DNA ANTICO

aprile 28, 2010

Nuove tecniche hanno reso i risultati più affidabili

Per la prima volta è stato sequenziato ben 79% del genoma umano antico dai resti (capelli) congelati trovati in Groenlandia. Il lavoro, guidato da Eske Willerslev dell’Università di Copenhagen nei laboratori del Centro Genomico cino-danese di Shenzhen, China, è frutto della collaborazione di ricercatori russi, americani, estoni, francesi e australiani, oltre, naturalmente danesi e cinesi. Il loro lavoro è stato pubblicato sul fascicolo dell’11 febbraio 2010 della rivista Nature.

È risultato che gli eschimesi provengono dalla Siberia ed hanno colonizzato Groenlandia e Nord America circa 5,500 e 1,500 anni fa.

Con questa ricerca finalmente si pone fine alle polemiche sul sequenziamento del DNA nucleare e mitocondriale umano antico. Tra i pionieri di questi studi occorre ricordare l’equipe di Guido Barbujani e Giorgio Bertorelle, del Dipartmento di Biologia dell’Università di Ferrara, che nel 2003 sequenziarono il DNA dei resti di uomo di Cromagnon trovati in una grotta in Calabria. All’epoca il loro studio fu criticato da due delle massime autorità nel campo: Alan Cooper (Oxford) e Svante Pääbo dell’Istituto di Antropologia evolutiva Max-Planck (Germania). Le critiche si basavano sul rischio di contaminazione dei reperti antichi con il DNA moderno dei soggetti venuti a contato con il materiale antico, e anche sul fatto che il DNA del Cromagnon dovrebbe essere così simile a quello umano attuale, che non si sarebbe mai potuto sapere se i risultati siano reali (!).

Una cosa è certa, lo studio del genoma antico riguarda reperti recenti, di epoca storica oppure datati a poche decine di migliaia di anni fa, quindi può gettare luce sul passato recente, ma non su quello evolutivo. Forse per questo alcuni evoluzionisti non erano entusiasti di questo tipo di ricerche.

Ora che la ricerca ha coinvolto le università di mezzo mondo e i metodi sono un po’ più sicuri, Cooper e Pääbo sono diventati paladini del sequenziamento del DNA umano antico. In un recente articolo Pääbo dichiara che “ora possiamo fare ciò che un anno fa io ritenevo impossibile – ottenere sequenze affidabili di DNA umano – anche se per ora solo da reperti ben conservati”. Viva la sincerità. Dopo sette anni si è arrivati alle conclusioni dell’equipe di Ferrara. Ma negli articoli recenti i ricercatori-pionieri italiani non sono neanche citati. Rei di avere agito senza il benestare di Cooper e Pääbo? Chiedo scusa ai lettori per il piccolo sfogo patriottico.

Di Mihael Georgiev

autore del libro “Charles Darwin. Oltre le colonne d’Ercole


GLI ATEI CHE BOCCIANO DARWIN

aprile 26, 2010

di Antonio Pozio

In un editoriale a firma di Andrea Lavazza, l’Avvenire commenta il saggio di Fodor e Piattelli Palmarini.

http://terzotriennio.blogspot.com/2010/04/gli-atei-che-bocciano-darwin.html

Il loro libro, uscito a febbraio, ha fatto rumore nel mondo anglosassone. E probabilmente lo farà in Italia, dove la traduzione è annunciata per metà aprile. D’altra parte, un titolo come “Gli errori di Darwin” sembra fatto apposta per suscitare contrapposizioni. Lo scopo gli autori l’hanno espresso chiaramente in un articolo pubblicato sulla rivista “New Scientist”, in cui sintetizzano i contenuti del volume (in uscita per Feltrinelli): la selezione naturale ha mostrato un’insidiosa tendenza imperialistica, le sue spiegazioni ex-post si sono diffuse dalla biologia a un ampio numero di altre discipline, dalla filosofia alla psicologia, dall’antropologia alla sociologia, fino all’estetica e persino alla teologia; quindi, se si demolisce l’efficacia della selezione in biologia, cadrà anche la possibilità di utilizzarla (a sproposito, ritengono) in altre discipline.

Loro, il noto filosofo Jerry Fodor e lo scienziato cognitivo Massimo Piattelli Palmarini, tengono a precisare di essere atei e di non volere dare armi ai creazionisti o ai sostenitori del disegno intelligente. Ma pensano che ciò contribuisca al progresso della scienza, offrendo migliori spiegazioni, rigorosamente naturalistiche. Difficile non concordare sulle spesso generiche o infondate applicazioni del concetto di adattamento all’apprezzamento dell’arte, ai comportamenti matrimoniali o alle credenze religiose. Più controversa la tesi che altri meccanismi debbano rimpiazzare del tutto la selezione come motore dell’evoluzione. E meno facile di quanto dicano critici e sostenitori dell’ultim’ora entrare nel dibattito, piuttosto complesso, come peraltro il libro, non certo un pamphlet di semplice lettura. Quale dunque la tesi di Fodor e Piattelli Palmarini? Che l’evoluzione (cioè il mutamento delle forme

viventi) non funzioni come l’ortodossia darwiniana pensa.

Semplificando, nella riproduzione degli organismi avvengono degli errori di copiatura dei geni che portano a mutazioni fenotipiche, ovvero a cambiamenti nei caratteri fisici (o anche nei comportamenti). Alcune nuove caratteristiche permettono agli individui che ne sono dotati di meglio sopravvivere nel proprio habitat e, soprattutto, di riprodursi maggiormente, altre invece rendono un pessimo servizio (una gazzella più veloce si salverà dal leone, una più lenta finirà sempre mangiata). In questo senso, l’ambiente seleziona la più adatta tra le variazioni casuali e le specie evolvono. Niente, o quasi, di tutto questo, affermano invece gli autori. Non è l’ambiente a guidare il mutamento, sono vincoli interni di altro tipo, tra cui il funzionamento dei “geni maestri” (che comandano molte strutture dell’organismo), le leggi fisico-chimiche della forma e dell’auto-organizzazione… Per usare un esempio proposto da Piattelli Palmarini, nel fringuello una mutazione che altera la forma della metà superiore del becco produce cambiamenti congruenti nelle ossa del cranio, nella parte inferiore del becco, nei muscoli del collo e nei nervi. Ciò, in altre parole, impedirebbe di «selezionare e affinare separatamente ogni organo o tratto per il gioco cieco della natura». Le critiche alla critica non si sono fatte attendere. E non solo dai pasdaran del darwinismo. Su “Nature”, una stroncatura “istituzionale” di Massimo Pigliucci. Michael Ruse, uno degli studiosi più noti dell’evoluzionismo, che si è confrontato con i fautori del disegno intelligente, ha parlato di «libro intensamente irritante» e di «cattivissimi argomenti».

Due filosofi e scienziati cognitivi del calibro di Ned Block e Philip Kitcher hanno cercato di demolire nel dettaglio le posizioni di Fodor e Piattelli Palmarini concludendo che, fatto salvo il rispetto per le loro opere precedenti, “Gli errori di Darwin”, malgrado l’imponente letteratura citata, si basa su errori e distorsioni ed è destinato a creare confusione.

«La scienza dai tempi di Darwin ha fatto notevoli progressi e sicuramente vi sono state invasioni di campo dell’evoluzionismo, ma ciò non scredita il principio generale della selezione naturale», commenta Francesco Scalfari del polo universitario di Asti, tra i fondatori della Società italiana di biologia evoluzionistica. «Il meccanismo della “exaptation” studiato da Gould e citato nel libro (vedi box) è ben noto: non costituisce una rivoluzione, ma un’ulteriore spiegazione nella concretezza della storia naturale».

Assai prudente anche Fiorenzo Facchini, paleoantropologo dell’Università di Bologna, contrario al fondamentalismo evoluzionista, ma non disposto a gettare tutto Darwin alle ortiche.

Qualcuno ha parlato di «teoria evoluzionistica estesa», gli autori hanno replicato di volere invece operare «un vero capovolgimento». Per un singolo libro, che si basa soltanto su una rilettura di alcune ricerche, forse un obiettivo troppo ambizioso. Ma se le conquiste della scienza sono per definizione sempre rivedibili, anche l’attuale ortodossia darwiniana potrà subire ulteriori aggiustamenti nel tempo. E tutto ciò si farà sul campo, non con polemiche superficiali.

“AVVENIRE” DEL 01/04/10


Massimo Piattelli Palmerini e gli errori di Darwin

aprile 18, 2010

E’ stato pubblicato anche in Italia il Libro di due illuminati della scienza. Il testo sta creando reazioni negative in tutto il mondo da parte della “nomenclatura Evoluzionista”.

Il libro intitolato “Gli errori di Darwin” edito da Feltrinelli, è scritto da Jerry Fedor filosofo del linguaggio e cognitivista (della scuola di Noam Chomsky) e Massimo Piattelli-Palmarini biofisico e scienziato cognitivo (che ha lavorato con S. J. Gould).

Il testo affonda la sua tesi nel negare alla Selezione Naturale il compito di spiegare la “trasformazione” di una specie in un’altra.

Un attacco alla “credenza” più pura dei neodarwinisti che, tramite la selezione naturale, hanno tentato invano, sino ad ora, di dare le spiegazioni più assurde sull’origine e sviluppo degli esseri viventi.
I due studiosi spiegano che il principio neodarwiniano di selezione naturale non ha fondamento, è archeologia e che sarebbe corretto ammetterlo in modo da migliorare gli studi sull’evoluzione da parte della scienza.

I due autori ammettono che non si sa molto bene come funziona l’evoluzione (teniamo bene presente che i due scienziati sono evoluzionisti e quindi partono dal presupposto che l’evoluzione della specie sia un fatto… che non sanno spiegare… che non ha una origine documentabile – da dove arriva la vita-… che non ha meccanismi specifici verificabili… etc.) e che nessuno lo sa.

M. P. Palmerini, in molte interviste rilasciate in Italia, ammette che il neodarwinismo è finito, non ha più fondamento scientifico e moltissimi studiosi lo dicono apertamente: la “nuova sintesi” è da considerare morta (gli antievoluzionsiti lo dicono da moltissimo tempo e finalmente anche scienziati evoluzionisti ammettono la non validità scientifica della teoria di Darwin).

La sostanza di quanto sta avvenendo è che finalmente anche atei convinti come i due autori ammettono la non validità scientifica della spiegazione neodarwiniana. Il mondo scientifico mondiale, fedele al paradigma neodarwinisno, cerca invano di screditare due importanti scienziati, sino ad ieri elogiati per le loro competenze. Più intelligentemente, come ha cercato di fare sul Corriere della Sera Telmo Pievani, si cerca di dare un’interpretazioni differente alla sostanza dei due autori spiegando che la loro volontà è quella di una “teoria evoluzionsitica più estesa”.

Un tentativo molto astuto da parte del direttore di Pikaja, ma purtroppo è stato subito sconfessato dall’autore del libro.

Sulla vicenda è stato intervistato anche il famoso genetista R. Lewontin di Harvard, un mostro sacro della teoria dell’evoluzione e amico del famosissimo ed ultra celebrato S. J. Gould, lo scienziato ha spiegato: “la sopravvivenza del più adatto è l’oppio della gente”.

Quello che ci sembra di riscontrare in tutta questa storia è la conoscenza da parte di molti del fatto che la selezione naturale non spiega nulla di come “dovrebbe” avvenire la fantastica storia della trasformazione di una specie in un’altra.

M. P. Palmerini spiega, nelle svariate interviste di questi gironi, gli esperimenti fatti  in laboratorio non creano nuove specie ma solamente sottospeci… anche in questo caso abbiamo avuto sempre ragione, la selezione naturale diminuisce le informazioni…

Povero prof. Cavalli Sforza che durante la puntata  dell’infedele dedicata alla teoria di Darwin mi disse, in realazione alla mia specifica domanda sulla selezione naturale,  che dovevo studiare biologia… lui deve studiare un po’ di buon senso…

Quello che diciamo da anni è ormai sostanza nei fatti, la teoria di Darwin non spiega un bel nulla, è un paradigma difeso dalla “nomenclatura evoluzionista” arroccata nella difesa di una suggestiva idea a sostegno dell’ateismo.


I neodarwinisti sono la prova scientifica dell’esistenza di Dio

aprile 16, 2010

di Umberto Silva – 15/04/2010

Gli adepti dell’evoluzionismo hanno tradito il loro padre

Tra pochi giorni uscirà il libro di Jerry Fodor e Massimo Piattelli Palmarini “Gli errori di Darwin” (Feltrinelli). Tutte le interviste e gli articoli che il Foglio ha dedicato al dibattito sono disponibili su www.ilfoglio.it Adolescente leggevo con gran diletto “L’Origine delle specie” insieme ai libri di Verne e di Salgari, sicché ora le ben articolate argomentazioni pro o contro l’opera di Darwin mi suonano comicamente surreali, come se qualcuno mi dicesse che è storicamente dimostrato, ma anche no, che la Tigre della Malesia si è scopata la Perla di Labuan. Darwin, Anassimandro, Lucrezio, Agostino, Newton, Marx, Freud… sono incorreggibili. Darwin è assai più di un darwinista o di un creazionista, è un creatore: le sue pagine confermano che quando l’uomo viaggia oltre se stesso, lontano da quel che crede di essere – un ammasso di cellule, un re o un povero scemo – quando si abbandona all’ispirazione, allo sguardo, al desiderio, è davvero figlio di Dio e, a Sua immagine e somiglianza, anch’egli crea. Adamo ed Eva, le tartarughe delle Galapagos… favole belle, antiche e moderne; quale vera quale falsa? E’ la loro audacia, la loro inventiva, a testimoniarlo, poiché verità è bellezza, bellezza verità. A ciascun umano il mito dell’origine in cui ritrovarsi principe azzurro o brutto anatroccolo. Da dove veniamo? Dai pensieri quando folgoranti ci sorprendono privi della corazza del pregiudizio, pensieri che giungono da regioni oscure confinanti con l’impensabile. Il mondo si disegna nel dialogo dell’uomo con Dio.

La scienza può prendere dall’opera di Darwin quel che ritiene opportuno, evitando però di farne il perno per una visione del mondo. La fissazione all’origine è il modo per negare quanto di originario c’è in ciascun pensiero. Passato, futuro e presente esistono nell’attuale, in quell’atto di parola in cui ciascuno, a modo suo, racconta, di geni e progenitori. Un racconto monotono fino all’asfissia quando non si ha il coraggio d’incontrare Altro nell’ascolto di quel che si va facendo e dicendo, ché le nostre azioni e parole ne sanno più di noi. I geni non sono i nostri genitori, ma, eventualmente, i nostri figli. Noi li creiamo. Noi li osserviamo, li nominiamo, li educhiamo. Attorno ad essi ci accapigliamo in tragicomiche dispute e anche per questo resteranno nella nostra storia. Un giorno, forse, riusciremo a sorriderne. Nel frattempo, che tra un palestratissimo cervello e un’anima nera e raggrinzita… io ed altri temerariamente scegliamo l’anima, è la prova della sua esistenza. I darwinisti e gli antidarwinisti puntano a una lettura canonica dell’opera di Darwin; tale integralismo comporta una messa a morte del Padre, del Figlio e dello Spirito. I fedelissimi imbalsamano il Padre e siedono sopra la pesante pietra sepolcrale, affinché non risorga. Darwin, evoluzionista in perenne evoluzione, risorge eccome, nelle teste dei suoi sedicenti discepoli innanzitutto, che sennò non si affannerebbero a dire che lui è quella cosa lì e nient’altro, marmoreo nel tempo, implacabile testamento, morto, morto, morto. A che pro volere a tutti i costi vedere morto il Padre, se non per spartirsene le spoglie a piacimento e agitarne il cadavere come un burattino? 

Darwinismo e feticismo genetico si sostengono in un delirio che è vano inseguire in tutti i suoi giri e raggiri al fine di confutarlo; il delirio non si confuta né si sopisce, il delirio parla e va ascoltato, per intenderne la logica: nessuno può dire la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità, ma in ciò che ciascuno dice c’è del vero. Perché i darwinisti – tali non sono i veri scienziati ma gli ateologi predicatori –  insistono nel loro credo, sempre più irrigiditi, schiacciati dalla propria sé-elezione che di naturale non ha nulla, frutto piuttosto di un fantasma di fratricidio? Pare che vogliano convincerci e soprattutto convincersi che il nulla regna sovrano, che tutto è stato scritto all’inizio dei tempi e noi siamo solo le conseguenze di un eterno disamore. Di quale peccato inespiabile i figli di Dio si credono colpevoli per accanirsi in tal modo contro l’idea di essere incessantemente creati e creatori? Cosa li spaventa al punto da costringerli a rifugiarsi nello sterile deserto dello scientismo, laddove potersi dichiarare orfani? Pensano di avere ucciso il Padre, un assassinio certificato dal loro suicidio? Non abbiate paura, signori, ma nemmeno sforzatevi troppo di mentirvi: il Padre non muore. In “Totem e Tabù” Sigmund Freud sfata ogni pretesa deicida ed evoluzionista: la gloria del primato ciascuno la conquista con la forza del proprio pensiero, singolare e non ereditabile. “Morto – v’è scritto nel grande libro – il Padre risorge più forte di prima”. 

Il Padre – pensiero, parola, amore – spaventa; intollerabile l’idea d’incontrarlo, di autorizzarsi a un’invenzione, di librarsi nei cieli della creazione, della propria esistenza innanzitutto. Per viltà ci s’imparenta con la scimmia che non vede, non sente, non parla. Tuttavia, al di là delle loro peggiori intenzioni, gli ateologi darwinisti costituiscono una delle prove dell’esistenza di Dio: il loro accanimento contro di Lui dice quanto Egli sia vivo. Dio provoca, non lascia in pace, non lascia morire. I figli ribelli vegliano insonni, nel timore d’essere sorpresi da quel sogno di cui parla Amleto. Dalla croce di superbia cui si sono inchiodati lanciano la sfida: “Gettami nella polvere, mostrati Dio!”. Ma già sono vinti. Solo chi si sente trascinato dal vento divino può sentirsi così minacciato da aggrapparsi al cosiddetto gene, l’innocente acido nucleico innalzato a principio e fine di tutte le cose. Denigrando Dio i darwinisti Lo invocano, bramano qualcosa che faccia loro perdere la testa, che li porti in terre sconosciute, ove il sovrano sapere possa smarrirsi e mendicare briciole di mistero.

© – FOGLIO QUOTIDIANO

Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it


EVOLUZIONISMO: OSSERVATORE, ALTRO CHE ANELLO MANCANTE

aprile 15, 2010

Nonostante l’entusiasmo ricorrente con il quale i media accolgono le notizie su presunte conferme archeologiche alle teorie evoluzionistiche di Darwin, il cosidetto ”anello mancante” e’ ben lungi dall’essere stato trovato. Lo scrive oggi l’Osservatore Romano che rileva come i reperti ritrovati recentemente ”hanno caratteristiche riferibili all’Australopiteco africano, cioe’ a una forma sicuramente non umana (e con bassa capacita’ cranica: 420 cc), che si ritrova gia’ tre milioni di anni fa”. Insomma anche con ”il nuovo reperto rimane problematico e poco pertinente parlare di anello mancante” richiamando ”una derivazione dalle scimmie”, quando ”ci separano 7 milioni di anni” .


PRESTO UN NUOVO DIBATTITO TRA ANTIEVOLUZIONISTI ED EVOLUZIONISTI

aprile 13, 2010

E’ da pochi giorni che ho ricevuto la conferma da parte di 4 studiosi (di cui 3 professori e un professionista) per partecipare ad un nuovo dibattito/contraddittorio come quello svoltosi a Milano durante il primo congresso creazionista proposto dall’associazione AISO.

Il nuovo incontro si terrà a Roma e avrà come protagonista uno dei professori che in questi ultimi mesi ha sollevato molteplici problemi a livello scientifico sulla teoria di Darwin e tutte le sue molteplici rivisitazioni.

Sarà occasione per verificare, ulteriormente, sino a dove il neodarwinismo si può ritenere scienza o al contrario, come ritengo da molto tempo, è solamente un pensiero di tipo “religioso” che si basa su una filosofia naturalista impostasi nell’800 ma che ha un’origine molto più antica risalente ai pre-socratici.

Alcuni dei partecipanti al dibattito che hanno confermato la presenza sono già intervenuti a Milano; nello specifico due di loro sono professori a Camerino e a Padova.

Appena avrò le date e ulteriori informazioni le condividerò con voi.

Ps. E’ di questi giorni l’ennesima bufala sul ritrovamento di un fossile dichiarato anello mancante di oltre 2.000.000 di anni… Non preoccupatevi abbiamo già le informazioni relative all’ennesima stupidata, presto un pezzo curato dal Dott. M. Gerogiev.


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