Il DNA e la selezione naturale

febbraio 7, 2010

Fabrizio Fratus

Come sappiamo l’impossibilità di un’origine della vita casuale e spontanea è ormai sperimentalmente accertata. Con questo breve articolo cercheremo di comprendere se è possibile che vi siano trasformazioni nel DNA che permettano la tanto “desiderata” evoluzione da una “specie ad un’altra specie” nel senso dei grandi gruppi di animali.

Che nel DNA avvengono, nel corso del tempo, delle continue modifiche di sequenze proteiche di aminoacidi – minuscoli errori di trascrizione del patrimonio genetico – è un fatto. Gli scienziati evoluzionisti danno per scontato che nell’arco dei presunti milioni  di anni alcune di queste modifiche – gli errori cosiddetti  “utili” –  si sarebbero fissati e trasmessi nelle generazioni successive, trasformandole e dando così origine a tutte le forme di vita oggi esistenti. Ad esempio, grazie al metodo comparativo gli evoluzionisti dimostrano che “più del 94% del patrimonio genetico dello scimpanzé è simile a quello dell’uomo”, asserendo che ciò dimostrerebbe che entrambi hanno un progenitore comune. Per gli evoluzionisti il DNA, tramite le sue mutazioni, sarebbe la testimonianza che ogni vivente deriva da un comune progenitore.

James A. Shapiro[1] contesta apertamente tali valutazioni e spiega:

“la nostra conoscenza dei dettagli  dell’organizzazione delle molecole sta attraversando una espansione rivoluzionaria, le cui implicazioni non vengono apertamente discusse per non dover considerare la possibilità di  una teoria scientifica dell’evoluzione non-darwiniana”.

Il DNA è una di queste scoperte rivoluzionarie e, continua James A. Shapiro,

“…il DNA dispone di livelli multipli di meccanismi di auto-correzione per riconoscere e rimuovere gli errori che inevitabilmente avvengono durante la replicazione del DNA”.

Commentando le dichiarazioni di Shapiro, Maurizio Blondet, autore del libro divulgativo “L’uccellosauro ed altri animali, la catastrofe del darwinismo”, scrive: “Shapiro parla di proofreading mechanismus, apparati di “correzione tipografica” molto simili ai programmi di correzione-software dei sistemi di scrittura computerizzati: difatti “la rivoluzione molecolare ha rivelato un imprevisto campo di complessità e interazioni nel DNA, più simile alla tecnologia computeristica che al meccanicismo che dominava le menti quando fu formulata la moderna sintesi darwiniana”. La cellula – ed ogni organismo vivente – dispone di Il DNA, quindi, avrebbe un sistema di auto-correzione che servirebbe ad eliminare gli errori nella riproduzione del DNA, cioè eliminare proprio  le mutazioni che secondo tutte le teorie evoluzionistiche sono il motore dell’evoluzione, introducendo le “novità” che  trasformerebbero gli organismi nel corso della storia evolutiva.

Il DNA appare progettato per difendersi da tutte le casuali accidentalità e danneggiamenti impercettibili su cui gli evoluzionisti pongono le loro ipotesi di trasmissione di caratteri che permetterebbero l’evoluzione della specie, più che per servire da “materia prima” o “motore” dell’evoluzione. Come affermato dal Shapiro, il DNA è sostanzialmente una struttura stabile. Non ha possibilità di variazioni  illimitate o comunque del tipo necessario per l’evoluzione biologica come viene presentata. Shapiro precisa il suo punto di vista dichiarando: “il DNA è stabilissimo, proprio perché non è una cosa inerte, non è una vittima passiva delle forze casuali della chimica e della fisica. La visione del genoma come una serie di perline infilzate in un filo, che dominava la genetica negli anni ’40 e ’50 è da tempo scaduta. “Allora i geni erano presi come unità corrispondenti a specifici tratti dell’organismo, e l’ipotesi un gene un enzima ci assicurava che il compito essenziale di ciascun gene era di codificare una specifica molecola proteica a un dato fenotipo. Non è più così; oggi ogni gene si è rivelato essere composto da un assemblaggio modulare di motivi regolativi e codificativi. La maggior parte di questi motivi sono condivisi da vari geni, inducendo a pensare che i genomi sono costituiti come con mattoncini di Lego (genomes are assembled Lego-like) da un repertorio di elementi più basilari, di cui molti non codificano proteine, ma inducono altre importanti funzioni: trascrizione, traduzione, fabbricazione del RNA, replicazione del DNA, condensazione della cromatina e così via.

Quando analizziamo la replicazione del menoma durante la proliferazione cellulare e lo sviluppo multicellulare, vediamo che i diversi loci genetici sono organizzati gerarchicamente in reti interconnesse che funzionano dinamicamente. Non confinati ad un singolo tracciato, molti geni sono attivi in tempi differenti, partecipano all’espressione di più di un tratto fenotipico. Il confronto di genomi di organismi differenti hanno rivelato tratti di inattesa conservazione evolutiva fra vaste distanze tassonomiche [come dire: nella zanzara e nella balena, certi loci del DNA sono uguali, nonostante la distanza evolutiva che si presume separare i due viventi] mentre genomi vicinissimi [scimpanzé e uomo, per esempio] spesso differiscono in modo significativo nella disposizione degli elementi ripetitivi di DNA che non codificano proteine”.

Shapiro, continua specificando che:

“S’è scoperto che la cellula ha una capacità autonoma  di ingegneria genetica naturale, per cui taglia e divide e ricongiunge le molecole di DNA per ricostruirle in nuove sequenze guidate da reti computanti molecolari che elaborano informazioni sui processi interni e sull’ambiente esterno che si possono caratterizzare come reti rivelanti proprietà biologicamente utili di intelligenza e decisionali”.

Quindi il DNA non solo si auto-protegge, ma si auto-riorganizza. Shapiro conclude dichiarando:

“La nostra attuale conoscenza del cambiamento genetico è fondamentalmente divergente dai postulati neo-darwiniani. Dal menoma costante, soggetto solo a mutazioni localizzate e accidentali, siamo passati al genoma fluido, soggetto a riorganizzazioni episodiche, massicce e non causali, capaci di produrre nuove architetture funzionali. Tuttavia, i neo-darwinisti continuano a ignorare o a banalizzare le nuove conoscenze, e insistono nel gradualismo come sola via della mutazione evolutiva. Le  mutazioni accidentali localizzate, selezioni operate da un gene alla volta e modifiche graduali di funzioni individuali non possono spiegare in modo soddisfacente come tanta complessità, modularità e integrazione sia sorte e modificata nel DNA durante la storia della vita sulla terra. Ci sono semplicemente troppi potenziali gradi di libertà per la variabilità casuale e troppe interconnessioni di cui dare conto. Per quanto lungi sia il tempo che si assume per questi cambiamenti”.

Shapiro chiude definitivamente ogni ipotesi di mutazione e trasmissione per la creazione di nuove specie tramite il DNA.  Michael Georgiev scrive nel suo saggio “Charles Darwin oltre le colonne d’Ercole”, (Milano, Gribaudi, 2009, pp. 318-321):

“Al di là della complessità strutturale e funzionale dei viventi, che supera ogni immaginazione umana, un altro aspetto della funzionalità cellulare scoperto di recente è davvero sbalorditivo e mette ancor più in crisi l’evoluzione darwiniana. Si tratta dei sofisticati meccanismi di controllo e riparazione degli errori di copiatura, con dispositivi che «suicidano» la cellula qualora, a causa dell’ambiente esterno o del malfunzionamento delle macchine molecolari interne, le funzioni cellulari si alterano oltre una certa soglia. Meccanismi quanto mai ostili all’evoluzione, come ha scritto sul Boston Review, nel corso del lungo dibattito sull’evoluzione, James Shapiro, genetista e biologo molecolare dell’Università di Chicago:

«Nonostante i puristi come Denett e Dawkins asseriscano ripetutamente che le questioni scientifiche riguardo all’evoluzione siano fondamentalmente risolte dal neodarwinismo, il continuo fascino che il pubblico mostra per l’argomento rivela una saggezza più profonda. Vi sono molte più domande irrisolte che risposte riguardo ai processi evolutivi […]

Gli ultimi cinquant’anni di ricerca genetica e di biologia molecolare hanno portato a scoperte rivoluzionarie. Capovolgendo le visioni troppo semplificate della metà del ‘900 sull’organizzazione e funzione cellulare, la rivoluzione molecolare ha rivelato un non previsto regno di complessità ed interazione, più compatibile con la tecnologia dei computer che con la visione meccanicistica che dominava nel campo ai tempi della formulazione della moderna sintesi neodarwiniana. I cambiamenti concettuali nella biologia sono di grandezza simile a quella della transizione dalla fisica classica alla fisica relativistica e quantistica […]

I confronti tra i genomi di organismi diversi hanno rivelato modelli non aspettati di conservazione evoluzionistica attraverso grandi distanze tassonomiche [tra forme animali lontane l’una dall’altra], mentre genomi apparentati strettamente differiscono in modo significativo nell’organizzazione di elementi ripetitivi di DNA che non codificano proteine.

Come tutta questa modularità, complessità ed integrazione sia comparsa e cambiata durante la storia della vita sulla terre è un problema centrale dell’evoluzione. Le mutazioni casuali localizzate, la selezione che agisce su “un gene alla volta” (postulato di John Maynard Smith) e la modifica graduale delle singole funzioni non sono in grado di dare una spiegazione soddisfacente dei dati molecolari, pur concedendo tutto il tempo che si vuole per il cambiamento. Vi sono semplicemente troppi gradi potenziali di libertà per la variabilità casuale e troppe interconnessioni da spiegare […]

Per prima cosa tutte le cellule, dai batteri all’uomo, possiedono sistemi veramente sbalorditivi di riparazione, che servono per rimuovere le fonti di mutazione fortuita […] È stata una sorpresa imparare quanto a fondo le cellule si proteggono precisamente contro quei tipi di cambiamenti genetici fortuiti che secondo la teoria convenzionale sono la fonte della variabilità evolutiva. Grazie ai loro sistemi di rilevamento e riparazione, le cellule viventi non sono vittime passive delle forze casuali della chimica e della fisica. Esse devolvono grandi risorse per sopprimere la variazione genetica casuale […]

La seconda grande lezione degli studi molecolari delle origini del cambiamento genetico è che tutte le cellule possiedono agenti biochimici multipli di ingegneria genetica naturale – processi che includono il taglio delle molecole di DNA e la riorganizzazione dei segmenti tagliati in nuove sequenze […] In altre parole, il cambiamento genetico può essere grande e non casuale […]

Il punto che emerge da questa discussione è che la nostra attuale conoscenza del cambiamento genetico è contraria ai postulati del neodarwinismo […] Il modo nuovo di vedere i vecchi problemi è stato, storicamente, il motore principale del progresso scientifico. Tuttavia, è difficile trovare il potenziale di una nuova scienza nel dibattito tra creazionisti e darwinisti. Entrambe le parti sembrano avere l’interesse comune di presentare una visione statica dell’impresa scientifica. C’è da aspettarselo dai creazionisti, che naturalmente si rifiutano di riconoscere la cospicua storia della scienza nel rendere comprensibili per la nostra conoscenza e accessibili alla nostra tecnologia sempre più aspetti apparentemente miracolosi del nostro mondo. Ma gli avvocati del neodarwinismo pretendono di essere scienziati, e noi possiamo legittimamente aspettarci da loro uno spirito di investigazione più aperto. Invece loro assumono la posizione difensiva di un’ortodossia offesa e esigono un’incontestabile riconoscimento di verità, che serve solo a convalidare l’accusa dei creazionisti che il darwinismo è diventato una fede piuttosto che scienza […] Il presente dibattito sul darwinismo diventerà più produttivo se si svolgesse nel riconoscimento del fatto che il progresso scientifico si fa non canonizzando i nostri predecessori, ma creando delle opportunità intellettuale e tecniche per i nostri successori».[1]

Per Shapiro – che non è un antievoluzionista – le mutazioni casuali non spiegano l’evoluzione, mentre la variabilità osservata è dovuta all’azione di sistemi di ingegneria molecolare incorporati nelle cellule.”

Delle teorie evoluzioniste sono due le considerazioni che colpiscono in modo particolare, una è il fatto che non si ha la dimostrazione dell’origine della vita e quindi tutto è sospeso nell’aria su ipotesi che arrivano ad ipotizzare anche la possibilità che la vita sia nata nello spazio, non dando soluzioni ma spostando solamente il problema. La seconda è che non vi è ancora nessuna prova empirica di come avvengano queste ipotetiche trasformazioni da specie a specie.

[1] James A. Shapiro, «A Third Way». Boston Review, February/March 1997.


Sintropia: una terza via nel dibattito sull’evoluzione

febbraio 4, 2010

Ulisse Di Corpo e Antonella Vannini

 Le varie teorie evoluzionistiche con cui, da Lamarck e Darwin in poi, si è cercato di spiegare l’origine delle specie offrono un esempio tipico delle difficoltà incontrate nel voler spiegare i sistemi viventi ricorrendo alla causalità classica (causalità efficiente o causalità meccanica). La teoria mendeliana era riuscita a provocare, cioè causare, la formazione di varietà diverse di organismi viventi e Darwin ritenne quindi naturale estendere questa possibilità all’origine delle specie eliminando in questo modo dalla spiegazione della vita ogni considerazione “metafisica” e, in particolare, ogni principio di finalità.

 La spiegazione di Darwin si basa su tre ordini di fatti, la variabilità delle forme viventi, la lotta per l’esistenza tra i vari organismi e la lunga durata della vita sulla Terra.

 Luigi Fantappiè, uno dei maggiori matematici del secolo scorso, fece però notare che:

 -        Darwin attribuiva la variabilità delle forme viventi al caso, intendendo per caso una quantità di «piccole cause» che sfuggono all’indagine diretta. Il calcolo delle probabilità applicato alla formazione spontanea della più piccola molecola di proteina, porta ad una probabilità inferiore a 1/1060. La probabilità che si possa formare un organo complesso come l’occhio o un qualsiasi organo costituito da milioni di molecole è di gran lunga inferiore, per non parlare addirittura di un essere vivente completo.

-        Per quanto riguarda la durata della vita sulla Terra il calcolo delle probabilità appena riportato prova che tale durata, per quanto lunga, è sempre insufficiente per spiegare la formazione non già di un essere vivente o di un suo apparato, ma anche di una sola molecola di proteina. Tenendo conto di tutto l’universo finora conosciuto e della sua massima verosimile durata, la probabilità di formazione della più piccola molecola di proteine, per effetto del caso, è praticamente nulla.

-        Per quanto riguarda l’altro fattore essenziale, su cui si basa la teoria di Darwin, e cioè il principio della selezione naturale, non avrebbe mai potuto entrare in gioco, per mancanza della materia prima su cui agire, e cioè per mancanza di esseri viventi e di un loro numero sufficientemente diversificato in grado di dare forma alla lotta per l’esistenza.

 Fantappiè ricorda, inoltre, che le teorie che cercano di spiegare la formazione delle specie viventi mediante la sola “causalità efficiente” si scontrano con la legge dell’entropia che tende a distruggere, livellare, qualsiasi forma di differenziazione e ordine, tendenza opposta all’aumento della differenziazione che si osserva nei sistemi viventi.

 - La legge della sintropia

 Nei giorni antecedenti il Natale 1941 Fantappiè, in seguito ad alcune discussioni con due colleghi, uno biologo e uno fisico, vide improvvisamente la possibilità di interpretare opportunamente una immensa categoria di soluzioni (i cosiddetti “potenziali anticipati”) delle equazioni (ondulatorie), che rappresentano le leggi fondamentali dell’Universo.

 Le equazioni ondulatorie nascono dall’unione della funzione d’onda (ψ) di Schrödinger con l’equazione energia/momento/massa della relatività ristretta di Einstein:

 Relatività ristretta

 Funzione d’onda relativizzata

 La funzione d’onda relativizzata dipende da una radice quadrata e ha perciò sempre una duplice soluzione: una positiva, che descrive onde che divergono dal passato verso il futuro (causalità), e una negativa, che descrive onde che divergono a ritroso nel tempo, dal futuro verso il passato (retrocausalità).

 Nel luglio del 1942 Luigi Fantappiè presentò presso la Pontificia Accademia delle Scienze i “Principi di una teoria unitaria del mondo fisico e biologico fondata sulla meccanica ondulatoria e relativistica” in cui mostrava che le onde ritardate (onde divergenti), le cui cause sono poste nel passato, corrispondono ai fenomeni chimici e fisici soggetti al principio dell’entropia, mente le onde anticipate (onde convergenti), le cui cause sono poste nel futuro, corrispondono ad una nuova categoria di fenomeni soggetti ad un principio simmetrico a quello dell’entropia, principio che Fantappiè stesso denominò sintropia. Analizzando le proprietà matematiche delle onde anticipate Fantappiè giunse alla conclusione che queste coincidono con le qualità dei sistemi viventi: finalità, differenziazione, ordine e organizzazione. 

- Le qualità distintive della legge dell’entropia e della legge della sintropia 

Il secondo principio della termodinamica afferma che in ogni trasformazione di energia (ad esempio trasformando il calore in lavoro), una parte di energia si libera nell’ambiente. L’entropia è la grandezza con cui si misura la quantità di energia che si è liberata nell’ambiente. Quando l’energia liberata è distribuita in modo uniforme (ad esempio non vi sono più variazioni di calore), si raggiunge uno stato di equilibrio e non è più possibile trasformare l’energia in lavoro. L’entropia misura quanto un sistema sia vicino allo stato di equilibrio e quale sia quindi il grado di disordine del sistema stesso. I fenomeni entropici presentano quindi le seguenti caratteristiche principali:

 1)      causalità: le onde divergenti non potrebbero esistere in assenza della causa che le ha generate;

2)      tendenza all’omogeneità o principio dell’entropia: i fenomeni entropici tendono ad un livellamento generale, nel senso che procedono dal differenziato verso l’omogeneo, dal complesso verso il semplice. Con il passare del tempo cresce sempre più l’omogeneità e l’uniformità del sistema, ossia l’entropia del sistema stesso. L’entropia, come espressa dal secondo principio della termodinamica è, quindi, una caratteristica tipica delle onde divergenti.

 Le qualità distintive dei fenomeni sintropici sono invece:

 1)   l’entropia diminuisce;

2)   i fenomeni sintropici sono di tipo antidispersivo e attrattivo, perché l’intensità delle onde convergenti, col passare del tempo, si concentra in spazi sempre più piccoli, con conseguente concentrazione di materia ed energia;

3)   nei fenomeni sintropici abbiamo uno scambio materiale ed energetico. Infatti, in questi fenomeni si presenta un costante aumento di concentrazione materiale ed energetica. Tuttavia, siccome questa concentrazione non può aumentare indefinitamente, si osservano fenomeni entropici che compensano quelli sintropici e, di conseguenza, uno scambio di materia e di energia con l’ambiente esterno;

4)   i fenomeni sintropici sono generati da “cause finali”, attrattori, che assorbono le onde convergenti. Queste “cause finali” sono strettamente connesse all’esistenza stessa del fenomeno: in questo modo è possibile introdurre il concetto di un “finalismo scientifico”, dove la parola finalismo è analoga a “causa finale”.

 - La lotta della vita contro l’entropia

 E’ importante ricordare che nel macrocosmo, come conseguenza del fatto che l’universo è in espansione, la legge dell’entropia prevale obbligando il tempo a fluire dal passato verso il futuro (Eddington, 1927) e le cause ad essere di tipo classico (causaèeffetto). Al contrario, nel microcosmo le forze espansive (entropia) e coesive (sintropia) sono in equilibrio; il tempo fluisce perciò in entrambi i versi (tempo unitario) e le cause sono simmetriche (causaèeffettoçcausa), la famosa Übercausalität di Einstein, o supercausalità, dando così origine a processi di tipo sintropico.

 La legge dell’entropia implica che i sistemi possano evolvere solo verso il disordine e la disorganizzazione; per questo motivo numerosi biologi (Monod, 1974) sono giunti alla conclusione che le proprietà della vita non possono originare dalle leggi del macrocosmo in quanto queste, governate dall’entropia, prevedono l’evoluzione del sistema unicamente nella direzione della morte termica e dell’annullamento di ogni forma di organizzazione e ordine, negando in questo modo la possibilità stessa della vita. La supercausalità ed in modo particolare la sintropia, che governano il microcosmo, implicano invece le proprietà di ordine, organizzazione e crescita tipiche dei sistemi viventi.

 Fantappiè ipotizza perciò che la vita origina al livello della meccanica quantistica, livello nel quale entropia e sintropia sono bilanciate e possono aver luogo processi sintropici. Ma, non appena cresce al di là del livello del microcosmo entra in conflitto con la legge dell’entropia, che domina nel macrocosmo e tende a distruggere ogni forma di organizzazione e di struttura. Inizia così il conflitto con la legge dell’entropia e la “lotta” per la sopravvivenza.

 Il conflitto tra la vita e l’entropia è ben documentato ed è continuamente dibattuto da biologi e fisici. Schrödinger, rispondendo alla domanda su che cosa permetta alla vita di contrastare l’entropia, rispondeva che la vita si alimenta di entropia negativa (Schrödinger, 1988). Alla stessa conclusione giunse Albert Szent-Györgyi quando utilizzò il termine sintropia al fine di descrivere le qualità di entropia negativa come proprietà fondamentali dei sistemi viventi (Szent-Györgyi, 1977). Albert Szent-Gyorgyi affermava che “è impossibile spiegare le qualità di organizzazione e di ordine dei sistemi viventi partendo dalle leggi entropiche del macrocosmo”. Questo è uno dei paradossi della biologia moderna: le proprietà dei sistemi viventi si contrappongono alla legge dell’entropia che governa il macrocosmo.

 L’ipotesi di un conflitto fondamentale tra vita (sintropia) e ambiente (entropia) porta alla conclusione che i sistemi viventi devono soddisfare alcune condizioni vitali come, ad esempio, acquisire sintropia dal microcosmo e combattere gli effetti dissipativi e distruttivi dell’entropia.

 Al fine di combattere gli effetti dissipativi dell’entropia, i sistemi viventi devono, secondo questo modello, acquisire energia dal mondo esterno, proteggersi dagli effetti dissipativi dell’entropia ed eliminare i residui della distruzione delle strutture ad opera dell’entropia. Queste condizioni sono generalmente indicate come bisogni materiali o bisogni primari ed includono:

 -        contrastare gli effetti dissipativi dell’entropia, ad esempio: acquisire energia dal mondo esterno tramite il cibo; ridurre la dissipazione di energia con un rifugio (una casa) e il vestiario.

-        contrastare la continua produzione di scarti, ad esempio: condizioni igieniche e sanitarie e l’eliminazione dei rifiuti.

 Soddisfare i bisogni materiali non impedisce però all’entropia di distruggere le strutture del sistema vivente. Ad esempio, le cellule vengono distrutte e devono essere rimpiazzate. Per riparare i danni causati dall’entropia, il sistema vivente deve attingere alla sintropia che consente di creare ordine, strutture e organizzazione e di contrapporsi agli effetti distruttivi dell’entropia.

 Ad esempio, il metabolismo si distingue in:

 processi sintropici: anabolismo che comprende tutto l’insieme dei processi di sintesi o bioformazione (io direi biosintesi) delle molecole organiche (biomolecole) più complesse da quelle più semplici o dalle sostanze nutritive;

  • processi entropici: catabolismo che comprende i processi che hanno come prodotti sostanze strutturalmente più semplici e povere di energia, liberando quella in eccesso sotto forma di energia chimica (ATP) ed energia termica.

 - Emozioni, attrattori ed evoluzione

 Fantappiè ipotizza l’esistenza di strutture deputate ad alimentare di sintropia i processi vitali e rigenerativi dell’organismo. Negli esseri umani il sistema nervoso autonomo (SNA) svolgerebbe tale funzione e dovrebbe quindi mostrare comportamenti di anticipazione.

 A conferma di questa ipotesi, nella letteratura scientifica, è possibile rinvenire una serie di studi che mostrano l’esistenza di reazioni anticipate pre-stimolo nei parametri psicofisiologici del SNA. Questi lavori utilizzano sequenze impredicibili di stimoli, cioè sequenze casuali pure, che nessun processo cognitivo può per definizione essere in grado di predire, nonostante ciò si osserva che la frequenza cardiaca e la conduttanza cutanea reagiscono in anticipo alla presentazione di stimoli a contenuto emozionale. Questi risultati portano a concludere che le emozioni sembrerebbero veicolare informazioni a ritroso, dal futuro verso il passato.

 In base a queste considerazioni Chris King afferma che le strutture biologiche sarebbero sempre sollecitate da informazioni provenienti dal futuro, nella forma di emozioni, e informazioni provenienti dal passato, nella forma di apprendimenti. In ogni momento il sistema vivente sarebbe perciò obbligato ad operare scelte e l’esito di tali scelte sarebbe imprevedibile. A causa di questi processi costanti di scelta, a livello macroscopico, i sistemi biologici presenterebbero costantemente caratteristiche caotiche.

 Nel 1963 il meteorologo E. Lorenz scoprì l’esistenza di sistemi caotici sensibili, in ogni punto del loro moto, a piccole variazioni. Ad esempio, studiando al computer un semplice modello matematico dei fenomeni meteorologici, si accorse che con una piccola variazione delle condizioni iniziali si produceva uno “stato caotico” che si amplificava e che rendeva impossibile ogni previsione. Analizzando questo sistema che si comportava in modo così imprevedibile, Lorenz scoprì l’esistenza di un attrattore che venne poi chiamato “attrattore caotico di Lorenz”: questo attrattore porta le perturbazioni microscopiche ad essere enormemente amplificate e ad interferire con il comportamento macroscopico del sistema. Lorenz stesso descrisse questa situazione con la celebre frase: “il battito d’ali di una farfalla in Amazzonia può provocare un uragano negli Stati Uniti”.

 I lavori di Lorenz segnarono la nascita della scienza del caos, dedicata allo studio degli attrattori (che hanno le loro cause collocate nel futuro). E’ da sottolineare che i sistemi entropici tendono sempre al disordine, in quanto sono per definizione disgregativi e dissipativi; al contrario, i fenomeni sintropici tendono all’ordine in quanto attratti da una causa posta nel futuro che li “attira” verso una crescente complessità e organizzazione: ciò, però, viene da noi percepito come caos in quanto non siamo in grado di osservare direttamente l’attrattore posto nel futuro che determina l’evoluzione di tali sistemi.

 Inserendo nei sistemi “caotici” degli attrattori (sintropia) si generano, come mostrato da Mandelbrot, figure complesse e allo stesso tempo ordinate note come frattali. La geometria frattale sta affascinando molti ricercatori a causa della similarità che alcune di queste figure hanno con l’organizzazione dei sistemi viventi. Infatti, in natura moltissime strutture richiamano la geometria frattale: il profilo delle foglie, lo sviluppo dei coralli, la forma del cervello e le diramazioni dendritiche (Fig.1).

   

Fig. 1 – Immagini tratte dal sito: http://fractalarts.com/. E’ notevole la somiglianza di queste immagini frattali con le strutture cerebrali.

 E’ straordinaria la quantità di strutture frattali osservabili all’interno del corpo umano, ad esempio:

 le arterie e le vene coronariche presentano ramificazioni di tipo frattale. I vasi principali si ramificano in una serie di vasi più piccoli che, a loro volta, si ramificano in vasi di calibro ancora più ridotto. Sembra, inoltre, che queste strutture frattali abbiano un ruolo vitale nella meccanica della contrazione e nella conduzione dello stimolo elettrico eccitatorio: l’analisi spettrale della frequenza cardiaca mostra che il battito normale è caratterizzato da un ampio spettro che ricorda una situazione caotica;

  1. anche i neuroni presentano strutture simili ai frattali: se si esaminano a basso ingrandimento si possono osservare ramificazioni asimmetriche (i dendriti) connesse con i corpi cellulari, a ingrandimento leggermente superiore si osservano ramificazioni più piccole a partire da quelle più grandi e così via;
  2. le vie aeree polmonari ricordano i frattali. Bronchi e bronchioli formano un albero con ramificazioni multiple, la cui configurazione si presenta simile sia ad alto che a basso ingrandimento. Misurando i diametri dei diversi ordini di ramificazione, si è appurato che l’albero bronchiale può essere descritto con la geometria frattale.

 Queste osservazioni hanno portato ad ipotizzare che l’organizzazione e l’evoluzione dei sistemi viventi (tessuti, sistema nervoso, ecc.) possa essere guidata da una serie di attrattori, in modo analogo a quanto avviene nella geometria frattale.

 - In conclusione

 Studiando i pazienti neurologici colpiti da deficit nell’attività decisoria, il neurobiologo Antonio Damasio ha scoperto che in assenza di emozioni le persone sviluppano una sorta di miopia verso il futuro caratterizzata dall’incapacità di effettuare scelte vantaggiose e dall’assenza di preoccupazione per il proprio futuro, l’incapacità di pianificare il proprio futuro, l’incapacità di fare un programma efficace anche per le ore a venire, la confusione rispetto alle priorità, l’assenza di intuizione e l’assenza di alcun segno di preveggenza.

 Secondo Fantappiè ciò che distingue la vita dalla non vita è la presenza, negli esseri viventi, di attrattori. Fantappiè sottolinea che l’attrazione verso un fine è sentita come «amore»: “Oggi vediamo stampate nel gran libro della natura – che, diceva Galilei, è scritto in caratteri matematici – le stesse leggi di amore che si ritrovano nei testi sacri delle principali religioni. […] la legge della vita non è dunque la legge delle cause meccaniche, questa è la legge dell’entropia, della non vita, è la legge della morte; la vera legge che domina la vita è la legge dei fini, e cioè la legge della collaborazione per fini sempre più elevati, e questo anche per gli esseri inferiori. Per l’uomo è poi la legge dell’amore, per l’uomo vivere è, in sostanza, amare, ed è da osservare che questi nuovi risultati scientifici possono avere grandi conseguenze su tutti i piani, in particolare anche sul piano sociale, oggi tanto travagliato e confuso. […] La legge della vita è dunque legge d’amore e di differenziazione, non va verso il livellamento, ma verso una diversificazione sempre più spinta. Ogni essere vivente, modesto o illustre, ha i suoi compiti e i suoi fini che, nell’economia generale dell’universo, sono sempre pregevoli, importanti, grandi.

 L’ipotesi che nasce dalla legge della sintropia è che la vita e la sua evoluzione siano guidate dalle emozioni. Le emozioni, oltre ad  alimentare il sistema vivente di sintropia, opererebbero come ponte verso il futuro, collegando la vita ai suoi attrattori, dando così forma a strutture frattali, strutture complesse, progetti che vengono mantenuti se utili nella lotta contro l’entropia.

 La legge della sintropia apre in questo modo una terza via nel dibattito sull’evoluzione in cui l’entropia (causalità e caso) interagisce con la sintropia (finalismo e necessità) producendo processi di organizzazione verso forme sempre più complesse, organizzate ed evolute.

 Questa terza via può riconciliare scienza e religione, materialismo e spiritualità, mente e cuore, riconoscendo a tutte il loro ruolo e la loro importanza.


Prove schiaccianti a favore del darwinismo…. hahaha!

febbraio 3, 2010

 

Si sente spesso parlare di prove schiaccianti a favore del Darwinismo, qui di seguito una simpatica scheda di un amico del comitato antievoluzionista. 

Sfidiamo gli evoluzionisti a darci qualche spiegazione di come mai questi FATTI in realtà sono solo e sempre a parole… al massimo delle simpatiche interpretazioni… Solitamente dei semplici falsi.

 Prove_schiaccianti_del_darwinismo[1]


RISPOSTA AD ALDO PIOMBINO

gennaio 27, 2010

Nomenclatura intellettuale piuttosto che comunità scientifica

di Fabrizio Fratus

Sul blog http://aldopiombino.blogspot.com/2009/12/gli-intellettuali-levoluzionismo-e-la.html Aldo Piombino fa un lungo commento al mio articolo  “Nomenclatura intellettuale ignorante su scienza e filosofia”. L’articolo ha un difetto del quale Piombino non ha fatto caso. Presenta la situazione italiana come diversa, quasi contrapposta a quella del resto dell’Occidente. Ammetto di essere stato un po’ ingeneroso: non è che i critici dell’evoluzione abbiano vita facile all’estero, il problema è, per così dire, globale. Ma il resto degli argomenti non regge.

So bene che il metodo scientifico possiede gli strumenti per rettificare, aggiornare o rigettare delle teorie ritenute a lungo valide. All’esempio della tettonica a placche e relativa deriva dei continenti si può aggiungere quello del cambio di paradigma sulla storia della terra.  Per oltre 150 anni si credeva che l’attuale crosta terrestre si sia formata nel corso di molti milioni di anni, mediante gli stessi processi di erosione e sedimentazione  osservabili ora. Questa idea, chiamata “uniformismo” era contrapposta al “catastrofismo” che tradizionalmente si ispirava al diluvio universale. Nel 1923 un giovane geologo, Harlen Bretz, descrisse vaste zone nel Nord America, la cui formazione si poteva spiegare solo con un’inondazione – vero e proprio diluvio – di proporzioni inimmaginabili. Fu ovviamente deriso, ma dopo 40 anni e ulteriori spedizioni sul campo, fu trovata anche la probabile fonte dell’acqua – l’antico lago Missoula. Così il “catastrofismo” ha guadagnato cittadinanza tra gli scienziati e il pubblico.

La teoria scientifica dell’evoluzione biologica dovrebbe spiegare il (i) meccanismo (i) di un fenomeno: la supposta trasformazione dei viventi dal microbo all’uomo. In questo senso ci sono tante teorie: sicuramente non meno di 14 per quanto riguarda l’origine della vita, poi per la trasformazione delle specie una nell’altra abbiamo il darwinismo classico, il neodarwinismo, la teoria sintetica, la teoria degli equilibri punteggiati, la Evo-Devo e infine quella del Big Bang biologico. È vero che i sostenitori delle diverse teorie criticano tutte le altre, mentre sostengono l’evoluzione. Ma a questo punto l’evoluzione non è più una teoria scientifica, ma un’idea o una metastoria. Gli scienziati evoluzionisti quindi l’idea e basta: sono d’accordo che l’evoluzione c’è stata, anche se non sanno come è avvenuta. La maggior parte degli scienziati sono soddisfatti con la spiegazione darwiniana, ma una piccola parte non lo sono. Il mio lavoro non è di imporre il pensiero dei “dissidenti” come unico, ma di informare il pubblico della loro esistenza e dei limiti del darwinismo.

Piombino dice che non vede cosa ci possa entrare l’ateismo o teismo con la scienza. Si guardi un po’ meglio attorno e vedrà che c’entra e come. L’attuale dibattito non è tra i sostenitori delle diverse teorie – o se si preferisce meccanismi – dell’evoluzione, ma tra due idee o visioni del mondo. Quando la presidente dell’UAAR – che non è una Associazione scientifica, ma di atei – Maria Turchetto, scrive “Il nostro Darwin”, sa benissimo cosa dice, e lo so anche io. Può darsi in altri tempi e contesti storici i creazionisti abbiano censurato le idee evoluzioniste, ma ora le parti sono invertite.


LA FORMULA DELL’EVOLUZIONISMO?

gennaio 26, 2010

 di Ferdinando Catalano

Nel suo saggio “ In principio era Darwin” (Longanesi, 2009) il noto matematico Piergiorgio Odifreddi , punta di spicco dell’ateismo radicale made in Italy, dedica un capitoletto (cap.10 pagg 78 – 83) a ciò che lui stesso definisce come la formula dell’evoluzionismo. Nell’introdurre l’argomento l’autore spara una bordata contro il suo arcinemico Antonino Zichichi,fisico italiano di chiara fede cattolica, di cui sottolinea l’ignoranza (almeno in materia di biologia) quando definisce la teoria dell’evoluzione come non scientifica in quanto priva di carattere predittivo ( A. Zichichi , Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, Il Saggiatore, 1999). In buona sostanza, per riassumere il pensiero dello scienziato siciliano, tra le proprietà di una teoria scientifica ci deve essere quella di riuscire non solo a spiegare un fenomeno che evolve sotto i nostri occhi ma anche di saper prevedere in che modo, in quale direzione il fenomeno evolverà nel tempo. Così quando la teoria dell’evoluzione stabilisce che i tempi naturali dell’evoluzione sono lunghi perché in diecimila anni non sono state osservate variazioni nella specie umana, lo fa non perché ciò sia una diretta verifica di una legge formale , di un’equazione matematica ma solo di un’abile quanto sottile tautologia che rischia di sfuggire ai più : i tempi dell’evoluzione sono lunghi perché sono lunghi.

All’ignorante Zichichi risponde dunque Odifreddi informandolo che in biologia una formula dell’evoluzionismo esiste da più di cento anni e tira in ballo la legge di Hardy e Weinberg . Per capire di che cosa si tratta e non essere tacciato a mia volta di ignoranza, cercherò di illustrare alcuni concetti base : il lettore non me ne voglia se non potrò sorvolare su alcune elementari questioni di algebra .

Il padre della moderna genetica G. Mendel aveva compreso incrociando i piselli (Saggio sugli ibridi vegetali, 1866) che i caratteri originari di una popolazione madre si trasmettono invariati alle generazioni successive e si distribuiscono sempre nella proporzione 3:1 . Il monaco boemo definì dominanti i caratteri che si presentavano con maggiore frequenza e recessivi gli altri.

Come mai, si chiese qualcuno a quel tempo, i caratteri ereditari dominanti nel lungo periodo non finiscono per far sparire quelli recessivi stante la proporzione 3:1?

 

La spiegazione la diedero in modo indipendente Godfrey Hardy e Wilhelm Weinberg nel 1908 ed è nota come Legge dell’equilibrio di H. e W. Avete letto bene, proprio così, dell’equilibrio. Con le attuali conoscenze di genetica si può spiegare in modo semplice ricorrendo ad un breve calcolo matematico:

 

  • Ciascun carattere ereditario è presente nei geni nelle due varianti (alleli): dominante A e recessiva a
  • Nella riproduzione sessuale ciascun genitore è portatore delle due varianti A e a e nella meiosi (il processo di divisione delle cellule sessuali che porta alla formazione dei gameti cioè cellule il cui corredo cromosomico è aploide ovvero metà del corredo cromosomico caratteristico della specie.) metà dei gameti avranno l’allele A e l’altra metà avrà l’allele a.
  • Si supponga adesso che in una popolazione biologica sia d la percentuale di individui che presentano un certo carattere dominante (ad esempio occhi castani ) e sia r la percentuale di quelli che presentano il carattere recessivo (ad esempio occhi verdi).
  • Se la riproduzione sessuale avviene all’interno di questa popolazione liberamente e secondo le leggi del caso, si potranno verificare le seguenti combinazioni : Aa, AA, aa , aA. Ciò equivale a dire che il portatore del carattere dominante potrà incrociarsi o con un altro dominante (AA) o con un recessivo (Aa) . Pertanto la presenza dell’allele dominante nella generazione figlia sarà dxd+dr=d(d+r)=d. A sua volta il portatore del carattere recessivo potrà incrociarsi con un altro recessivo (aa) o con un dominante (aA) e la percentuale totale dei recessivi sarà rxr+rd=r(r+d)=r. Infatti la somma delle percentuali (d+r) deve valere il totale generale della popolazione cioè 100/100 =1

 

La conclusione è evidente : nel corso della riproduzione sessuale , di generazione in generazione , le percentuali della variante dominante e recessiva relative a uno stesso carattere rimangono inalterate. Ecco perché questa legge è detta dell’equilibrio.

E sarebbe questa la formula dell’evoluzionismo? E l’evoluzione dov’è? A me sembra semmai molto simile ad un principio di conservazione. Ma non solo a me sembra così e a togliermi il dubbio di non aver capito niente ci pensa lo stesso Odifreddi il quale immediatamente dopo la clamorosa scoperta aggiunge : “ Poiché l’evoluzione avviene quando le cose cambiano, essa è possibile soltanto quando non si verificano almeno alcune delle condizioni che portano all’equilibrio di Hardy e Weinberg…(pag.82)

 

Ma qual è la legge matematica che formalizza e regola il cambiamento ? Silenzio. Dunque se e quando le cose cambiano allora si verifica un salto evolutivo. Questa più che la formula matematica dell’evoluzionismo mi sembra la formula della speranza dell’evoluzionismo.

Tutto qui . Se non fosse per la buona fede che l’insigne Odifreddi mette nel suo scritto, direi che si tratta di una colossale presa in giro.

Confortato da un così illustre precedente avrei deciso anch’io di rivelare una sensazionale scoperta : il moto non rettilineo di un corpo in caduta libera . Un corpo in caduta libera descrive una traiettoria rettilinea lungo la congiungente con il centro della Terra ma se e quando è investito lateralmente da un altro corpo allora la sua traiettoria diventa una spezzata. Dite che posso aspirare al Nobel per la fisica ?


TROVATO L’ANELLO MANCANTE?

gennaio 24, 2010

Un anello molto mancante

Il Corriere del Sud

Anno XVIII N° 18/2009 – 31 dicembre

Andrea Bartelloni

La grancassa mediatica aveva risuonato come non mai nel maggio scorso per annunciare che finalmente era stato trovato il tanto ricercato e atteso anello di congiunzione tra i primati e l’uomo.

L’annuncio è stato fatto in grande stile al Museo di Storia Naturale di New York. Toni trionfalistici: secondo Jorn Hurum dell’università di Oslo, che per due anni ha guidato lo studio condotto in grandissimo segreto, Ida è per i paleontologi quello che «l’arca perduta è per un archeologo», un fossile è così importante che «sarà riprodotto sui libri di testo per i prossimi cento anni». La presentazione del Darwinius masillae – questo il nome scientifico – ha coinciso con la pubblicazione di una accurata descrizione del fossile sulla rivista online Public Library Science (Plos) e l’uscita di un documentario sull’History Channel”.

Questo è quanto si poteva leggere su Il Sole 24 Ore del 20 maggio 2009, ma dopo pochi mesi suNature si poteva leggere della scoperta, in Egitto, di un fossile datato a 37 milioni di anni fa che mette fuori dalla linea di discendenza degli umani Ida e la inserisce tra i lemuri, dove, qualsiasi occhio non rivestito dall’ideologia evoluzionista, lo aveva già collocato.

Niente di strano, gli anelli mancanti (se si chiamano così ci sarà pure un motivo) continuano a mancare; ovviamente la grancassa mediatica tace, nessuna notizia nei telegiornali, ma solo le riviste specializzate e Le Scienze (dicembre 2009, pag. 49) alla quale dobbiamo riconoscere l’onestà di riferirci questa notizia.

Notizia che ha ovviamente scatenato il dibattito tra gli esperti che non si rassegnano. Ma rimane il fatto che i media hanno dato solamente la prima notizia con clamore e del resto niente.

http://www.corrieredelsud.it/site/modules/article/view.article.php?a13758


J. WELLS, UN BIOLOGO MOLECOLARE CONTRO DARWIN.

gennaio 22, 2010

 

Altro grande colpo al paradigma evoluzionista arriva dal testo di J. Wells che racconta tutte le frodi che riempiono i testi di biologia. Icone che da decenni sono descritte nei testi di biologia per illustrare la veridicità dell’evoluzionismo: l’esperimento di S. Miller sull’origine della vita, l’albero della vita darwiniano, gli embrioni di E. Haeckel e l’archaepterix, l’ipotetico anello di congiunzione tra rettili e uccelli…

Così ho scritto nel mio libro dal titolo: Dio o Darwin? per quanto riguarda il famoso libro di J. Wells, ricercatore in biologia molecolare presso l’università di Berkeley , in cui spiegò come nei testi di biologia si raccontavano menzogne scientifiche. Oggi è possibile, anche in Italia, venire a conoscenza dell’importante lavoro di ricerca di J. Wells per confutare le teorie neodarwiniane.

In libreria è possibile acquistare il suo ultimo lavoro: Le balle di Darwin, guida politicamente scorretta al darwinismo e al disegno intelligente. Rubbattino editore, 267 pagine.

Il testo è un simpatico resoconto di come gli studiosi darwinisti falsificano le prove scientifiche, di come le prove a supporto della teoria vengono accettate acriticamente senza una verifica di attendibilità.

Se il 2009 doveva essere l’anno per celebrare Darwin in realtà si è celebrato l’antievoluzionsimo e la discussione libera di una teoria che non ha nulla di scientifico.

Wells snocciola dati e considerazione che non lasciano scampo a nessuna ipotesi darwiniana e al contrario spiega come l’intelligent deisgner è e sarà la strada della ricerca scientifica sulle origini dell’uomo.

Riporto tre siti che vengono indicati da J. Wells come “siti che non ti farebbero mai visitare”

www.darwinanddesign.com

www.dcsocity.org

www.pos-darwinista.blogspot.com

 Buona lettura.


EVOLUZIONE? NO GRAZIE!

gennaio 19, 2010
 
Da Il Foglio del 29 dicembre 2009.

Il seguito di ciascun articolo sul link http://srmediait.blogspot.com/2010/01/newsletter-srm-n-126-italiano.html

Art. 1)

Ci convertiremo al darwinismo quando ce ne daranno prova scientifica, almeno una

di Marco Respinti

I creazionisti […] non possono sostenere che il racconto biblico sia provato scientificamente, emulando così gli evoluzionisti dogmatici che credono che la loro teoria sia scientificamente provata”. Nel cuore del proprio ponderoso libro, “Charles Darwin oltre le colonne d’Ercole. Protagonisti, fatti, idee e strategie del dibattito sulle origini e sull’evoluzione” (Gribaudi, Milano 2009), lo afferma Mihael Georgiev. Nato a Sofia, Georgiev ha lasciato la Bulgaria nel 1971 e, dopo aver studiato negli Stati Uniti, si è accasato in Italia. Laureato in Medicina e chirurgia alla Sapienza di Roma, dal 2006 è membro del Centro di malattie vascolari dell’Università di Ferrara. Autore di testi medici e scientifici, dal 2002 è vicepresidente dell’Associazione italiana studi sulle origini (www.origini.info). Il bello però è che, personalmente parlando, Georgiev creazionista lo è davvero, giacché prende sul serio quella fede che definisce l’Altissimo “creatore del cielo e della terra”.


Art.2)

Altro che Galileo. La nuova frontiera dentro la chiesa è la vertenza su Darwin

di Marco Burini


Negli ultimi giorni del 2009, Anno internazionale dell’astronomia (che celebra le prime osservazioni celesti di Galileo Galilei) e secondo centenario della nascita di Charles Darwin (che scrisse “L’origine delle specie” giusto centocinquant’anni fa), anche i teologi si ritrovano per parlare di evoluzione. Un tema su cui i cattolici sono divisi tra una maggioranza che accetta la vulgata e una minoranza che si proclama creazionista contro l’evoluzionismo imperante.

Art. 3)


Il teo-evoluzionismo è una malattia dello spirito da cui guardarsi, dice il prof. De Mattei

I teo-darwinisti offrono una ciambella di salvataggio alla teoria dell’evoluzione. Che i darwinisti puri e duri rifiutano • La stabilità della specie, negata dall’evoluzionismo, è un’evidenza sperimentabile a occhio nudo, come il fatto che la terra gira

di Roberto de Mattei, vicepresidente del Cnr

Art. 4)


Evoluzionismo un corno
di Roberto Volpi


Studiare la storia del biologo Jacques Monod è un modo per capire perché le teorie darwiniste (soprattutto sul caso) non reggono proprio più.


L’INNARRESTABILE PERCORSO DEL DARWINISMO SOCIALE: ORIGINI DEL FENOMENO

dicembre 23, 2009

di Fabrizio Fratus

La scalata al successo degli scienziati inizia nella seconda metà dell’ottocento; la ricerca scientifica si unisce alle applicazioni tecnologiche creando un legame essenziale che porterà la scienza a subordinare a sé la tecnica.

Lo scienziato diviene, allora, il vero “eroe” della società, la sua figura è vista come colui che sviluppa “verità” e benessere per l’intera popolazione.

Lo scienziato, da semplice studioso della natura diviene colui che dà risposte ad aspetti politici, sociali, economici e morali.

E’ molto semplice comprendere, nel panorama culturale descritto, il successo di Darwin e delle sue ipotesi.

L’impatto culturale che Darwin ebbe sulla società fu potentissimo; si rivoluzionò tutta la visione della natura immutabile creata da Dio e sostituendolo con un unico processo che coinvolgeva ogni aspetto dell’universo.

L’uomo viene relegato nella sfera degli animali anche se più evoluto.

Queste concezioni daranno origine a pensieri ideologici con contenuti di carattere scientifico, l’idea dell’evoluzione fu inserita su piano sociale creando così una visione ottimistica di progresso della società; visione che portò la “società delle nazioni” ad un concetto di selezione basata sulla lotta per la vita che voleva dare giustificazioni al diritto del più forte, sia nel campo delle classi sociali, che nei rapporti tra stati; nacque così il “darwinismo sociale” che, interpretando scientificamente la società sulle ipotesi di Darwin, diede sostegno alle concezioni di nazionalismo, colonialismo e razza.

Il processo che portò alla “vittoria” delle teorie di Darwin va ricercato nella corrente filosofica del positivismo, corrente che predicava la supremazia dei dati di fatto, del “positivo” contro le speculazioni filosofiche.

Prima delle ipotesi darwiniane le teorie positive non erano riuscite a contrastare l’egemonia delle correnti di carattere spiritualistiche e idealiste; dopo la pubblicazione de “L’origine della specie” il positivismo prese il sopravvento e si impose culturalmente nelle università e nella cultura in generale. Colui che riuscì a ribaltare la concezione delle impostazioni filosofiche fu Herbert Spencer il quale era convinto che tramite l’osservazione della natura con metodo scientifico e con l’interpretazione data dalle scoperte darwiniane , si era in grado di comprendere la società e il suo futuro caratterizzato da un progressivo sviluppo in senso tecnologico e sociale.

Per Spencer l’evoluzione consisteva nel passaggio dall’indifferenziato al differenziato, all’incoerente al coerente, quindi anche la società umana procedeva verso una progressiva differenziazione e specializzazione delle attività.

Questo modello interpretativo della società portò ad una visione ottimistica di un progresso ottimistico.

Per Spencer “l’evoluzione può terminare, per l’uomo, solo con lo stabilirsi della più grande perfezione e più completa felicità”.

Fu in questo clima che si imposero a livello accademico le nuove scienze: la psicologia, la sociologia, l’antropologia culturale e tutte quelle nuove materie denominate scienze sociali. Tali materie erano frutto diretto della filosofia di Comte; si compiva così la vittoria della metodologia scientifica per la conoscenza della natura, dell’uomo e della società.

Il nuovo pensiero dominante sostenne fortemente le teorie di Karl Marx ossia che i fatti spirituali come l’arte, le religioni, la poesia, le ideologie, avessero un fondamento materiale e, dato questo presupposto, espresso nel testo “Il manifesto del partito comunista”, scritto con il suo collaboratore Engels, e soprattutto ne “Il capitale”, si prospettava una rivoluzione sociale. Marx sostenne che “i filosofi hanno soltanto variamente interpretato il mondo, ma quello che importa è modificarlo”.

Quindi per Marx tutte le opere artistiche andavano considerate come sovrastrutture che dovevano essere interpretate storicamente, nel senso che erano frutto di certe condizioni sociali di cui erano un riflesso.

Marx trovò sostegno per le sue teorie grazie soprattutto alla visione materialistica della vita che andava sempre maggiormente prendendo corpo tra gli scienziati, grazie alle teorie darwiniane Marx aveva la “base” scientifica per interpretare tutto in senso materiale.

Se prima della rivoluzione industriale, di quella francese e poi di quella culturale vi era una società impostata su un dogma religioso, nel ventesimo secolo il dogma materialista andava a sostituirsi a quello religioso, dando origine ad una vera e propria ideologia: lo scientismo. Questo processo ha portato, nel campo dell’insegnamento, ad un vero e proprio indottrinamento massificante della filosofia materialista, negando ogni possibilità di critica ed arrivando perfino all’emarginazione.


È in libreria Evoluzione: il tramonto di una ipotesi, a cura di Roberto De Mattei

dicembre 21, 2009

L’uscita nelle librerie nei primi di novembre 2009 del libro Evoluzione: il tramonto di una ipotesi, a cura di Roberto De Mattei, Cantagalli, 2009, pagine 257, euro 17,00,  ha scatenato dure e immediate polemiche e prese di posizione da parte di alcuni esponenti del mondo scientifico. I critici sono tutti scandalizzati dal fatto stesso della pubblicazione, non del contenuto che evidentemente non conoscono, dato che non hanno prodotto neanche una recensione. Per un disguido tecnico ho avuto il libro tardi, prima avevo solo alcuni riassunti, perciò solo ora posso esprimermi, a ragion veduta, sui contenuti.

Il libro contiene gli atti del workshop del 23 febbraio 2009 organizzato a Roma dal Vicepresidente del CNR Roberto De Mattei. Gli autori sono dodici: sette scienziati, tre filosofi, uno storico e uno scrittore. Uno solo – Hugh Owen – è Presidente di una istituzione “creazionista”, il Kolbe Center (USA). I capitoli sono undici: cinque (106 pagine su 252) di carattere puramente scientifico ed espongono dati sperimentali che contraddicono il paradigma evoluzionistico;  tre trattano problemi epistemologici, euristici e logici delle teorie evoluzionistiche, quindi appartengono alla biofilosofia, i rimanenti tre, compresa l’introduzione di De Mattei, trattano la storia e gli aspetti filosofici dell’evoluzionismo, comprese le posizioni evoluzionistiche di alcuni scienziati cattolici.

Per il fatto stesso che sfida la cultura dominante, la rivisitazione critica del paradigma evoluzionistico merita l’applauso e la massima attenzione da parte di ogni mente aperta e interessata all’argomento.  Al di là del materiale fattuale contenuto nelle presentazioni scientifiche, spicca la qualità degli interventi di carattere epistemologico e filosofico. A prescindere della condivisibilità o meno delle tesi sostenute, la ricostruzione storica, le problematiche legate al carattere della conoscenza scientifica e i rapporti tra scienza e filosofia sono discussi in modo esaustivo, anche se conciso. I testi sono di altissimo livello, non in stile apologetico, stimolano l’approfondimento e la discussione. Non è facile trovare nel panorama mondiale un volume così compatto che chiarisce molti punti fondamentali oscurati dalla cultura dominante e solleva così tanti interrogativi. Non sono un critico di professione e non apprezzo molto la professione del “critico”, preferisco leggere cose scritte bene e solo dopo, semmai, le opinioni dei critici.  In questo caso poi non c’è nulla da recensire, è un libro da leggere. Ho trovato qualche difficoltà nella distribuzione, perciò segnalo un link utile per l’acquisto: http://www.libreriacoletti.it/advsearch.aspx.  

di Mihael Georgiev