Nomenclatura intellettuale piuttosto che comunità scientifica
di Fabrizio Fratus
Sul blog http://aldopiombino.blogspot.com/2009/12/gli-intellettuali-levoluzionismo-e-la.html Aldo Piombino fa un lungo commento al mio articolo “Nomenclatura intellettuale ignorante su scienza e filosofia”. L’articolo ha un difetto del quale Piombino non ha fatto caso. Presenta la situazione italiana come diversa, quasi contrapposta a quella del resto dell’Occidente. Ammetto di essere stato un po’ ingeneroso: non è che i critici dell’evoluzione abbiano vita facile all’estero, il problema è, per così dire, globale. Ma il resto degli argomenti non regge.
So bene che il metodo scientifico possiede gli strumenti per rettificare, aggiornare o rigettare delle teorie ritenute a lungo valide. All’esempio della tettonica a placche e relativa deriva dei continenti si può aggiungere quello del cambio di paradigma sulla storia della terra. Per oltre 150 anni si credeva che l’attuale crosta terrestre si sia formata nel corso di molti milioni di anni, mediante gli stessi processi di erosione e sedimentazione osservabili ora. Questa idea, chiamata “uniformismo” era contrapposta al “catastrofismo” che tradizionalmente si ispirava al diluvio universale. Nel 1923 un giovane geologo, Harlen Bretz, descrisse vaste zone nel Nord America, la cui formazione si poteva spiegare solo con un’inondazione – vero e proprio diluvio – di proporzioni inimmaginabili. Fu ovviamente deriso, ma dopo 40 anni e ulteriori spedizioni sul campo, fu trovata anche la probabile fonte dell’acqua – l’antico lago Missoula. Così il “catastrofismo” ha guadagnato cittadinanza tra gli scienziati e il pubblico.
La teoria scientifica dell’evoluzione biologica dovrebbe spiegare il (i) meccanismo (i) di un fenomeno: la supposta trasformazione dei viventi dal microbo all’uomo. In questo senso ci sono tante teorie: sicuramente non meno di 14 per quanto riguarda l’origine della vita, poi per la trasformazione delle specie una nell’altra abbiamo il darwinismo classico, il neodarwinismo, la teoria sintetica, la teoria degli equilibri punteggiati, la Evo-Devo e infine quella del Big Bang biologico. È vero che i sostenitori delle diverse teorie criticano tutte le altre, mentre sostengono l’evoluzione. Ma a questo punto l’evoluzione non è più una teoria scientifica, ma un’idea o una metastoria. Gli scienziati evoluzionisti quindi l’idea e basta: sono d’accordo che l’evoluzione c’è stata, anche se non sanno come è avvenuta. La maggior parte degli scienziati sono soddisfatti con la spiegazione darwiniana, ma una piccola parte non lo sono. Il mio lavoro non è di imporre il pensiero dei “dissidenti” come unico, ma di informare il pubblico della loro esistenza e dei limiti del darwinismo.
Piombino dice che non vede cosa ci possa entrare l’ateismo o teismo con la scienza. Si guardi un po’ meglio attorno e vedrà che c’entra e come. L’attuale dibattito non è tra i sostenitori delle diverse teorie – o se si preferisce meccanismi – dell’evoluzione, ma tra due idee o visioni del mondo. Quando la presidente dell’UAAR – che non è una Associazione scientifica, ma di atei – Maria Turchetto, scrive “Il nostro Darwin”, sa benissimo cosa dice, e lo so anche io. Può darsi in altri tempi e contesti storici i creazionisti abbiano censurato le idee evoluzioniste, ma ora le parti sono invertite.
Pubblicato da Sintesi Milano 
