chi non la pensava come loro. Cosa dire? Forse ha cambiato idea! Forse la sua intenzione è quella di accreditarsi in quel mondo, per ottenere maggiore spazio ed attenzione.

Caro Roberto non hai letto quello che dice di te Marco Ferrari? Per assicurarsi che tu e Aldo non facciate fare figuraccie agli amici di Darwin scrive che VOI non siete propriamente degli evoluzionisti (sai le figuraccie le fa R. Dawkins  davanti alle telecamere, pensa, nella sua logica, cosa avreste potuto combinare voi!). Caro Roberto, sai bene che la mia logica, come quella antievoluzionista e del presidente di A.I.S.O. non è quella dello scherno ma quella del dialogo; il percorso, come ci siamo confidati a Roma, non è solamente difficile e tortuoso ma purtroppo anche soggetto a giochi “politici”. Mi rincresce apprendere la tua volontà di far parte di quel mondo, un mondo che osteggia la vera ricerca ed il contraddittorio; un mondo dogmaticamente chiuso, arrogante e presuntuoso che si regge sulle amicizie altolocate ed i ricatti.

In occasione di una recente intervista rilasciata dal sottoscritto nelle vesti di organizzatore del convegno “SCIENCE RESEARCH FOUNDATION”, tenutosi recentemente a Milano, sostenevo che il prof. Telmo Pievani mi risultava essere un ottimo professore, simpatico e notevolmente preparato, proprio per questo non comprendevo come potesse essere così “antipatico” negli scritti pubblicati da giornali come Micromega o la Repubblica…ma la motivazione si intuisce chiaramente leggendo le testate sulle quali scrive!

Veniamo ora alla richiesta fatta da Roberto agli amici islamici del gruppo di Harun Yahya (SCIENCE RESEARCH FOUNDATION); per prima cosa invito Roberto ad andare da un notaio e versare la somma 14 milioni di euro da consegnare a colui il quale dimostrerà quello che tu chiedi, altrimenti le tue sono solo chiacchiere… e sei in ottima compagnia! Solo dopo aver versato questa somma potrai eventualmente lanciare la sfida. In secondo luogo, ribaltando il discorso, è il mondo evoluzionista che deve ancora provare la validità dell’ipotesi di “trasformazione” delle specie, siete voi della teoria preponderante, non i creazionisti, a doverne dare la prova… ma continuate inesorabilmente a produrre falsi, come il periodico ritrovamento di fantomatici anelli mancanti, cioè fossili che rappresenterebbero la transizione tra due specie diverse.

Noi però sappiamo che ciò non corrisponde al vero, e su questo eri d’accordo con me non molto tempo fa, caro Roberto! Ma per voi evoluzionisti è conveniente diffondere queste menzogne, siete maestri nei falsi (evito l’elenco lungo ed estenuante delle menzogne che, il vostro modo di fare ricerca, produce; una su tutte: i famosi embrioni di Haeckel).

Il gruppo di studio che fa capo a Harun Yahya è composto da oltre 300 scienziati, professori e medici, che, in questi mesi girano il mondo per partecipare a convegni e dibattiti. Nell’ultima settimana si sono tenute, solo in Inghilterra, sei conferenze ed in primavera il dott. Babuna sarà nuovamente in Italia, a Roma, per un importante convegno. I creazionisti non sostengono di poter dimostrare l’esistenza di Dio tramite la scienza ma sostengono che i dati siano maggiormente compatibili con l’ipotesi la quale prevede l’esistenza di Dio, il Creatore di tutto ciò che esiste; una verità alquanto differente da quella che vogliono farci credere i materialisti.

Caro Roberto, la prossima questione ha carattere puramente retorico: perché Darwin è così importante? Non è nemmeno il padre della teoria dell’evoluzione così come è stata divulgata al mondo… un certo signor H. Spencer è stato il primo ad usare il termine “evoluzione” e per primo ha coerentemente presentato al mondo la teoria, poi accreditata a Darwin.

L’importanza di Darwin è forse dovuta al fatto che il padre era un Pastore studioso di teologia? Che lui stesso aveva studiato teologia?… è forse dovuta anche al momento storico, quello del “Positivismo”?

Neppure la selezione naturale è un concetto da attribuire alle sue scoperte, se ne parlava molto prima; come abbiamo già avuto modo di dire, a prescindere dalla validità scientifica dell’ipotesi neo-darwiniana, fu il momento storico a concedere la vittoria alla corrente naturalistica della scienza, quel positivismo imperante in tutta Europa che oggi, scientismo di massa, crea numerosi limiti allo sviluppo coerente con la natura.

Il mondo di Harun Yahya, se vuoi, è disponibile ad incontri in tutta Europa; hanno invitato più volte Dawkins  offrendogli anche un milione di euro per un convegno pubblico ma… nulla… e sappiamo che Dawkins ha simpatia per il denaro, probabilmente il deterrente consiste nella paura di fare altre brutte figure, come nel video.

Se tu, però, fossi in grado di dimostrare da dove nasca la complessità della cellula, stai certo che sarebbero lieti di riconoscerti la stesse cifra.

Dal mondo evoluzionista stiamo attendendo le informazioni relative alla “creazione” di nuove informazioni, di vedere mutazioni “positive” che sviluppino nuovi organi… sapete anche voi qual’é l’aspettativa del mondo intero nei confronti della scienza.

Come sai non ho mai detto che gli evoluzionisti ci snobbano per i motivi che tu adduci, la verità è un’altra e potrò sicuramente spiegarla alla prossima occasione. Voglio invece, in questa sede, spiegare come sia normale usare la “strategia del cuneo” ossia come l’ipotesi si sviluppi su presupposti e non su fatti, su una visione filosofico/religiosa più che su dati sperimentali ed empirici.

Un professore evoluzionista, tra i più importanti in Italia, con cui ho avuto modo di scambiare diverse lettere, mi ha spiegato con molta semplicità che la teoria di Darwin è inattaccabile in quanto non vi possono essere alternative, la scienza non può accettare un’ipotesi di indagine al di fuori dal campo del naturalismo.

Detto questo abbiamo detto tutto, non è importante se l’ipotesi dell’evoluzione della specie sia veritiera o no, l’importante è che ad oggi è l’unica ammessa.

La questione delle pubblicazioni è veramente una baggianata da bambini piccoli, è come sostenere che Feltri, il direttore del quotidiano “Il giornale”, non fa scrivere sul suo quotidiano Eugenio Scalfari perché non ha argomenti validi. Non credo vi sia difficoltà nel comprendere l’analogia.

Caro Roberto, spero sinceramente che la tua intenzione non sia quella di entrare nella “lobby” evoluzionista, tra qualche anno sarà superata e screditata, sarà fuori dai giochi, il vento della rivolta scientifica al neo-darwinismo si sta sviluppando in tutto il mondo.

In Italia, onestamente, siamo ancora un po’ indietro ma, dal lontano 2003, quando lanciai la prima settimana antievoluzionista, la strada è stata lunga ma soddisfacente, ad oggi le pubblicazioni, anche di case editrici importanti, si sono moltiplicate.

Procedi per la tua strada, continua con la battaglia del dio laico, è un percorso che ti fa onore e dimostra la tua capacità di sviluppo di differenti modelli interpretativi.

Con sincera simpatia,

Fabrizio Fratus


CATALANO RISPONDE A VEROLINI

novembre 25, 2010

Il 22 Ottobre si è tenuto a Roma il contraddittorio organizzato dalla nostra associazione; sul blog di Aldo Piombino http://aldopiombino.blogspot.com, Roberto Verolini ha presentato due post in cui attacca la nostra posizione.

Recensione dell’articolo di Roberto Verolini per Scienzeedintorni (1)

Gentile prof. Verolini,

ho letto con attenzione le sue riflessioni a margine dell’incontro del 22/10 u.s. e le invio le mie considerazioni.

1) Le leggi della forma e del fattore di scala.

Non mi sogno neanche di contestare l’esistenza di geni regolatori preposti alla produzione di strutture geometriche le più varie. In questi geni è contenuta informazione. Scopro l’acqua calda. Lei però aggiunge ” l’ulteriore azione regolatrice dell’ambiente ..e universali regole di sviluppo tridimensionale esercitano la loro influenza (senza alcuna supervisione sovrannaturale) “.

Cosa dovrei comprendere da quanto lei scrive, che l’ambiente sia stato in grado di realizzare un processo di selezione della forma più adatta tra quelle prodotte geneticamente (criterio di ottimizzazione dello  sviluppo tridimensionale del tessuto biologico) all’interno di uno spazio virtuale di ricerca geometrica praticamente illimitato e che lo abbia fatto attraverso un processo cieco per prova ed errore?. Se per lei le cose stanno così non me ne voglia se io la considero un “diversamente credente”.

E dove sarebbe la prova fossile di questo processo? Nel corsivo che usa quando aggettiva l’azione dell’ambiente? Lei non può non sapere che alcune forme fossili del Cambriano (450 milioni di anni fa)  presentano la stessa spirale di Fibonacci (non di Archimede) così come certi molluschi ancora oggi viventi e che non si trovano forme fossili geometricamente transienti.

E mi permetto di allargare il discorso al di fuori del contesto biologico, visto che lei cita ” regole generali” di sviluppo tridimensionale : esistono galassie a spirali , strutture inorganiche come le goccioline magnetizzate sulla superficie di un liquido, microstrutture del diametro di appena 12 micron che si depositano per raffreddamento su gusci di Si O2 ,che si richiamano direttamente alla curva di Fibonacci. Quando esiste una comune morfologia specifica così trasversale tra mondo organico e inorganico come faccio a credere che ne sia responsabile la Selezione Naturale? E ancora : lei cita regole universali . Da dove vengono ? Madre Natura ?

Scusi se insisto sempre sulla stessa domanda : da dove viene l’informazione ? la chimica e la fisica delle molecole organiche non è l’informazione . Dunque il software da dove viene?

Quando l’eminente R. Dawkins cita nei suoi saggi Il gene egoista, l’orologiaio cieco e più in generale, quando l’evoluzionista cita l’ambiente , come scrive lei nelle sue riflessioni, o la Selezione Naturale o Madre Natura per introdurre l’idea che i progetti hanno bisogno di progettisti, altro non fa che avvalersi di avatar antropomorfi per spiegare le leggi dell’adattamento. Tutti questi avatar si suppone che siano ” sistemi intenzionali” e che quindi agiscano in base a delle intenzioni. Ma solo gli agenti hanno una mente intenzionale che guida il loro comportamento e la Selezione Naturale non è un agente. Quando l’evoluzionista, mutuando dalla selezione artificiale, ricorre (e lo fa spesso) agli esempi del contadino che seleziona il bestiame o simili

a, dimentica l’elementare differenza tra un agente intenzionale (il contadino) e la Selezione naturale (che agente non è).

2) La caratteristica predittiva di una teoria scientifica. La Cosmologia.

Non ho alcuna difficoltà a considerare la Cosmologia una disciplina storica i cui strumenti di indagine non sono ovviamente documentali ma osservazioni a posteriori rigorosamente verificabili e che obbediscono non al criterio “ad hoc propter hoc”, ma a precise leggi fisiche : il red-shift elettromagnetico, la radiazione cosmica di fondo a 3° K , le equazioni della relatività generale (senza la costante di Einstein) . La differenza tra Cosmologia e teoria dell’Evoluzione sta tutta nella frase in grassetto e nel corsivo.

Quanto alla piuma di Forrest Gamp non vi è una mancanza di predittività intrinseca nel processo di caduta, ma solo l’incapacità umana di poter gestire, anche con un potente calcolatore, tutti i parametri del moto. Così è anche per il lancio dei dadi. Avrei preferito un altro esempio, l’emissione radioattiva naturale.

3) L’evoluzionismo non è mai stato in salute come adesso a dispetto degli anti-evoluzionisti.

Scusi ma non è con questi proclami che si può stabilire lo stato dell’arte di una disciplina. Permetta la domanda : chi sarebbe il medico certificante lo stato di buona salute? Un medico evoluzionista? A beh…

4) Il Creazionismo non è una scienza

Guardi che con me sfonda una porta aperta. L’ho già scritto nel mio ultimo saggio (La Vita e il respiro e ogni cosa : Termodinamica e Abiogenesi. Ed. Aracne 2009 ). Se è valido il criterio epistemologico di Popper (falsificazionismo) per il quale la T. dell’Evoluzione non può dirsi scientifica allora sarà altrettanto vero che lo stesso criterio non attribuisce dignità di scienza alla T. della Creazione. Sia chiaro: questa è una mia personale posizione, ma la mia fede in Dio muove da altre e ben più solide fondamenta .

5) …. queste critiche vengono di solito da una esigua minoranza… filosofi o teologi, se da scienziati , da persone che non hanno una specifica preparazione di base ma che provengono da altre discipline.

Ma insomma basta per favore con questa storia delle competenze specifiche, pure lei dr. Verolini !

Piergiorgio Odifreddi è un matematico che si picca di scrivere di biologia, teologia, storia del cristianesimo, ma per voi va benissimo perché è ateo e insulta i credenti, altrettanto fa Dawkins che è uno zoologo ma che disserta con disinvoltura di esegesi biblica . Per questi accademici non vale il criterio delle competenze specifiche? Ma lo sa che lo scopritore della teoria dei campi e dell’elettromagnetismo è stato un certo M. Faraday che non è mai andato un solo giorno a scuola?

Quanto all’esigua minoranza ,a parte che non è cosi se mette il naso fuori d’Italia,  le sembra questo il criterio scientifico per stabilire chi ha ragione in una disputa? Quello numerico? Quanti erano al tempo di Copernico quelli che credevano all’eliocentrismo?….

Sperando di incontrarla ancora magari in un prossimo convegno le invio i miei cordiali saluti .

Ferdinando Catalano

 


BERTOLINI RISPONDE A VEROLINI

novembre 22, 2010

Il 22 Ottobre si è tenuto a Roma il contraddittorio organizzato dalla nostra associazione; sul blog di Aldo Piombino http://aldopiombino.blogspot.com, Roberto Verolini ha presentato due post in cui attacca la nostra posizione.

Leggendo l’articolo ho tirato un sospiro di sollievo perchè finalmente alcuni evoluzionisti (Verolini incluso) hanno capito che i creazionisti accettano pienamente la selezione naturale, la speciazione e la possibilità di variazione all’interno della specie biblica. Peccato che poi, chiaramente, mostrano di non aver capito o di non aver voluto ascoltare la spiegazione del meccanismo che è stato presentato e spiegato diverse volte, addirittura continuano a persistere nel creare avversari di comodo, visto che non vogliono prendersi il dovuto impegno nell’ascoltare e comprendere quanto viene spiegato e specificato dai sostenitori del creazionismo. Questo si evince da quanto scritto da Verolini sugli ominidi:

Perché creare ex novo vari ominidi tra cui far sopravvivere alla selezione naturale solo l’Homo Sapiens Sapiens?
Cui prodest Homo erectus e Homo habilis?”
Non solo l’Homo habilis non è più considerato un taxon valido neanche dagli paleontologi evoluzionisti1,2, ma Dio non ha creato vari ominidi per poi ricavarne Homo sapiens sapiens tramite un meccanismo di morte e sofferenza. Il pregiudizio evoluzionista ha sempre il sopravvento, anche quando gli evoluzionisti cercano di seguire i ragionamenti creazionisti. Tutti i fossili dei cosi detti ominidi (una descrizione molto vaga) si possono considerare: varie specie di scimmie o altrimenti pienamente umani. Non esistono diverse specie d’uomo, ma esiste unicamente la razza umana.

Dio, certamente, non ha creato l’uomo, come cita Verolini, “prelevando da gonadi di primati dalla coscienza obnubilata collezioni di geni da mescolare ad arte per formare nuovi individui”… Questa interpretazione è causa dei maledetti presupposti evoluzionisti, che turbano la capacità di Verolini ad intraprendere una riflessione obiettiva! Dio ha creato tutte le specie bibliche contemporaneamente con un vasto patrimonio genetico con la possibilità di variazione tramite la selezione naturale.

Non è una novità che i creazionisti accettano il meccanismo della speciazione e della variazione. Infatti, è stato proprio il creazionista Edward Blyth (1810–1873) ad influenzare maggiormente Darwin. Blyth fu un chimico e zoologo inglese che scrisse tre importanti articoli sulla selezione naturale che furono pubblicati nella rivista The Magazine of Natural History da 1835 a 18373, prima che Darwin scrisse L’origine delle specie nel 1859. L’Università di Cambridge, possiede le coppie personali di Darwin di questi articoli con gli appunti scritte dalla mano di Darwin nei margini!4 Darwin è stato accusato da Loren Eiseley, Benjamin Franklin Professore di Antropologia e Storia della Scienza, Università di Pennsylvania, di avere “preso in prestito” (plagiato) il lavoro di altri come Blyth.5

Come già ampiamente dimostrato al livello molecolare (comodamente ignorato dagli evoluzionisti), la selezione naturale non aggiunge mai nuove informazioni genetiche, ma risulta sempre con una riduzione e degenerazione del genoma. Le mutazioni sono classificate come dannose, benefiche o neutrali. Quelle benefiche sono rarissime (sempre una perdita di funzione ed informazione). A dimostrarlo sono i dati dell’osservazione. Quelle dannose tendono ad essere eliminate dalla selezione naturale. Invece quelle neutrali sono le più numerose e più facilmente si fissano nel genoma. Il risultato netto dell’accumulo delle mutazioni neutrali è la lenta e progressiva degenerazione del genoma. Una perdita d’informazione genetica che assomiglia all’aumento dell’entropia, chiamata da John Sanford “entropia genetica”.6 Nel suo libro Sanford (fra i più importanti genetisisti del mondo), dichiara che “l’assioma primario dell’evoluzione è sbagliato.” I meccanismi genetici non spiegano l’origine dell’informazione nel genoma, nemmeno come si possa conservare. La vita non è attualmente in fase né di progresso né di conservazione, ma di degenerazione, al punto che l’estinzione del genoma umano appare tanto certa e deterministica quanto l’estinzione delle stelle, come riconosciuto da altri genetisti delle popolazioni evoluzionisti.7

Gli alberi genealogici (similitudine per discendenza) a cui si riferisce Verolini sono una favola. Sono proprio gli studi molecolari a mostrare che la somiglianza del fenotipo non sempre riflette quella del genoma. In base alle somiglianze di strutture (quadrupedi) e alimentazione (ruminanti) uno si aspetterebbe che il DNA del cavallo sarebbe più vicino a quello della mucca che non a quello del pipistrello. Dalle recenti ricerche pubblicate nella prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, sembrerebbe che questo preconcetto di somiglianza di forma per discendenza sia completamente infondato. Il cavallo è più vicino al pipistrello per il suo DNA.8 Questi dati e bibliografie sono state spiegate a Verolini, ma come già menzionato, gli evoluzionisti non vogliono ascoltare e si lasciano accecare da visioni dogmatiche che trascurano i reali dati empirici. Omologia ed embriologia non sostengono in nessun modo la favola dell’albero genealogico.9

Infatti va cestinato anche l’amato albero evolutivo. Un recente articolo nel New Scientist conferma che il legame evoluzionistico fra tutte le specie, rappresentato in varie forme come un albero evolutivo, è solo un desiderio effimero, scombussolando gli evoluzionisti con la frase: “Darwin aveva torto”10. L’articolo cita Eric Bapteste, Biologo, Università Pierre & Marie Curie, Parigi,

Non esiste alcuna prova che l’albero della vita sia una realtà”.11

I creazionisti sostengono, da sempre, che i fossili appaiono improvvisamente e pienamente formati nei vari strati.
E’ in fase di perfezionamento un nuovo metodo di classificazione degli esseri viventi, chiamata baraminologia, che dovrebbe rimpiazzare l’arcaica classificazione linneana ideata prima della scoperta dell’esistenza dei geni, in cui gli evoluzionisti cercano ancora di inserire la loro ipotesi, senza, ovviamente, riuscirci. E’ la biologia molecolare stessa che nega l’albero evolutivo. La baraminologia, invece, considera le nuove conoscenze del mondo molecolare con la classificazione delle forme di vita.

Concludo con un commento sull’ultima obiezione posta da Verolini: “Perché, nel corso di questi sedicenti interventi, l’Eterno non ha dispensato i nuovi arrivati dei già evidenti difetti strutturali dei vari organi e reti metaboliche che causano gravi e tragici patologie anche su innocenti esseri viventi?” .
Che Dio abbia creato le imperfezioni negli animali è un altro avversario di comodo; i creazionisti sostengono che Dio creò l’uomo e gli altri animali perfetti12. Verolini poteva opportunamente svolgere una rapida e semplice lettura della Genesi scoprendo che l’imperfezione subentrò nel creato (dopo la disobbedienza dell’uomo, chiamato peccato), ecco allora svilupparsi la degenerazione del genoma, l’incremento delle mutazioni (che risultano in una perdita d’informazione genetica) e cosi le gravi patologie dei esseri viventi. Questo quadro risulta perfettamente congruo con il modello creazionista delle nostre origini.

Mi auguro che Verolini possa prendersi l’impegno di studiare e approfondire quello che veramente viene sostenuto dai creazionisti senza ricorrere ai soliti avversari di comodo che vengono inventati opportunamente. Sarebbe positivo se gli evoluzionisti studiassero anche la loro ipotesi con gli occhi aperti cercando di liberarsi da pregiudizi, riuscendo, forse, a vedere tutti gli errori della loro ipotesi.  Gli evoluzionisti si perdono nei dettagli e non vedono l’essenziale.

1.Spoor, F. et al., Implications of new early Homo fossils from Ileret, east of Lake Turkana, Kenya, Nature 448:688-691, 9 August 2007.
2. Line, P., Fossil evidence for alleged apemen—Part 1: the genus Homo, Journal of Creation 19(1):22-32, 2005.
3.Blyth, E., The Magazine of Natural History Volumes 8, 9 and 10, 1835–1837. Sourced from ref. 8, Appendices.
4.Bradbury, A., Charles Darwin—The truth? Part 7—The missing link, <www3.mistral.co.uk/bradburyac/dar7.html>, 30 October 2003.
5.Eiseley, L., Darwin and the Mysterious Mr X, E.P. Dutton, New York, 1979, published posthumously by the executors of his will; from Eiseley, L., Charles Darwin, Edward Blyth, and the Theory of Natural selection, Proceedings of the American Philosophical Society 103(1):94–114, February 1959.
6.Dr.J.C.Sanford, Genetic Entropy & The Mystery of the Genome, FMS Publications, 3rd Ed., 2008, p.27.
7.Higgins & Lynch, 2001, Metapopulation extinction caused by mutation accumulation, Proceedings of the National Accademy of Sciences, February 27, 2001 vol. 98 no. 5 2928-2933.
8.Proceedings of the National Academy of Sciences, DOI: 10.1073/pnas.0603797103.
9.de Beer, S.G., Homology, An Unsolved Problem, Oxford University Press, London, p. 13, 1971.
10.New Scientist, Gennaio, 2009.
11.Lawnton, G., Uprooting Darwin’s tree, New Scientist, 201(2692):34–39, 24 January 2009.
12. Genesi Cap.1.


FRATUS RISPONDE A VEROLINI: IL NEODARWINISMO NON E’ SCIENZA

novembre 22, 2010

Il 22 Ottobre si è tenuto a Roma il contraddittorio organizzato dalla nostra associazione; sul blog di Aldo Piombino http://aldopiombino.blogspot.com, Roberto Verolini ha presentato due post in cui attacca la nostra posizione.

di Fabrizio Fratus

IL NEODARWINISMO NON E’ SCIENZA

Leggendo le considerazioni di Roberto Verolini ho avuto da subito un attimo di difficoltà, non per le argomentazioni che sono pretestuose e decisamente poco veritiere ma per il tono saccente che non ha mai contraddistinto il professore. Solitamente, nei due incontri che abbiamo avuto, Roberto ha mantenuto un atteggiamento educato e rispettoso, mentre nel suo doppio post ha evidenziato quello che solitamente sostengo dell’atteggiamento evoluzionista: arroganza e presunzione. L’obiezione principale è che sicuramente Verolini non ha compreso bene cosa sostengono gli anti-evoluzionisti e i creazionisti. Come dimostrato in più incontri, dibattiti, trasmissioni tv e radiofoniche oltre che articoli la posizione è molto diversa da quella evidenziata nei due articoli. Gli anti-evoluzionisti ritengono che la teoria di Darwin non appartiene alla scienza. Ho scritto molto su questo argomento e, a sostegno della tesi,  ho citato Margherita Hack. Non solo Verolini fraintende la posizione anti-evoluzionista ma anche altri professori come Daniele Formenti che, sul sito dell’università di Pavia, con riferimento al contraddittorio tenutosi a Roma, ha scritto che non si capisce la mia personale posizione. Credo sia, in realtà, una posizione semplice: la teoria di Darwin non è scienza sperimentale ed empirica, quindi non va insegnata come tale, è un dogma materialista sviluppatosi in oltre 2000 anni di storia. Il neodarwinismo è una religione su cui si fonda il pensiero ateo. La teoria di Darwin, in questi 150 anni di ricerche è stata rivista, rimodellata, rimaneggiata etc. etc. è una religione e non una scienza. Lo sostengono molti scienziati tra cui il famoso M. Ruse (Prof. di filosofia e zoologia) in How evolution became a religion: creationists correct National Post, pp. B1,B3,B7 May 13, 2000 dichiarando:  “L’evoluzione viene promossa dai suoi praticanti come più di solo scienza. L’evoluzione viene promulgata come una ideologia, una religione secolare – una completa alternativa al cristianesimo, con significato e moralità. Sono un evoluzionista fervente ed ex-cristiano, ma devo ammettere … che chi si attiene alla lettera ha assolutamente ragione. L’evoluzione è una religione. Era vero dell’evoluzione all’inizio, e lo è vero ancora oggi”.
Lo stesso Sir Julian Huxley, architetto del moderno neo-darwinismo ha chiamato l’evoluzione una “religione senza rivelazione” e scrisse un libro con questo nome Religion Without Revelation, 2nd edition, 1957. Nel suo libro  ”Essays of a Humanist (New York: Harper and ‘Row, 1964), p. 222, Huxley emfaticamente dichiara che dobbiamo cambiare “la forma del nostro pensiero religioso da uno che si centra su Dio in uno che si centra sull’evoluzione“. Cito anche W.H. Thompson: “questa situazione, dove uomini si riuniscono nella difesa di una dottrina che non sono capaci di definire scientificamente, e ancor meno di dimostrare con rigore scientifico, tentando di mantenere il suo credito con il pubblico attraverso la soppressione della critica e l’eliminazione delle difficolta’, è anormale e indesiderabile nella scienza”.
Per comprendere meglio la storia del pensiero che ha portato alla “vittoria” della religione atea su quella creazionista nell’ambito della scienza rimando al testo “Intelligent Design, il ponte fra scienza e teologia” di William Dembsky (Ph.D. in matematica, Ph.D. in filosofia, laurea in teologia e psicologia, ha ottenuto diverse borse di studio dalla Fondazione nazionale per le Scienze (USA), ha lavorato presso diverse università e il  MIT). Il mondo antievoluzionista, che comprende Creazionisti e non evoluzionisti, sostiene che se il neodarwinismo non debba essere insegnato nelle materie scientifiche ma in quelle filosofiche. Roberto Verolini spiega, a suo dire, che non vi è nessuna alternativa scientifica alla teoria di Darwin; per forza, il neodarwinismo non è scienza, quale alternativa va proposta se la materia del contendere non appartiene al “mondo” della  scienza?
Roberto Verolini, in un passaggio del suo doppio post, sostiene che anti-evoluzionisti e creazionisti sono in confusione… hoi hoi hoi professor Verolini, ricordiamo che l’anno scorso, durante il contraddittorio a Milano, il professor Ferdinando Catalano ha dovuto mettere ordine alla tua confusione sul concetto di “informazione” spiegando, davanti ad un pubblico di oltre 130 persone, che l’informazione ha sempre necessità di intelligenza.
Si continua a sostenere che l’uomo discenda da scimmie primordiali senza dare nessun tipo di spiegazione su fatti importanti come la modifica contemporanea della stazione, del cervello, della Faringe, del sistema nervoso etc.. oltre alle insormontabili differenze intellettuali tra scimmia e uomo, capacità come pensiero, libero arbitrio, creatività, coscienza etc. sono elementi che contribuiscono a debellare all’origini ogni ipotesi materialista sull’origine dell’uomo.
I sostenitori della favola materialista credono che le mutazioni siano in grado di sviluppare nuove informazioni, tale asserzione è assolutamente assurda quanto stupida; esse, le mutazioni, sono solamente l’errore della riproduzione, solo un fervente fanatico può sostenere che l’accumulo di errori possa generare un qualcosa di sensato. L’irrazionalità della teoria neodarwiniana vuole fare credere a tutti noi che errori continuati e indiscriminati possano generare, nell’arco di lunghissimi tempi, nuove informazioni; mutazioni e selezione naturale avrebbero sviluppato organismi sempre più complessi sino alla creazione di specie diversificate in continua evoluzione; dove sarebbero le “prove”, non le interpretazioni, di questa fantasiosa verità scientifica?
La selezione naturale è una forza eliminativa, riduce le informazioni del codice genetico, appiattisce la biodiversità. Per comprendere come gli stessi evoluzionisti “chiaccherano” di cose che sanno bene non essere possibile dimostrare basta cercare sui canali di Youtube la famosissima intervista a R. Dawkins. L’intervistatore chiede allo “scienziato” se è in grado di presentare una sola mutazione in cui si ha un aumento di informazione. R. Dawkins, dopo ben 17 secondi di silenzio in cui resta con l’espressione ebete, chiede di spegnere la telecamera… ripresa la registrazione cambia argomento. Ecco le argomentazioni degli evoluzionisti quando si fa riferimento a prove e dati reali, cioè verificabili, non ci sono. Si spegne la telecamera.
Sino ad ora le previsioni del mondo neodarwinista sono state smentite, mentre quelle di coloro che si opponevano alla teoria sono state sempre confermate.

  • Gli evoluzionisti hanno sostenuto, in passato, che gli organismi unicellulari fossero delle semplici gocce di “protoplasma”, come scriveva Huxley in contrapposizione all’ipotesi di Paley sostenitore del disegno intelligente. Oggi sappiamo che non sono primitivi e tanto meno semplici, sono capolavori, vere e proprie macchine molecolari.
  • Darwin sosteneva che lo sviluppo embrionale fosse influenzato da fattori esterni, al contrario è un progetto incorporato negli esseri viventi.
  • Cuvier sosteneva che i fossili fossero distinti e separati, infatti come è dimostrato da tutti i fossili ritrovati non vi è nessun tipo di possibilità nel ricostruire qualsiasi tipo di albero che preveda una gradualità temporale e morfologica come sostenuto dagli evoluzionisti.
  • La variabilità che si può osservare non si genera  da variazioni casuali ma solamente da rimescolamento genetico
  • La variabilità è limitata e oscillante e non illimitata come vogliono farci credere i neodarwinisti
  • La selezione naturale elimina e non contribuisce in nessuna maniera a sviluppare nuove informazioni.

Queste sono solo alcune prove di come gli evoluzionisti hanno sbagliato e, al contrario, i sostenitori del disegno intelligente/creazionisti hanno avuto ragione. Sono fatti e non ipotesi speculative. Gli esempi riportati qui sopra sono solo alcuni.
Gli evoluzionisti dovrebbero spiegarci molte cose con prove scientifiche e non con la risposta: è l’unica teoria scientifica plausibile, non vi è alternativa. Questa non è una posizione accettabile, non è scientifica, è un’accettazione di fede, una volontà aprioristica nel credere in qualcosa senza poterlo spiegare con prove giudicabili da tutti. E’ un atto di arroganza e di violenza inaudita già manifestata da K. Popper quando dichiarò: “Ogni teoria, anche una teoria scientifica, può diventare una moda intellettuale, un sostituto per la religione, un dogma dietro cui trincerarsi”. Ma non solo, Karl Popper, ha anche detto: “Il vecchio imperativo per l’intellettuale è: sii una autorità. Sappi tutto quel che c’è da sapere nel tuo campo. Una volta che sarai riconosciuto come un’autorità, la tua autorità sarà protetta anche dai tuoi colleghi, che tu dovrai naturalmente proteggere a tua volta. Non occorre sottolineare che questa antica etica professionale è stata sempre intellettualmente disonesta. Essa conduce ad occultare gli errori per amore dell’autorità”.
E’ quello che si è verificato con l’ipotesi neo-darwiniana, entrambe le affermazioni del massimo filosofo della scienza della storia di tutta l’umanità si sono verificate. Perché è successo questo? Ce lo spiega benissimo un altro famosissimo genetista evoluzionista, Richard Lewontin prof. di genetica ad Havard e amico personale del famoso prof. Gould: “Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni, nonostante essa non riesca a realizzare molte delle sue stravaganti promesse sulla salute e sulla vita, nonostante la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie prive di verifica (evoluzionismo), perché abbiamo un impegno aprioristico, un impegno materialista. Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obblighino ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali a creare un apparato d’investigazione ed una serie di concetti che generano spiegazioni materialistiche; non importa quanto contro intuitive, non importa quanto  mistificanti per i non addetti ai lavori. Non solo, ma tale materialismo è assoluto, perché non possiamo aprire la porta al piede divino”. La citazione è ripresa da “Billions and billions of demons”, The New York Review, 9 January 1997, p. 31.
La teoria dell’evoluzione della specie sta bene? Anche in questo caso, caro professor Roberto Verolini, ti invito a uscire dal provincialismo italiano e a verificare come la letteratura che nega la scientificità al neodarwinismo è in continuo aumento. Basta andare alla libreria dell’università di Harvard e guardare con i propri occhi i 5 scaffali di libri contro la teoria di Darwin e vedere come negli ultimi 15 anni sono in continuo aumento.
Non credo servano altre parole per spiegare quello che è successo e che sta succedendo; vi sono scienziati che hanno costruito una carriera su una favola incredibilmente suggestiva, l’hanno spacciata per verità assoluta senza possibilità di essere messa in discussione, ma i tempi sono cambiati.


BERTOLINI RISPONDE A VEROLINI

novembre 22, 2010

Il 22 Ottobre si è tenuto a Roma il contraddittorio organizzato dalla nostra associazione; sul blog di Aldo Piombino http://aldopiombino.blogspot.com, Roberto Verolini ha presentato due post in cui attacca la nostra posizione.

Leggendo l’articolo ho tirato un sospiro di sollievo perchè finalmente alcuni evoluzionisti (Verolini incluso) hanno capito che i creazionisti accettano pienamente la selezione naturale, la speciazione e la possibilità di variazione all’interno della specie biblica. Peccato che poi, chiaramente, mostrano di non aver capito o di non aver voluto ascoltare la spiegazione del meccanismo che è stato presentato e spiegato diverse volte, addirittura continuano a persistere nel creare avversari di comodo, visto che non vogliono prendersi il dovuto impegno nell’ascoltare e comprendere quanto viene spiegato e specificato dai sostenitori del creazionismo. Questo si evince da quanto scritto da Verolini sugli ominidi:  

Perché creare ex novo vari ominidi tra cui far sopravvivere alla selezione naturale solo l’Homo Sapiens Sapiens?
Cui prodest Homo erectus e Homo habilis?”

Non solo l’Homo habilis non è più considerato un taxon valido neanche dagli paleontologi evoluzionisti1,2, ma Dio non ha creato vari ominidi per poi ricavarne Homo sapiens sapiens tramite un meccanismo di morte e sofferenza. Il pregiudizio evoluzionista ha sempre il sopravvento, anche quando gli evoluzionisti cercano di seguire i ragionamenti creazionisti. Tutti i fossili dei cosi detti ominidi (una descrizione molto vaga) si possono considerare: varie specie di scimmie o altrimenti pienamente umani. Non esistono diverse specie d’uomo, ma esiste unicamente la razza umana. 

Dio, certamente, non ha creato l’uomo, come cita Verolini, “prelevando da gonadi di primati dalla coscienza obnubilata collezioni di geni da mescolare ad arte per formare nuovi individui”… Questa interpretazione è causa dei maledetti presupposti evoluzionisti, che turbano la capacità di Verolini ad intraprendere una riflessione obiettiva! Dio ha creato tutte le specie bibliche contemporaneamente con un vasto patrimonio genetico con la possibilità di variazione tramite la selezione naturale.

Non è una novità che i creazionisti accettano il meccanismo della speciazione e della variazione. Infatti, è stato proprio il creazionista Edward Blyth (1810–1873) ad influenzare maggiormente Darwin. Blyth fu un chimico e zoologo inglese che scrisse tre importanti articoli sulla selezione naturale che furono pubblicati nella rivista The Magazine of Natural History da 1835 a 18373, prima che Darwin scrisse L’origine delle specie nel 1859. L’Università di Cambridge, possiede le coppie personali di Darwin di questi articoli con gli appunti scritte dalla mano di Darwin nei margini!4 Darwin è stato accusato da Loren Eiseley, Benjamin Franklin Professore di Antropologia e Storia della Scienza, Università di Pennsylvania, di avere “preso in prestito” (plagiato) il lavoro di altri come Blyth.5

Come già ampiamente dimostrato al livello molecolare (comodamente ignorato dagli evoluzionisti), la selezione naturale non aggiunge mai nuove informazioni genetiche, ma risulta sempre con una riduzione e degenerazione del genoma. Le mutazioni sono classificate come dannose, benefiche o neutrali. Quelle benefiche sono rarissime (sempre una perdita di funzione ed informazione). A dimostrarlo sono i dati dell’osservazione. Quelle dannose tendono ad essere eliminate dalla selezione naturale. Invece quelle neutrali sono le più numerose e più facilmente si fissano nel genoma. Il risultato netto dell’accumulo delle mutazioni neutrali è la lenta e progressiva degenerazione del genoma. Una perdita d’informazione genetica che assomiglia all’aumento dell’entropia, chiamata da John Sanford “entropia genetica”.6 Nel suo libro Sanford (fra i più importanti genetisisti del mondo), dichiara che “l’assioma primario dell’evoluzione è sbagliato.” I meccanismi genetici non spiegano l’origine dell’informazione nel genoma, nemmeno come si possa conservare. La vita non è attualmente in fase né di progresso né di conservazione, ma di degenerazione, al punto che l’estinzione del genoma umano appare tanto certa e deterministica quanto l’estinzione delle stelle, come riconosciuto da altri genetisti delle popolazioni evoluzionisti.7

Gli alberi genealogici (similitudine per discendenza) a cui si riferisce Verolini sono una favola. Sono proprio gli studi molecolari a mostrare che la somiglianza del fenotipo non sempre riflette quella del genoma. In base alle somiglianze di strutture (quadrupedi) e alimentazione (ruminanti) uno si aspetterebbe che il DNA del cavallo sarebbe più vicino a quello della mucca che non a quello del pipistrello. Dalle recenti ricerche pubblicate nella prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, sembrerebbe che questo preconcetto di somiglianza di forma per discendenza sia completamente infondato. Il cavallo è più vicino al pipistrello per il suo DNA.8 Questi dati e bibliografie sono state spiegate a Verolini, ma come già menzionato, gli evoluzionisti non vogliono ascoltare e si lasciano accecare da visioni dogmatiche che trascurano i reali dati empirici. Omologia ed embriologia non sostengono in nessun modo la favola dell’albero genealogico.9

Infatti va cestinato anche l’amato albero evolutivo. Un recente articolo nel New Scientist conferma che il legame evoluzionistico fra tutte le specie, rappresentato in varie forme come un albero evolutivo, è solo un desiderio effimero, scombussolando gli evoluzionisti con la frase: “Darwin aveva torto”10. L’articolo cita Eric Bapteste, Biologo, Università Pierre & Marie Curie, Parigi,

Non esiste alcuna prova che l’albero della vita sia una realtà”.11

I creazionisti sostengono, da sempre, che i fossili appaiono improvvisamente e pienamente formati nei vari strati.
E’ in fase di perfezionamento un nuovo metodo di classificazione degli esseri viventi, chiamata baraminologia, che dovrebbe rimpiazzare l’arcaica classificazione linneana ideata prima della scoperta dell’esistenza dei geni, in cui gli evoluzionisti cercano ancora di inserire la loro ipotesi, senza, ovviamente, riuscirci. E’ la biologia molecolare stessa che nega l’albero evolutivo. La baraminologia, invece, considera le nuove conoscenze del mondo molecolare con la classificazione delle forme di vita. 

Concludo con un commento sull’ultima obiezione posta da Verolini: “Perché, nel corso di questi sedicenti interventi, l’Eterno non ha dispensato i nuovi arrivati dei già evidenti difetti strutturali dei vari organi e reti metaboliche che causano gravi e tragici patologie anche su innocenti esseri viventi?” .
Che Dio abbia creato le imperfezioni negli animali è un altro avversario di comodo; i creazionisti sostengono che Dio creò l’uomo e gli altri animali perfetti12. Verolini poteva opportunamente svolgere una rapida e semplice lettura della Genesi scoprendo che l’imperfezione subentrò nel creato (dopo la disobbedienza dell’uomo, chiamato peccato), ecco allora svilupparsi la degenerazione del genoma, l’incremento delle mutazioni (che risultano in una perdita d’informazione genetica) e cosi le gravi patologie dei esseri viventi. Questo quadro risulta perfettamente congruo con il modello creazionista delle nostre origini.

Mi auguro che Verolini possa prendersi l’impegno di studiare e approfondire quello che veramente viene sostenuto dai creazionisti senza ricorrere ai soliti avversari di comodo che vengono inventati opportunamente. Sarebbe positivo se gli evoluzionisti studiassero anche la loro ipotesi con gli occhi aperti cercando di liberarsi da pregiudizi, riuscendo, forse, a vedere tutti gli errori della loro ipotesi.  Gli evoluzionisti si perdono nei dettagli e non vedono l’essenziale.

1.Spoor, F. et al., Implications of new early Homo fossils from Ileret, east of Lake Turkana, Kenya, Nature 448:688-691, 9 August 2007.
2. Line, P., Fossil evidence for alleged apemen—Part 1: the genus Homo, Journal of Creation 19(1):22-32, 2005.
3.Blyth, E., The Magazine of Natural History Volumes 8, 9 and 10, 1835–1837. Sourced from ref. 8, Appendices.
4.Bradbury, A., Charles Darwin—The truth? Part 7—The missing link, <www3.mistral.co.uk/bradburyac/dar7.html>, 30 October 2003.
5.Eiseley, L., Darwin and the Mysterious Mr X, E.P. Dutton, New York, 1979, published posthumously by the executors of his will; from Eiseley, L., Charles Darwin, Edward Blyth, and the Theory of Natural selection, Proceedings of the American Philosophical Society 103(1):94–114, February 1959.
6.Dr.J.C.Sanford, Genetic Entropy & The Mystery of the Genome, FMS Publications, 3rd Ed., 2008, p.27.
7.Higgins & Lynch, 2001, Metapopulation extinction caused by mutation accumulation, Proceedings of the National Accademy of Sciences, February 27, 2001 vol. 98 no. 5 2928-2933.
8.Proceedings of the National Academy of Sciences, DOI: 10.1073/pnas.0603797103.
9.de Beer, S.G., Homology, An Unsolved Problem, Oxford University Press, London, p. 13, 1971.
10.New Scientist, Gennaio, 2009.
11.Lawnton, G., Uprooting Darwin’s tree, New Scientist, 201(2692):34–39, 24 January 2009.
12. Genesi Cap.1.


FRATUS RISPONDE A VEROLINI: IL NEODARWINISMO NON E’ SCIENZA

novembre 19, 2010

Il 22 Ottobre si è tenuto a Roma il contraddittorio organizzato dalla nostra associazione; sul blog di Aldo Piombino http://aldopiombino.blogspot.com, Roberto Verolini ha presentato due post in cui attacca la nostra posizione.

di Fabrizio Fratus

IL NEODARWINISMO NON E’ SCIENZA

Leggendo le considerazioni di Roberto Verolini ho avuto da subito un attimo di difficoltà, non per le argomentazioni che sono pretestuose e decisamente poco veritiere ma per il tono saccente che non ha mai contraddistinto il professore. Solitamente, nei due incontri che abbiamo avuto, Roberto ha mantenuto un atteggiamento educato e rispettoso, mentre nel suo doppio post ha evidenziato quello che solitamente sostengo dell’atteggiamento evoluzionista: arroganza e presunzione. L’obiezione principale è che sicuramente Verolini non ha compreso bene cosa sostengono gli anti-evoluzionisti e i creazionisti. Come dimostrato in più incontri, dibattiti, trasmissioni tv e radiofoniche oltre che articoli la posizione è molto diversa da quella evidenziata nei due articoli. Gli anti-evoluzionisti ritengono che la teoria di Darwin non appartiene alla scienza. Ho scritto molto su questo argomento e, a sostegno della tesi,  ho citato Margherita Hack. Non solo Verolini fraintende la posizione anti-evoluzionista ma anche altri professori come Daniele Formenti che, sul sito dell’università di Pavia, con riferimento al contraddittorio tenutosi a Roma, ha scritto che non si capisce la mia personale posizione. Credo sia, in realtà, una posizione semplice: la teoria di Darwin non è scienza sperimentale ed empirica, quindi non va insegnata come tale, è un dogma materialista sviluppatosi in oltre 2000 anni di storia. Il neodarwinismo è una religione su cui si fonda il pensiero ateo. La teoria di Darwin, in questi 150 anni di ricerche è stata rivista, rimodellata, rimaneggiata etc. etc. è una religione e non una scienza. Lo sostengono molti scienziati tra cui il famoso M. Ruse (Prof. di filosofia e zoologia) in How evolution became a religion: creationists correct National Post, pp. B1,B3,B7 May 13, 2000 dichiarando:  “L’evoluzione viene promossa dai suoi praticanti come più di solo scienza. L’evoluzione viene promulgata come una ideologia, una religione secolare – una completa alternativa al cristianesimo, con significato e moralità. Sono un evoluzionista fervente ed ex-cristiano, ma devo ammettere … che chi si attiene alla lettera ha assolutamente ragione. L’evoluzione è una religione. Era vero dell’evoluzione all’inizio, e lo è vero ancora oggi”.
Lo stesso Sir Julian Huxley, architetto del moderno neo-darwinismo ha chiamato l’evoluzione una “religione senza rivelazione” e scrisse un libro con questo nome Religion Without Revelation, 2nd edition, 1957. Nel suo libro  ”Essays of a Humanist (New York: Harper and ‘Row, 1964), p. 222, Huxley emfaticamente dichiara che dobbiamo cambiare “la forma del nostro pensiero religioso da uno che si centra su Dio in uno che si centra sull’evoluzione“. Cito anche W.H. Thompson: “questa situazione, dove uomini si riuniscono nella difesa di una dottrina che non sono capaci di definire scientificamente, e ancor meno di dimostrare con rigore scientifico, tentando di mantenere il suo credito con il pubblico attraverso la soppressione della critica e l’eliminazione delle difficolta’, è anormale e indesiderabile nella scienza”.
Per comprendere meglio la storia del pensiero che ha portato alla “vittoria” della religione atea su quella creazionista nell’ambito della scienza rimando al testo “Intelligent Design, il ponte fra scienza e teologia” di William Dembsky (Ph.D. in matematica, Ph.D. in filosofia, laurea in teologia e psicologia, ha ottenuto diverse borse di studio dalla Fondazione nazionale per le Scienze (USA), ha lavorato presso diverse università e il  MIT). Il mondo antievoluzionista, che comprende Creazionisti e non evoluzionisti, sostiene che se il neodarwinismo non debba essere insegnato nelle materie scientifiche ma in quelle filosofiche. Roberto Verolini spiega, a suo dire, che non vi è nessuna alternativa scientifica alla teoria di Darwin; per forza, il neodarwinismo non è scienza, quale alternativa va proposta se la materia del contendere non appartiene al “mondo” della  scienza?
Roberto Verolini, in un passaggio del suo doppio post, sostiene che anti-evoluzionisti e creazionisti sono in confusione… hoi hoi hoi professor Verolini, ricordiamo che l’anno scorso, durante il contraddittorio a Milano, il professor Ferdinando Catalano ha dovuto mettere ordine alla tua confusione sul concetto di “informazione” spiegando, davanti ad un pubblico di oltre 130 persone, che l’informazione ha sempre necessità di intelligenza.
Si continua a sostenere che l’uomo discenda da scimmie primordiali senza dare nessun tipo di spiegazione su fatti importanti come la modifica contemporanea della stazione, del cervello, della Faringe, del sistema nervoso etc.. oltre alle insormontabili differenze intellettuali tra scimmia e uomo, capacità come pensiero, libero arbitrio, creatività, coscienza etc. sono elementi che contribuiscono a debellare all’origini ogni ipotesi materialista sull’origine dell’uomo.
I sostenitori della favola materialista credono che le mutazioni siano in grado di sviluppare nuove informazioni, tale asserzione è assolutamente assurda quanto stupida; esse, le mutazioni, sono solamente l’errore della riproduzione, solo un fervente fanatico può sostenere che l’accumulo di errori possa generare un qualcosa di sensato. L’irrazionalità della teoria neodarwiniana vuole fare credere a tutti noi che errori continuati e indiscriminati possano generare, nell’arco di lunghissimi tempi, nuove informazioni; mutazioni e selezione naturale avrebbero sviluppato organismi sempre più complessi sino alla creazione di specie diversificate in continua evoluzione; dove sarebbero le “prove”, non le interpretazioni, di questa fantasiosa verità scientifica?
La selezione naturale è una forza eliminativa, riduce le informazioni del codice genetico, appiattisce la biodiversità. Per comprendere come gli stessi evoluzionisti “chiaccherano” di cose che sanno bene non essere possibile dimostrare basta cercare sui canali di Youtube la famosissima intervista a R. Dawkins. L’intervistatore chiede allo “scienziato” se è in grado di presentare una sola mutazione in cui si ha un aumento di informazione. R. Dawkins, dopo ben 17 secondi di silenzio in cui resta con l’espressione ebete, chiede di spegnere la telecamera… ripresa la registrazione cambia argomento. Ecco le argomentazioni degli evoluzionisti quando si fa riferimento a prove e dati reali, cioè verificabili, non ci sono. Si spegne la telecamera.
Sino ad ora le previsioni del mondo neodarwinista sono state smentite, mentre quelle di coloro che si opponevano alla teoria sono state sempre confermate.

  • Gli evoluzionisti hanno sostenuto, in passato, che gli organismi unicellulari fossero delle semplici gocce di “protoplasma”, come scriveva Huxley in contrapposizione all’ipotesi di Paley sostenitore del disegno intelligente. Oggi sappiamo che non sono primitivi e tanto meno semplici, sono capolavori, vere e proprie macchine molecolari.
  • Darwin sosteneva che lo sviluppo embrionale fosse influenzato da fattori esterni, al contrario è un progetto incorporato negli esseri viventi.
  • Cuvier sosteneva che i fossili fossero distinti e separati, infatti come è dimostrato da tutti i fossili ritrovati non vi è nessun tipo di possibilità nel ricostruire qualsiasi tipo di albero che preveda una gradualità temporale e morfologica come sostenuto dagli evoluzionisti.
  • La variabilità che si può osservare non si genera  da variazioni casuali ma solamente da rimescolamento genetico
  • La variabilità è limitata e oscillante e non illimitata come vogliono farci credere i neodarwinisti
  • La selezione naturale elimina e non contribuisce in nessuna maniera a sviluppare nuove informazioni.

Queste sono solo alcune prove di come gli evoluzionisti hanno sbagliato e, al contrario, i sostenitori del disegno intelligente/creazionisti hanno avuto ragione. Sono fatti e non ipotesi speculative. Gli esempi riportati qui sopra sono solo alcuni.
Gli evoluzionisti dovrebbero spiegarci molte cose con prove scientifiche e non con la risposta: è l’unica teoria scientifica plausibile, non vi è alternativa. Questa non è una posizione accettabile, non è scientifica, è un’accettazione di fede, una volontà aprioristica nel credere in qualcosa senza poterlo spiegare con prove giudicabili da tutti. E’ un atto di arroganza e di violenza inaudita già manifestata da K. Popper quando dichiarò: “Ogni teoria, anche una teoria scientifica, può diventare una moda intellettuale, un sostituto per la religione, un dogma dietro cui trincerarsi”. Ma non solo, Karl Popper, ha anche detto: “Il vecchio imperativo per l’intellettuale è: sii una autorità. Sappi tutto quel che c’è da sapere nel tuo campo. Una volta che sarai riconosciuto come un’autorità, la tua autorità sarà protetta anche dai tuoi colleghi, che tu dovrai naturalmente proteggere a tua volta. Non occorre sottolineare che questa antica etica professionale è stata sempre intellettualmente disonesta. Essa conduce ad occultare gli errori per amore dell’autorità”.
E’ quello che si è verificato con l’ipotesi neo-darwiniana, entrambe le affermazioni del massimo filosofo della scienza della storia di tutta l’umanità si sono verificate. Perché è successo questo? Ce lo spiega benissimo un altro famosissimo genetista evoluzionista, Richard Lewontin prof. di genetica ad Havard e amico personale del famoso prof. Gould: “Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni, nonostante essa non riesca a realizzare molte delle sue stravaganti promesse sulla salute e sulla vita, nonostante la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie prive di verifica (evoluzionismo), perché abbiamo un impegno aprioristico, un impegno materialista. Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obblighino ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali a creare un apparato d’investigazione ed una serie di concetti che generano spiegazioni materialistiche; non importa quanto contro intuitive, non importa quanto  mistificanti per i non addetti ai lavori. Non solo, ma tale materialismo è assoluto, perché non possiamo aprire la porta al piede divino”. La citazione è ripresa da “Billions and billions of demons”, The New York Review, 9 January 1997, p. 31.
La teoria dell’evoluzione della specie sta bene? Anche in questo caso, caro professor Roberto Verolini, ti invito a uscire dal provincialismo italiano e a verificare come la letteratura che nega la scientificità al neodarwinismo è in continuo aumento. Basta andare alla libreria dell’università di Harvard e guardare con i propri occhi i 5 scaffali di libri contro la teoria di Darwin e vedere come negli ultimi 15 anni sono in continuo aumento.
Non credo servano altre parole per spiegare quello che è successo e che sta succedendo; vi sono scienziati che hanno costruito una carriera su una favola incredibilmente suggestiva, l’hanno spacciata per verità assoluta senza possibilità di essere messa in discussione, ma i tempi sono cambiati.


FOSSILI: A DOMANDA RISPOSTA

novembre 16, 2010

Risposta al commento di raptoridiano (si firma in questo modo)

COMMENTO

Ahah, divertente! “Ida” sarebbe la prova dell’ inesattezza dell’ evoluzione? A dire il vero è uno di quelli che certa gente male informata chiamerebbe “anelli mancanti”, che si colloca tra gli strepsirrini e gli aplorrini, e perciò tra lemuri e scimmie. Di certo Darwinius masillae non è un fossile vivente.

Di forme transizionali (non “anelli mancanti”, come qualunque persona sufficientemente informata sa) ce ne sono a centinaia, giusto per fare qualche esempio:

_Gerobatrachus hottoni_ (tra rana e salamandra)

_Tiktaalik roseae_ (tra pesci e tetrapodi)

_Ambulocetus natans_ (tra mammiferi terrestri e cetacei)

_Pikaia gracilens_ (tra invertebrati e vertebrati)

_Archaeopteryx litographica_ (tra dinosauri non-aviani e dinosauri aviani/uccelli)

_Darwinopterus modularis_ (tra ranforincoidi e pterodattiloidi)

_Darwinius masillae_ (tra lemuri e scimmie)

Per altre info: http://riflessionisullafede.wordpress.com/2010/03/11/prove-a-sostegno-dellevoluzione/

E, per chi sa cosa sia realmente uno studio scientifico: http://paleofans.blogspot.com/2010/01/le-prove-e-le-non-prove.html

E ancora: http://theropoda.blogspot.com/2010/06/coelurosauria-vs-creazionismo.html#more

http://theropoda.blogspot.com/2010/06/che-cose-la-storia-evolutiva-seconda.html#more

http://theropoda.blogspot.com/2009/12/faq-proposito-dellorigine-degli-uccelli.html

http://paleofans.blogspot.com/2010/04/io-sono-un-anello-mancante.html

E potrei continuare ma mi fermo qui…mi ci voleva uno sfogo, ora censurate pure il mio commento.

RISPOSTA

DI STEFANO BERTOLINI

Cosa c’è di così sbagliato nel fare riferimento agli “anelli mancanti”? Anche se non è un termine usato nell’ambito scientifico, rimane un termine usato dal grande pubblico, ed essendo AISO un sito per il grande pubblico, perché non usare termini a cui si può associare questo grande pubblico? Dopotutto, ci sono anche noti evoluzionisti ed atei che usano questo termine, per esempio:

 

Richard Dawkins nel suo ultimo libro “The Greatest Show on Earth”

http://www.repubblica.it/online/cultura_scienze/ominide/ominide/ominide.html

http://www.uaar.it/news/2010/04/05/sudafrica-trovato-anello-mancante-tra-australopiteco-e-homo-habilis/

http://ugaciaka.wordpress.com/2010/04/05/la-vendetta-di-darwin-trovato-lanello-mancante-tra-la-scimmia-e-luomo/

 

Come definito da Wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Transitional_fossil): Transitional fossils (popularly termed missing links) are the fossilized remains of intermediary forms of life that illustrate an evolutionary transition [I fossili transizionali (comunemente noti come anelli mancanti) sono resti fossilizzati di forme di vita che dimostrano una transizione evolutiva].

 

L’anello mancante si riferisce ad un qualsiasi organismo che sarebbe un rappresentante della lunga serie di organismi che l’evoluzione avrebbe portato da uno stato d’esistenza primitivo ad un altro notevolmente diverso, come da invertebrato a vertebrato, da dinosauro ad uccello, e questo include ma non è limitato ad una forma di transizione fra qualche antenato primitivo e l’uomo.

 

Continuando con le definizioni e la sua obiezione per Darwinius masillae: fossile vivente. Questo è un termine spesso frainteso. Leggendo in http://en.wikipedia.org/wiki/Living_fossil (riportato anche in http://www.paleautonomy.com/taphonomy/living.html), si può capire che un taxon lazzaro è un taxon (una specie o gruppo di specie) che riappare improvvisamente, o nella storia dei fossili o fra gli organismi viventi (come se il fossile fosse tornato in vita), mentre un fossile vivente è una specie che sembra non essersi mutata per un lunghissimo periodo di tempo (come se il fossile sia sempre rimasto in vita), ma con bassa diversità tassonomica. Visto che Darwinius masillae (Ida) è rimasto essenzialmente invariato fino al lemure moderno, Ida rientrerebbe nella definizione di fossile vivente se non per il fatto che ha diversità tassonomica che lo escluderebbe da una stretta applicazione della definizione, perciò Lei avrebbe raggione a non definire Ida strettamente come fossile vivente. La lunga lista informale di fossili viventi nel sopracitato link di Wikipedia e l’implicazione di stasi è in aperta contradizione ad una continua evoluzione. D’altra parte il Latimeria chalumnae (conosciuto comunemente come celacanto) ed altri come Porphyrio hochstetteri e Wollemia nobilis sono chiaramente taxon lazzaro.

 

Essendo lei una persona che chiaramente legge e si informa, spinta da un desiderio di continua formazione, sono rimasto piuttosto stupito dal suo riferimento alle “centinaie di forme transizionali”. Nell’articolo sul sito AISO su cui lei fa commento, ho fatto riferimento alla teoria dell’equilibrio punteggiato, inventata proprio nel 1972 dai famosi atei Gould ed Eldridge per spiegare l’assoluta mancanza di fossili di transizione. Per non infastidirla vede che non uso più il termine “anello mancante”. Quando sono proprio i paleontologi evoluzionisti a dichiarare che mancano questi fossili transizionali, allora non è più un’elaborato stratagemma o invenzione dei creazionisti:

 

Il dott. Colin Patterson, Senior Palaeontologist, Museo Britannico di Storia Naturale ha scritto il libro “Evolution”. Gli fu chiesto perché non avesse incluso informazioni sulle forme intermedie. Segue la sua risposta: “Concordo pienamente con i Suoi commenti riguardo alla mancanza di illustrazioni chiare di forme di transizione nel mio libro. Se fossi stato a conoscenza di una qualsiasi forma, fossile o vegeto, l’avrei sicuramente incluso… Lo dico apertamente: non esiste alcun fossile per il quale si possa difendere questa posizione in maniera inattaccabile” L.Sunderland, Darwin’s Enigma, Master Books, Arkansas, USA, 1998, pp. 101–102.

 

Ancora: “…l’anatomia e le serie fossili non sono affidabili per ricostruire le connessioni evolutive. Ma ciò nonostante, tutti i paleontologi continuano a insistere ad utilizzare la stessa metodologia”, J. Lowenstein and A. Zihlman, “The invisible ape”, New Scientist, Vol. 120 (1641), pp. 56, 57, 1988.

 

Forse lei non ha letto il recente articolo su New Scientist (Lawnton, G., Uprooting Darwin’s tree, New Scientist , 201(2692):34–39, 24 January 2009) dove la copertina riporta il testo “Darwin was wrong”, “Darwin aveva torto”: “Non esiste alcuna prova che l’albero della vita sia una realtà”, Eric Bapteste, Biologo, Università Pièrre & Marie Curie, Parigi, come riportato nell’articolo.

 

Guardiamo alcune di queste centinaia di forme transizionali che lei cita (che sono sempre le medesime presentate a sostegno dell’evoluzione):

 

Gerobatrachus hottoni: “L’esemplare lungo 110 cm è preservata con la parte sottostante visibile e mancano solo le stilopodi, zeugopodi e le parti basse del teschio e la fascia pettorale” Anderson, J., Reisz, R., Scott, D., Frobisch, N., & Sumida, S., A stem batrachian from the Early Permian of Texas and the origin of frogs and salamanders, Nature 453(7194):515–518, 22 May 2008. Nel linguaggio comune ciò vuol dire che mancavano le zampe (stilopodi, zeugopodi) e cosi è impossibile determinare come si muoveva! John Bolt, evoluzionista e curatore dei fossili anfibi del Museo di Chicago, ha esortato di stare attenti nell’interpretare il fossile. Dichiara che è difficile dire con certezza se questa creatura fosse un antenato comune fra rane e salamandre, “visto che esiste un solo esemplare di Gerobatrachus, ed ancora peggio, un esemplare incompleto”.

 

Tiktaalik roseae: Più una creatura mosaica che forma di transizione. Ci sono problemi con la data assegnata e il lignaggio del fossile che non quadra. Wise, K.P., The origin of life’s major groups; in: Moreland, J.P. (Ed.), The Creation Hypothesis: Scientific Evidence for an Intelligent Designer, InterVarsity Press, Downers Grove, pp. 211–234, 1994; esp. p. 227., Ichthyostega spp., Devonian Times, 11 April 2006.  La pinna, che sarebbe un’arto in evoluzione, non è collegata al scheletro e non potrebbe sostenere il peso della creatura. Anche il famoso fossile del Latimeria chalumnae avrebbe avuto un arto in evoluzione, ma dopo che è stato pescato un esemplare vivente, la pinna si è scoperta essere semplicemente una pinna!

 

Ambulocetus natans: La pelvi, l’omero e la scapola non sono stati trovati, ma sono proprio queste parti le più fondamentali per capire il suo modo di locomozione. Altre parti dello scheletro di Ambulocetus sono state trovate 5 m più in alto. Questa forma transizionale viene associata ad un suo antenato, Pakicetus attocki, che però si è ‘mutata’ da forma transizionale fra mammiferi terrestri e cetacei ad umile roditore terrestre dopo la scoperta di un esemplare più completo: Thewissen, J.G.M., Williams, E.M., Roe, L.J. and Hussain, S.T., Skeletons of terrestrial cetaceans and the relationship of whales to artiodactyls, Nature 413(6853):277–281, 20 Sep 2001. Meglio informarsi con le ultime ricerche scientifiche prima di usare l’evoluzione dei cetacei a prova dell’evoluzione.

 

Archaeopteryx litographica: Una delle più classiche! Mi dispiace deluderla, ma sono decenni che anche l’archaeopteryx non figura come forma transizionale: “I paleontologi hanno cercato di trasformare l’Archaeopteryx in un dinosauro terrestre pennuto. Ma non lo è. È un uccello che si posa sugli alberi. Nessuna chiacchiera paleontologica può cambiare i fatti”, Alan Feduccia, evoluzionista e un’autorità mondiale sugli uccelli dell’Università della North Carolina di Chapel Hill. Citato in V.Morell, Archaeopteryx: Early bird catches a can of worms, Science 259(5096):764-765, 5 February 1993. Lei ha mai cercato di immaginare un polmone che si evolve dal polmone a mantice dei rettili a quello molto più complesso e circolatorio aviario? Se ogni parte del polmone aviario non fosse pienamente formata, non potrebbe funzionare e l’uccello/dinosauro morirebbe senza alcuna possibilità di passare il suo DNA in evoluzione ai propri figli.

 

Darwinopterus modularis: Prima di tutto è “datato” a 160 Ma, un po’ giovane per la teoria di Maynard Smith rispetto a Rhamphorhynchus (165 a 150 Ma), che sarebbe un antenato di Darwinopterus, perché aveva sia la coda lunga che caratteristiche avanzate della testa ed il collo che si sono evoluti senza la spinta selettiva dovuto alla compensazione di una perdita di stabilità nel volo. Fra quelli che l’hanno scoperto, Dr David Unwin, Università di Leicester, UK, che si aspettava una forme intermedia secondo il pensiero di Maynard-Smith: “Darwinopterus era un po’ uno shock per noi. Ci aspettavamo sempre una creatura che avrebbe riempito un vuoto, con caratteristiche tipicamente intermedie come una coda moderatamente elongata, né lunga, né corta ” … ” La cosa strana di Darwinopterus è che la sua testa e il suo collo sono proprio come i pterosauri avanzati, mentre il resto del scheletro, inclusa una coda molto lunga, è quella di forme primitive” Unwin, D., citato in McGrath, M., New flying reptile fossils found, <http://news.bbc.co.uk>, 14 October 2009.

 

Anch’io potrei continuare, ma nel mio caso presentando fatti scientifici sostenuti da bibliografie, ma mi fermo qui…

 

Questo: http://paleofans.blogspot.com/2010/01/le-prove-e-le-non-prove.html sarebbe uno studio scientifico? È solo una bibliografia. Una bibliografia è solo una lista. Uno studio scientifico invece deve esaminare le prove e le predizioni di un’ipotesi. Quando queste non superano l’esame della falsificazione, perché le sue predizioni non si avverano o le prove mancano, allora rimane semplicemente un’ipotesi e non una teoria scientifica. Karl Popper, il padre del metodo scientifico moderno, ha dichiarato: “Sono arrivato alla conclusione che il Darwinismo non è una teoria testabile, ma un programma di ricerca metafisica” K.Popper, Unended Quest: An Intellectual Autobiography [1974], Open Court: La Salle, Ill., Revised Edition, 1982, p.168. La prima predizione dell’ipotesi dell’evoluzione è quella delle forme transizionali. Come abbiamo illustrato, le forme transizionali non sono state trovate, perciò la prima predizione rimane insoddisfatta, e così l’ipotesi dell’evoluzione rimane un’ipotesi infondata, una fede in un idea senza sostegno materialistico; un assioma che è caduto in rovina. Geoffrey

Risposta in collaborazione con il prof. Geoffrey


L’UOMO HA DAVVERO SINTETIZZATO LA VITA?

novembre 9, 2010

di J. Sarfati/tradotto da Geoffrey Allen-

A fine maggio 2010, telegiornali e quotidiani riportavano la straordinaria prodezza del dott. Craig Venter che annunciava di aver creato una forma di vita artificiale. Molti antagonisti del creazionismo si sono avvalsi della notizia a sostegno delle loro posizioni e per schernire per l’ennesima volta i creazionisti.

Che cosa ha effettivamente realizzato il dott. Venter, e cosa significa per il dibattito sulle origini?

Le notizie di prima pagina riportavano testi quali: “Costruita prima cellula artificiale” (TGCom, 20/5/2010). Leggendo l’articolo, si viene a scoprire che il dott. Venter ha costruito il genoma di un batterio e lo ha iniettato in una cellula. Prendiamo nota di cosa significa questo. Il DNA è stato costruito partendo da zero e poi è stato inserito in una cellula pre-esistente, confermando chiaramente che per la vita non è sufficiente il solo DNA. Per poter funzionare, esso necessita dell’intero macchinario della cellula, confermando così che l’evoluzione chimica, detta anche abiogenesi (l’origine della vita da sostanze inanimate), rimane un circolo vizioso. Il DNA non serve a nulla senza una macchina per decodificarlo, ma questa macchina stessa è codificata nel DNA.

Il DNA può essere considerato come un software. Il dott Venter spiega che quando il software DNA di una cellula viene sostituita, essa inizia subito a leggere il nuovo software e a produrre delle proteine diverse. “La vita è il risultato di un processo di informatica. Il nostro codice genetico è il software e le nostre cellule leggono costantemente il nostro codice genetico, costruendo nuove proteine, e le proteine costruiscono gli altri componenti della cellula”.1

Questo corrisponde a quanto detto dall’evoluzionista Paul Davies, il quale spiega la cellula vivente come un supercomputer incredibilmente potente. Il segreto della vita non sta negli ingredienti chimici del DNA, ma nel loro ordinamento organizzativo. Davies descrive la cellula vivente come “un sistema incredibilmente complesso che elabora e riproduce informazioni”. Spiega inoltre che “il tentativo di generare la vita mescolando sostanze chimiche in una fiala è come saldare interruttori e cavi nel tentativo di produrre Windows 98. Semplicemente, non funziona perché il concetto è sbagliato prima di partire”.2

Questo fatto fondamentale mette in serie difficoltà gli evoluzionisti che cercano di spiegare come la prima forma di vita sia comparsa come risultato della combinazione di alcune sostanze chimiche contenenti molecole cieche e disordinate. Com’è potuto uscire da questo caos una macchina in grado di progettare e scrivere il proprio software?

Tornando a considerare l’impresa di Venter, vediamo che egli ha modellato il suo software seguendo l’organizzazione conosciuta del più semplice organismo in grado di riprodursi, il Mycoplasma. In seguito ha sintetizzato del DNA (copiando la sequenza del Mycoplasma), e lo ha leggermente modificato aggiungendo quattro “filigrane” per poterlo riconoscere in seguito a una esposizione a certi farmaci. Questo DNA è stato poi impiantato in un batterio dello stesso genere. La sintesi di una qualsiasi molecola DNA estesa è estremamente difficile e Venter ha realizzato una molecola lunga oltre un milione di lettere di codice, il che rimane piuttosto lontano da quanto realizzabile per puro caso da una zuppa primordiale. Una zuppa primordiale, poi, avrebbe prodotto un rapporto di 50/50 tra aminoacidi di molecole levogire e destrogire, come avvenne nel famoso esperimento di Miller del 1952. Peccato che la sola presenza di una molecola destrogira avrebbe distrutto la vita, la quale consiste unicamente in aminoacidi formati da catene di proteine di molecole levogire. Per creare il suo DNA, Venter ha utilizzato proteine di lievito per collegare catene di DNA, che rimane chimicamente instabile. Considerando tutto questo, quello che Venter ha realizzato nel produrre il DNA è stato una vera prodezza scientifica. Ma la domanda che dobbiamo porci è: Venter ha veramente creato la vita?

Il bioingegnere James Collins della Howard Hughes Medical Institute, ricercatore alla Boston University, dice che tecnicamente questo genoma creato dall’uomo non è artificiale. “Artificiale” implica la sintesi, o la creazione partendo dal zero, non plagiarlo da un genoma naturale. Inoltre, l’esperimento ha necessitato di una cellula ricevente per fornire il citoplasma che potesse accogliere il genoma trapiantato.3 Glenn McGee del Center for Practical Bioethics di Kansas City aggiunge che l’affermazione di aver creato la vita artificiale richiede che l’intero organismo sia prodotto dalle materie prime. “Hanno trapiantato con successo il DNA da un organismo all’altro senza danneggiare il funzionamento del DNA precedente…”, egli dice. “Spiegata così, la notizia rimane notevolmente meno significativa”.3

Un altro scettico nei confronti di questa notizia è il genetista Steve Jones, anch’egli non favorevole alle posizioni creazioniste. “L’idea che questo sia come prendere il posto di Dio è semplicemente assurdo. Quello che Venter ha fatto in termini genetici si potrebbe paragonare a modificare un programma Apple Mac e farlo funzionare su un PC, e poi dichiarare di aver creato un computer. Non è banale, ma le affermazioni che sono state fatte al riguardo sono assolutamente assurde”.4

Quale conclusione?

Analizzando l’affermazione di Venter di aver creato la vita artificiale, vediamo che sono state applicate l’intelligenza e una progettazione meticolosa per usare proteine di lievito per unire catene corte di DNA, e che il DNA così prodotto è stato impiantato in una cellula preesistente. È stata creata una forma di vita artificiale in laboratorio? Gli scienziati evoluzionisti, esperti in genetica e biologia, dicono categoricamente di no. L’uomo ha fatto un passo in più verso la conferma della possibilità dell’evoluzione chimica, detta abiogenesi? Ancor meno. Gli evoluzionisti che inizialmente hanno usufruito di questa notizia per sostenere le loro posizioni, ora invece si sono mostrati semplicemente accecati dai loro dogmi, disinformati su quello che realmente costituisce e implica la loro amata ipotesi sull’origine della vita e trascinati dall’onda di preconcetti che si chiama evoluzione. Alla fine, si è trattato ancora una volta di nient’altro che di un ennesimo evento mediatico, simile a quelli del lemure Ida e del fossile Ardipithecus Sediba. L’evoluzione altro non è che un dogma sulle origini senza alcun fondamento. Senza l’abiogenesi, neanche l’evoluzione può sussistere.

Adattato da un articolo di Jonathan Sarfati, CMI

  1. 1. http://www.guardian.co.uk/science/video/2010/may/20/craig-venter-new-life-form.
  2. 2. Davies, P., How we could create life—The key to existence will be found not in primordial sludge, but in the nanotechnology of the living cell, The Guardian, 11 December 2002, www.guardian.co.uk/education/2002/dec/11/highereducation.uk.
  3. 3. http://www.sciencenews.org/view/generic/id/59438/title/Genome_from_a_bottle.
  4. 4. http://www.guardian.co.uk/theobserver/2010/may/23/observer-profile-craig-venter.

Se il naturalismo giustificasse l’omosessualità cosa succederebbe?

novembre 5, 2010

Proponiamo un articolo che sicuramente provocherà qualche sdegno, ma noi non ci fermiamo al pensiero unico e quindi ben venga tutto ciò che è di stimolo per il dibattito:

 

Sempre più spesso quando si parla di omosessualità e battaglie progay si sentono ignoti telespettatori oppure membri di associazioni proomo in programmi tv i quali giustificherebbero l’omosessualità assecondandola alle primarie esternazioni animali che in natura avverrebbero frequentemente.

L’esempio più usato è il Bonobo, una particolare scimmia che ha la caratteristica insolita se non unica dove non esistono individui eterosessuali, ma interamente al 100% bisessuali ed essendo la scimmia più somigliante a noi geneticamente, spesso viene usata, con chiari riferimenti evoluzionistici, in ambito sociale umano come giustificazione ad alcune forme di sessualità.

Tuttavia questi esempi fanno solo sorridere i più esperti in quanto con questo esempio se ne deduce l’incapacità non solo logica, ma pure naturalistica.

Si sta infatti parlando di bisessuali, non di omosessuali.

Tanto per cominciare esistono sostanziali differenze tra le due tipologie di attrazioni oltre che socialmente incompatibili a tal punto che gli stessi omosessuali discriminano i bisex perché non aventi un orientamento sessuale predefinito (bifobia).

Se proprio vogliamo dirla tutta i Bonobo usano il sesso come deterrente alle tensioni interne al gruppo, sono infatti soprannominate “le scimmie buone” proprio perché la continua pratica sessuale non lascia tempo alle liti per la serie “fate l’amore, non fate la guerra”.

Riflettendo se fossi un naturalista obiettivo direi che il bisessuale ha qualche speranza di accoppiarsi e dunque la sua specie prosegue, per l’omosessuale invece no purtroppo dunque l’esempio naturalistico è di per se errato in partenza, una popolazione interamente omosessuale non esisterà mai previo estinzione.

Il punto tuttavia non è questo, bensì un più grave problema logico si verificherebbe successivamente.

I Bonobo (gli stessi con la quale si giustificherebbe l’omosessualità come normale), non praticano solo sesso omosessuale, ma una serie di pratiche sessuali in taluni casi anche vietate per legge.

Stiamo parlando ovviamente di zoofilia, pedofilia e incesto.

La zoofilia nel mondo animale è una pratica non tanto diffusa, alcuni esempi possono essere accoppiamenti tra asini e cavalli, tra leoni e leopardi, tra uomini e scimmie ecc…; il sesso extraspecie è dunque un modo di esternalizzare i propri istinti di riproduzione; in casi normali ogni animale è capace di riconoscere il partner ideale per la riproduzione, ma talvolta possono accadere in maniera più o meno volontaria casi di questo genere.

La pedofilia nel mondo animale e l’incesto invece sono pratiche addirittura più comuni della stessa omosessualità.

Nei Bonobo infatti, ma anche in molti viventi per lo più K selezionati con forte stratificazione sociale e gerarchie matriarcali o patriarcali, accoppiarsi con i propri figli anche appena sessualmente maturi è pratica comune non esiste infatti il concetto di maggiorenne e minorenne.

Evitiamo inoltre riferimenti alle violenza sessuale che spesso avviene nei gruppi oppure da parte di un intruso che avendo poco tempo a disposizione, mentre il padrone di casa è fuori a cercar cibo, consuma la tragedia.

Altre pratiche sessuali che in natura sono perfettamente normali sono la fitofilia, la coprofagia-filia, l’urofagia-filia, la necrofilia ecc…

Fuori dall’ambito sessuale altre macabre pratiche sono il furto, l’omicidio, il genocidio (anche della propria prole) ecc…

Dunque ci ritroveremo a dover giustificare al contempo stesso la Franzoni, i preti pedofili di cui tanto si parla, i vari mostri siano essi di Firenze, di Genova o di qualunque altra città, le continue e reiterate violenze sessuali verso le donne soltanto perché avvengono tranquillamente in natura.

Se continuassi ci sarebbe una serie infinita di pratiche che noi uomini aborriamo perché insensate, trasgressive, dannose socialmente ecc…

Per concludere il naturalismo concorre con le sue discendenze evolutive ad esporre il genere umano ad accettare come normali queste pratiche solo perché noi uomini siamo discendenti di un parente in comune con le scimmie ed ancora più lontano con tutti gli altri viventi; l’uomo non può e non deve cedere a questi riferimenti logici che concedono solo che una giustificazione ad atrocità compiute verso il prossimo; l’uomo è l’uomo ed ha la sua struttura sociale ereditata dai suoi antenati che non hanno nulla a che fare con il resto dei viventi.

 

Pro e contro.

Alcune persone hanno contestato questo ragionamento asserendo che la pedofilia umana è una pratica atroce verso chi è incosciente e non ha capacità di intendere volere ed è diversa da quella che avviene in natura dove non esiste una complessità sociale come la nostra.

Perfettamente d’accordo, tuttavia mi riserbo due ragionamenti che non danno scampo a questa giustificazione.

Il primo è che se il sesso tra maggiorenni e minorenni con più di tre anni di differenza non può essere praticato perché stiamo parlando di persone incapaci di intendere e volere (minorenni), allora non può essere fatto neanche tra due minorenni perchè doppiamente irresponsabili; purtroppo invece tale cosa pare non sia legale ed ha il bene placido di tutti, ma è illegale la visione di materiale pornografico a minorenni (cosa pensa la legge che quando due bambini si accoppiano non facciano quello che si vede in un porno?)

Il secondo è che evolutivamente parlando è irrazionale.

Se l’evoluzione ha dato la gametogenesi all’uomo fin dall’età di 12 anni circa di media, vuol dire che la selezione naturale ha stabilito che a quell’età la nostra specie è in grado di procreare.

Dire che c’è differenza tra minorenni sessualmente maturi e maggiorenni, equivale a dire che l’evoluzione ha toppato perché non è stata capace di generare tramite la selezione naturale (il motore stesso dell’evoluzione) viventi maturi sotto tutti i punti di vista.

A questa affermazione sono giunte altre repliche che elenco qua sotto.

La pedofilia in particolare è molto diversa dall’omosessualità che invece viene praticata da due maggiorenni ed inoltre l’evoluzione biologica pian piano è stata sostituita da quella sociale.

Le risposte sono invalide entrambe.

La differenza che c’è tra maggiorenne e minorenne è soggettiva, l’evoluzione intellettuale di un bambino non segue la legge. Molti decenni or sono il limite in Italia era a 21 anni e si campava in media 50 ora è 18 e si campa in media 80.

La gente è diventata molto più sveglia ed il limite tra consapevole e non si sta assottigliando; non a caso in Inghilterra si stava cercando di abbassare la legalità dell’atto sessuale tra maggiorenni e minorenni da 18 a 16 anni.

Inoltre l’omosessualità è un tipo di orientamento sessuale che a differenza della pedofilia non da eredi per cui mi vien da chiedere se sia solo un banale tentativo di normalizzare un atto di piacere che non ha nulla a che fare con ciò che l’evoluzione o Dio ci ha dato, l’apparato sessuale è nato per procreare, non in primis per provare piacere; quella è una conseguenza e stratagemma per far si che viventi superiori possano accoppiarsi a differenza di quelli inferiori che si accoppiano a prescindere e dove non provano nessuna sensazione, cosa del tutto irrilevante.

 

P.S.

Nessuno ovviamente vuole colpevolizzare l’omosessuale facendolo sentire un essere inferiore, sotto le lenzuola ognuno fa ciò che vuole, tuttavia alcune richieste da parte di gruppi omo come l’adozione sono gesti irresponsabili.

Il bambino ha diritto incontestabile di avere due figure diverse a gestire la sua vita in quanto esse sono socialmente diverse e complementari. Un bimbo con due genitori uguali non è in grado di poter scegliere il papà o la mamma secondo esigenze, inoltre si verificherebbe una discriminazione in quanto il bimbo potrebbe sentirsi inferiore o diverso familiarmente parlando nei confronti di quei bimbi con famiglie etero non sapendo cosa significa avere una mamma od un papà.

 

Daniele


CIAO ROMANO

novembre 2, 2010

Nella storia di ogni grande movimento ci sono dei grandi uomini che con la loro visione, coraggio, perseveranza e certezza in quello a cui credono hanno fatto crescere la visione e coraggio in altri. Nella storia di AISO riconosciamo nel nostro Presidente Romano Ricci uno di quei grandi uomini. E’ con grande dolore che diciamo addio ad un caro amico. Il 20 ottobre 2010 Romano si è spento dopo una dura malattia. Porgiamo le nostre più sentite condoglianze a sua moglie, due figli, nuore e nipotini. Romano è stato un marito devoto ed un padre che ha tanto amato i suoi figli, in cui vediamo una riflessione della sua integrità. La società ha bisogno di più uomini di parola e di tanta serietà come Romano, ma ahimè, sono qualità di carattere sempre più scarse in un mondo troppo egoista.

Nel 1999 insieme ad un piccolo gruppo di persone, accesi da una visione comune, hanno fondato la nostra Associazione. Inizialmente conosciuta come Centro Studi Creazionismo, il nome dell’associazione è stato cambiato nel 2004 in A.I.S.O. Associazione Italiana Studi sulle Origini, per meglio riflettere il nostro mandato di diffondere, con argomenti scientifici, una più ampia conoscenza delle nostre origini. Il crescente patrimonio di ricerche scientifiche conferma l’impossibilità dell’ipotesi dell’evoluzione a spiegare adeguatamente l’origine della vita e riconoscono la mano di un Progettista Intelligente. L’assoluta certezza in questo Dio Creatore ha dato a Romano una invidiabile serenità fino all’ultimo. Anche nella stretta della morte Romano ha mostrato la sua integrità e costanza alla sua visone del mondo, una visione che comprendeva Gesù Cristo non solo come Creatore, ma come il suo redentore.

Sotto la guida di Romano A.I.S.O. ha avuto straordinari risultati ed è cresciuta in pochi anni dall’incognito ad un’associazione riconosciuta e rispettata in tutta Italia. Molti non avrebbero osato fare passi cosi audaci, ma è proprio in questo che si riconosce un vero leader che riesce ad infondere la sua visione in altri.
In questo Romano ci ha contagiato e non dubito che la sua scomparsa ha stimolato ulteriormente i collaboratori di A.I.S.O. ad impegnarsi maggiormente per portare avanti questo grande mandato di diffondere la conoscenza che le nostre origini si trovano nella creazione Divina. Siamo figli di un Dio Creatore e questo porta con se un valore inestimabile.

Più che dire addio, voglio celebrare la vita di Romano, per quello che ha fatto per il prossimo, per quello che ha fatto per A.I.S.O. e per quello che ha fatto per me. Ci mancherai. Arrivederci caro Romano.

Stefano Bertolini
Vice Presidente AISO


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